Anarchici a Firenze!

Hai mai sentito parlare di “editoria anarchica”? Forse è il caso che te ne parliamo

Oggi c’è un grande afflusso di scrittori provetti: sono interessati per lo più a far bella figura col prossimo presentandosi come “scrittore” di qualche libro pubblicato da una casa editrice qualunque. A causa di ciò il nostro paese s’è trovato davanti all’esigenza di dover aumentare i mezzi di distribuzione e di pubblicazione, per giunta di tipologie di libri storicamente poco vendibili, quali saggi, monografie, libri di denuncia e altri ancora. C’è chi in questo enorme flusso continuo di pagine s’è fatto travolgere, non riuscendo a garantirsi un pubblico in tempo per non fallire, e c’è chi, invece, è sopravvissuto, forse nemmeno troppo brillantemente.

studioforenixNonostante la grande richiesta di sostegno per drenare questo fiume di carte, poche città riescono a farcela, e ad arginare il problema. Firenze, ad esempio,  al suo attivo presenta moltissime attività letterarie, quali gruppi di scrittura (EsseCiEffe), circoli e caffè letterari (Le Muratela Citè) e iniziative pubbliche da parte di biblioteche (l’iniziativa Leggere per non dimenticare, in collaborazione con la Biblioteca delle Oblate), nonché manifestazioni in cui si mettono in mostra raccolte di testi, libri e saggi di varia natura e tematica. Tra queste, con cadenza annuale, c’è la Vetrina dell’editoria anarchica e libertaria, alla sua settima edizione. E’ avvenuta il 2-3-4 ottobre, al Teatro ObiHall di Firenze, in via Fabrizio de André, organizzata dall’Ateneo Libertario di Firenze.

La manifestazione

La manifestazione editoriale ha avuto un carattere internazionale, con uno sviluppo su una serie di eventi artistici e culturali, quali la presentazione di opere, a cui hanno presenziato attivamente autori, curatori ed editori e artisti per presentare o agire le novità più significative, o di pubblicazioni e produzioni provenienti dai movimenti politici; si ha avuto anche la possibilità di conoscere le ultime produzioni a stampa o multimediali sulla Storia, sulla cultura o sull’attualità di eventi su aspirazioni pratiche di autogestione e libertarie.

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Presentazioni e dibattiti hanno fatto da supporto culturale alla mostra di libri, di periodici, di stampe in multi-formato, di materiali audio/video arte, concedendo anche  spazi alle performances di autori musicali e teatrali, auspicando che molti siano i nuovi titoli, le ricerche e le nuove proposte.

Editoria e letteratura anarchica ieri

E’ risaputo che, dalla divisione verso la fine dell’Ottocento tra il “fondatore” dell’anarchismo, M. Bakunin, e quello del comunismo, K. Marx, le due letterature hanno vissuto vite separate tra di loro: quest’ultima, appunto, è stata tra le più menzionate nei saggi storici, letterari, politici e sociologici, godendo anche di appoggi intellettuali di grande livello, quali filosofi (per citare i più famosi, i premi Nobel per la Letteratura J.P. Sartre e A. Camus, e uno dei massimi teorici del marxismo A. Gramsci), scrittori (Vittorini, Calvino, Pasolini…), teorici (ad esempio il critico e teorico del realismo socialista Lukacs) e statisti (come gli italiani P. Togliatti e E. Berlinguer).

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Pur avendo in confronto al comunismo degli autori di spicco, quasi nessuno di loro rivendicò esplicitamente le proprie idee anarchiche, come invece fecero gli scrittori di matrice comunista. I più importanti scrittori della letteratura anarchica sono i seguenti: il filosofo William Godwin, il poeta romantico Percy Shelley, lo scrittore americano H.D.Thoreau; il russo Lev Tolstoj e il poeta Giovanni Pascoli, anche se per poco tempo (partecipò ad una manifestazione anarchica da giovane, venendo poi arrestato, ma in occasione del regicidio di Gaetano Bresci scrisse un inno al “Re Buono”). Altri sono stati influenzati e hanno contribuito con teorizzazioni personali, quali Oscar Wilde, William Blake, Franz Kafka, Henry Miller, Robert Creely, e praticamente tutti gli esponenti delle correnti dadaiste e surrealiste. Di anarchici a Firenze c’è lo storico dell’anarchismo, Pier Carlo Masini, originario di Cerbaia in Val di Pesa.

arivistaNonostante il contribuito di questi autori, davanti ai totalitarismi rossi e neri, l’anarchismo non s’era saputo ritagliare un piccolo squarcio nella politica del tempo, rimanendo legata agli ambienti popolari e locali. Questo, comunque, si modificò dagli anni Settanta in poi, durante gli anni di piombo, quando anche le forze anarchiche avevano cominciato a imporsi nella scena politica, con piccoli circoli politici e micropartiti sempre dal misero peso politico. In quel periodo era avvenuto anche un breve riavvicinamento, pur di fermare le nuove forze d’ispirazione neofascista (MSI), ma limitato sempre a pochi anni. Dagli anni Novanta in poi, gli unici elementi rimasti del passato che avevano superato le peripezie del tempo erano i libri, in cui si voleva violare una certa lettura ormai secolarizzata, troppo famosa e ridotta alla mera retorica, e guardare ben oltre le solite affermazioni trite e ritrite. Cosa ha prodotto? Relativamente poco, forse.

Editoria e letteratura anarchica oggi

Dalla fine di Tangentopoli e della seconda Repubblica le generazioni successive hanno sempre visto con molto distacco e sospetto eventuali revival ideologici, anche in formato stampa. Alla fine, seppur ci siano autori impegnati onestamente nella revisione in chiave anarchica di eventi, fatti storici, analisi di settore e denunce sociali, pochi sono sempre i libri venduti e gli interessi in generale sulle questioni politiche e soprattutto sociali. Ma questo è un discorso che non vale alla fine per la sola editoria anarchica, ma anche per tutte le altre di matrice ideologica.

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La lettura del mondo attraverso una certa lente non è più qualcosa che la gente possa appoggiare all’istante, come accadeva invece nel secolo passato. Si è più cauti, più “moderati“, e si preferisce ora l’atto pratico a quello teorico. Di fatto troppi sono i politici, o gli statisti, o gli scrittori (e qualche volta anche i docenti) che, incuranti delle responsabilità delle proprie affermazioni, fanno ricadere non poche volte certi fatti, problemi o disgrazie a fenomeni politici, alle amministrazioni politicizzate, o peggio alle ideologie. Per quanto possa essere verosimile una visione del genere, per il pubblico è solo l’ennesima affermazione anacronistica, e forse politicizzata anch’essa, che non porta a soluzioni valide, ma ad ennesimi interruzioni su una ricerca continuata di soluzioni e di risposte a certi disagi contemporanei.

Credits: arivista, l’universale, blogspot, storieinmovimento, studioorenix

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