Amori in letteratura – La bottega di Calliope

Appena ieri il nostro gruppo di scrittura EsseCìEffe è stato ospite al LIX incontro del Circolo Letterario di Firenze, presso una delle più famose biblioteche di Firenze. Il tema dell’incontro era “Grandi amori in letteratura” e i nostri scrittori sono stati chiamati a leggere ognuno un proprio testo, scritto appositamente per l’occasione.
Il tema è stato colpito da ogni possibile angolazione e punto di vista passando dal cortese amore di Dante per Beatrice, all’attrazione di Eros e Psiche, a quello provato da Edgar Allan Poe per sua cugina, alla straziante attesa di Penelope, e molto altro ancora. Insomma non ci siamo risparmiati come al nostro solito.
Purtroppo è impossibile pubblicare tutti i testi letti durante l’evento, ma proporremo una piccola selezione.
Buona lettura.

Frollo

Il cilicio mangia la mia carne colpevole di desideri proibiti. Il veleno del peccato cola sul pavimento e impregna i tappeti di amaro rosso. Il fuoco che mi riscalda nella mia dimora di pietra sembra quasi invitarmi, o meglio anticiparmi, che presto lo raggiungerò per l’eternità.
Tutta la vita passata a sfogliare con platonico amore le pagine della Bibbia, sognare di essere soldato di Dio e giudice delle azioni umane. Padrone della cattedrale, invitavo il popolo a pregare, pensare e sottomettersi, per raggiungere sempre di più, gradino per gradino, il miracoloso regno di luce e pace.

Camminavo per le strade cupe e misere, tra briganti e giullari, per ordinarli di lasciare per sempre l’immacolata città di Parigi. Passi risoluti mi trascinavano al covo degli indesiderati, una piazza resa sporca e peccatrice da stranieri. Più mi avvicinavo, più le mie orecchie venivano pervase da musica gitana ed ispanica, note tentatrici e smisuratamente anarchiche. Quel popolo non credeva nel mio Signore Gesù Cristo, non credeva nella resurrezione, non credeva in ciò in cui credevo io, e questo era inaccettabile.
Alle mie spalle, il capo dell’armata del re di Francia mi dava la forza per continuare ad insinuarmi in quei vicoli loschi e viscidi, alla ricerca del capo degli zingari. Ma mentre le mie braccia si irrigidivano per la tensione e i muscoli del viso disprezzavano l’odore di liquidi corporei e vino, i miei occhi svennero stupefatti alla vista di una creatura così…bella.
Una donna dai setosi capelli oscuri ballava sinuosamente come un serpente, muovendo polsi e cosce. Il suo corpo scuro e brillante era velato in poche, piccole parti da tessuti sgargianti e blasfemi. Gli occhi come proiettili di acciaio accecavano chi incontravano, e il suo sorriso malizioso svelava sensualità e intelligenza.
Riuscii a stento a deglutire, come se per un sortilegio le sue violente mani impugnassero il mio collo vecchio e decadente. La osservai per un istante, finché pure la sua stessa immagine fu troppo per il mio animo offerto a Dio. Provai un dolore forte alle viscere e mi ripiegai su me stesso, come se i suoi denti infetti mi mordessero dall’interno.
Scappai come scappa un cane, e tornai alle mie sacre mura per purificarmi.

Da quell’incontro, Esmeralda, mi hai condannato a vivere nella lacerazione tra corpo e mente. Per la prima volta non riuscii più a resistere ai piaceri della carne, ed è pensando ai tuoi seni divini che scoprii il mio corpo alla luce di poche squallide candele. La croce che era segnata col fuoco sul mio petto, la leccasti in un sogno, rendendola evanescente.
Da allora le mie unghie fremono dal desiderio corrosivo di rovinarti le labbra, quella parte che più mi attrae di te, Esmeralda, quelle oliose labbra benedette da Satana in persona.
Sei il mio peccato più grande, l’ossessione che mi strega l’esistenza all’insegna della moralità e della religione.
Un prete di Parigi non può amare una donna, ed è guardandomi allo specchio, tormentato da sangue e dolore puro, che capisco che qualsiasi arma di tortura non potrà mai estirparti dalle mie vene illuse, e che pur di appartenerti e veder volar via la tua gonna pagana, mi getterei nelle fiamme dell’Inferno senza alcun rimorso.
Mi distruggerai.

Autrice: Alice Zaccagnini

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D’amor di narra e si prosa

D’amor si narra si prosa, ma
in vero chi vi prova a darvi forma è
un illuso, un ipocrita od un poeta perso.
Non vi è forma, non vi sono regole,
solo mite pazzia.
Vi è felicità nel condividerlo, ma
in vero vi è pur senza.
Non vi è amor vero o platonico,
solo vile paura del diniego.
Inutile idolatrare il seno
se non vi se ne può godere.
Di mille parole, non rimane
che il tempo perso dietro un
idea che logora i puri atavici istinti.
L’amor che nullo amato amar perdona
è candido più del platonico amor divinizzato,
perché vissuto, rischiato non celato dietro
ad una puerile paura, quanto è pur vile
colui che ama la caccia dei corpi.
Afrodite è l’unica dea che non combatte,
ma gioca; avvolte vinci, spesso perdi
l’anima con lieto disonore.
In un attimo ti senti vivo, l’attimo
dopo triste e solo, così ti rannicchi
penosamente in te stesso sperando
di essere salvato da questo mondo di
indifferenti.
L’ amore non è un dono del cielo, nè un inganno,
né irreale, né una guerra tra i sessi.
L’amore è semplicemente denudare
Se stessi prima della persona amata;
l’amore è un dubbio da sfatare rischiando
tutto, per un sorriso, per poi tornare
all’effimera egoistica infelicità.

Autore: Emiliano Bini

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Credits: Marco Musso; aurelio candido

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