L’Accademia della Crusca: la sua storia nel corso dei secoli

accademia della crusca, toc toc firenze

Chi pensa che studiare l’italiano sia noioso non conosce la storia dell’ Accademia della Crusca, una delle più antiche istituzioni dedite alla promozione della nostra lingua.

Nata nel decennio 1570-1580 per volontà di un gruppo di amici, detti non a caso la “brigata dei crusconi”, fin dall’inizio si differenziò dall’Accademia fiorentina per un approccio più giocoso e conviviale alla cultura, attraverso la messa in pratica delle cruscate, ovvero i discorsi leggeri con cui trascorrevano il tempo i partecipanti alle goliardiche riunioni.

Già in questa fase, tuttavia, non mancavano le intenzioni letterarie, con dispute e letture di opere e autori soprattutto volgari.

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Veniva rivendicato, però, con un certo orgoglio il carattere leggero dell’Accademia, fuori dai circuiti tradizionali della cultura dell’epoca, che si ritrova intatto nei soprannomi attributi ai suoi fondatori: Giovan Battista Deti, il Sollo; Anton Francesco Grazzini, il Lasca; Bernardo Canigiani, il Gramolato; Bernardo Zanchini, il Macerato; Bastiano de’ Rossi, l’Inferigno, cui si aggiunse nell’ottobre 1582 Lionardo Salviati, l’Infarinato.

Fu proprio quest’ultimo a segnare una svolta nella storia dell’Accademia, definendone gli intenti e indicando il ruolo normativo che ancora oggi svolge.

Salviati dette, inoltre, nuovo significato al nome di Crusca, fissando l’uso della simbologia relativa alla farina e attribuendo all’Accademia lo scopo di separare il fior di farina (la buona lingua) dalla crusca, secondo il modello di lingua promosso dal Bembo, che prevedeva il primato del volgare fiorentino, modellato sugli autori del Trecento.

L’inaugurazione ufficiale dell’Accademia si svolse il 25 marzo del 1585, ma solo nel 1590, un anno dopo la morte del Salviati, vennero scelti come simbolo il frullone, lo strumento usato per separare il fior di farina dalla crusca, e come motto il verso di Petrarca “il più bel fior ne coglie”.

Anche gli oggetti, gli arredi e gli stemmi personali degli accademici da allora ebbero nomi riferiti al grano, al pane e naturalmente alla crusca.

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Il 1590 rappresenta un anno fondamentale non solo perché venne fissata definitivamente la simbologia cruscante, ma soprattutto perché segna l’inizio dei lavori di preparazione del Vocabolario, con lo scopo dichiarato di mostrare e conservare la bellezza del fiorentino trecentesco con cui Dante, Boccaccio e Petrarca avevano composto i loro capolavori.

Il Vocabolario degli Accademici della Crusca uscì nel 1612, raccogliendo enorme fortuna: fu per secoli il più forte legame in un’Italia politicamente e linguisticamente divisa e divenne modello di metodo lessicografico per tutte le accademie europee.

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Alla prima edizione ne seguirono altre tre, non senza polemiche contro la Crusca e le altre due accademie fiorentine, tanto che nel 1783 Pietro Leopoldo decise di accorparle in un’unica istituzione.

L’Accademia della Crusca riacquistò l’autonomia nel 1811, ma solo dal 1923, con il nuovo ordinamento disposto da Giovanni Gentile e la soppressione della secolare attività lessicografica, si è aperta una nuova stagione.

L’ampia attività di ricerca, di edizioni e di consulenza intorno all’italiano prosegue oggi nella sede di Villa Medicea di Castello, con percorsi all’avanguardia e investimenti nel mondo della scuola, nella formazione di giovani ricercatori e nel linguaggio come mezzo attraverso cui comprendersi e comprendere il mondo attorno a sé.

 

Credits: Accademia della Crusca, Wikipedia, Ministero Beni Culturali

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