A pesca sull’Arno, un pomeriggio con Massimiliano Nannucci

pesca sull'Arno, toc toc

Pescare in Arno si può, parola di Massimiliano Nannucci, pescatore per passione che dall’età di 4 anni, seguendo le orme paterne, non ha mai abbandonato questo sport, spesso sottovalutato e bisfrattato.

Nonostante l’inquinamento e altri agenti atmosferici abbiano negli anni trasformato queste acque, la pesca sull’Arno  è ancora attualissima e può divenire un hobby interessante e un efficace antistress.

Basta avere una licenza, facilmente ottenibile recandosi in qualsiasi negozio di pesca o pagando un bollettino di 35 euro, per essere autorizzati a pescare in tutti i fiumi e torrenti della Toscana.
Clima, orario e luogo possono influenzare la tipologia di pesca da praticare sulle acque fluviali e anche l’attrezzatura si conforma al tipo di pesce che intendiamo far abboccare.

pesca sull'Arno, toc toc

Ecco come fare: la pesca raccontata da Massimiliano Nannucci

“La pesca di fondo” mi dice Massimiliano, “è quella che preferisco perché mi permette di prendere qualsiasi tipo di pesce. Praticandola sul fiume, sono sempre riuscito ad afferrare qualcosa, considerando anche che la pesca sul fiume è più complessa di quella di lago, dove lo spazio è chiuso e i pesci non possono far altro che girare in un ambiente alquanto limitato”.

Per la giornata di oggi Massimiliano ha scelto proprio questo tipo di pesca; si occupa in primis della pastura, un preparato ad hoc, disponibile in diverse varianti di sapore, al quale si mischiano mais o bachini , i bigattini, a seconda del tipo di preda e si allestiscono anche una serie di trappole ed escamotages per attrarre i pesci, il pasturatore, che depositandosi sul fondo rilascia lentamente l’impasto e il mais disposto vicino all’amo.

Con i canoisti sullo sfondo e la magia di Firenze a far da cornice, in un lembo di terra che sembra appartenere più ai sentieri di alta montagna, che al centro storico di una grande città, non resta altro che lanciare la canna, anch’essa pensata per adattarsi meglio al tipo di pesca e di pesce, e rimanere in attesa, controllando di tanto in tanto se il filo della canna “tira”, ovvero riceve dei colpetti reiterati, ad indicare che il pesce ha abboccato all’amo.

Quando finalmente il filo comincia ad oscillare insistentemente, gli si dà una forte ferrata, un grande slancio sicuro e netto all’indietro, si recupera il pesce e infine lo si stacca dall’amo.
 A fine giornata il bottino è soddisfacente: due pesci gatto, di cui uno dalle dimensioni notevoli, una carpa e un piccolo siluro, che vengono prontamente rilasciati in acqua, seguendo la tecnica del catch & release, che come indica la stessa parola, prevede il prendere il pesce e rilasciarlo poi in acqua con la massima cura.

Uno sport in cui sono necessari passione e pazienza, precisione e sesto senso, che riapre i sensi riconciliandoti col mondo, “se hai una giornata storta”, continua Massimiliano, “ ti rimette al mondo” e vedere il mondo quotidiano caotico e veloce da quaggiù è un’esperienza tutta da vivere.

Credits: magowiz.wordpress.comwww.matchfishing.it

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