Antonino Caponnetto e la sua Firenze

Antonino Caponnetto, Toc Toc Firenze

“Ragazzi godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova resistenza, la resistenza dei valori, la resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare, e di agire da uomini liberi e consapevoli. State attenti, siate vigili, siate sentinelle di voi stessi! L’avvenire è nelle vostre mani. Ricordatelo sempre!”

Con queste parole il Giudice Antonino Caponnetto si è rivolto a tutti gli studenti che, dal 1992 in poi, ha incontrato ogni giorno, di scuola in scuola, per raccontar la sua esperienza svoltasi fra Firenze e Palermo.
Nella prima città svolse il ruolo di magistrato, amandola fino in fondo, finché il 29 luglio 1983, sentì il dovere morale di scendere a Palermo.
A Firenze lasciò sua moglie e la sua famiglia, assieme alla promessa di ritornare.
Stette quasi cinque anni fuori fino a quando lasciò l’incarico nel 1988 e se ne tornò nella sua Firenze.
Dalla quale non se ne andó più.

Caponnetto ed il suo progetto scuola

A Firenze, il Giudice Caponnetto, iniziò a lavorare ad un progetto, una continua ed incessante attività per le scuole, incontrando studenti e parlando ai più giovani, spinto da una grande volontà, quella cioè di far conoscere ai più giovani, a chi ha ancora una vita davanti a sé, l’orrore della mafia, organizzazione seminatrice di “morte e terrore”, utilizzando le parole del magistrato.
Fu un impegno, straordinario, che questo grande uomo, amato e sostenuto dalla sua Firenze, aveva assunto nei confronti dei giovani, sì, ma anche nei confronti di chi ha offerto la propria vita al servizio dello Stato, ad un ideale di giustizia sociale. Affinché il sacrificio del giudici Chinnici, Falcone e Borsellino, solo per citarne alcuni, non fosse archiviato dalle generazioni mature o mai appreso dalle generazioni più giovani e future.
Oggi, l’eredità del Giudice di origini siciliane ma di formazione toscana è stata acquisita dalla Fondazione Antonino Caponnetto, la quale mira,soprattutto col progetto scuola, a proseguire lo straordinario impegno del magistrato che, negli ultimi anni della sua vita, aveva assunto; quello cioè di parlare di legalità e giustizia a tutti i giovani. Di scuola in scuola.

Antonino Caponnetto, Toc Toc Firenze
Noi di Toc Toc Firenze, vogliamo ricordare questo grande magistrato che ha fatto della sua vita una missione di legalità e giustizia. Un magistrato che i fiorentini hanno conosciuto, amato e sostenuto e Firenze l’onore di accoglierlo.
Tant’è vero che fu proprio la cornice fiorentina ad ospitare, nel 1999, il primo vertice sulla legalità e la giustizia sociale, chiamando a raccolta magistrati, giornalisti, avvocati, testimoni, associazioni e migliaia di cittadini, per discutere sulla questione giustizia in Italia.
Antonino Caponnetto ha vissuto sulla sua pelle cosa significasse trattar di mafia e trattar con esponenti mafiosi. A Palermo passò cinque anni alloggiando  in una caserma della Guardia di finanza, ereditando l’idea del giudice Chinnici, assassinato poco tempo prima, di architettare un pool antimafia.

Il suo lavoro assieme a Falcone e Borsellino in Sicilia…

Il lavoro che svolse in Sicilia fu importante e difficoltoso, da consigliere istruttore capo Caponnetto assieme a Falcone, Borsellino di Lello e Guarnotta erano riusciti ad inquisire, arrestare e processare ben 475 mafiosi tra soldati, gregari, capi decina e membri della commissione di Cosa Nostra.
Era il 1988 quando decise di lasciare il suo incarico a Giovanni Falcone il quale, stando alle parole dello stesso Caponnetto, era “l’unico che per competenza, per prestigio internazionale, per conoscenza delle carte era legittimato a succedermi”. Invece, dopo le dimissioni del giudice Caponnetto, il Consiglio Superiore della Magistratura, nominò come istruttore capo Antonino Mieli e non Giovanni Falcone.
La delusione fu tanta, ma non eliminò mai quel senso di dovere verso lo Stato che ha connotato e connota le figure di Falcone e Caponnetto.
Fu così che, ritornando a Firenze, intraprese questo nuovo cammino.
Il cammino della conoscenza, dell’insegnamento nelle scuole. “La mafia teme la scuola più della giustizia, l’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa” scrisse Antonino Caponnetto.

All’incontro del 1999 ne fa seguire un altro l’anno successivo e quello dopo ancora.

Antonino Caponnetto, Toc Toc Firenze
Muore il 6 dicembre del 2002 ma quegli incontri sulla legalità continuano a svolgersi ogni anno, grazie ad Elisabetta Caponnetto, sua moglie, la quale ha iniziato a raccontare ai ragazzi delle scuole chi era nonno Nino, quali erano i suoi valori, quale è stata la sua vita.
Come noi abbiamo pensato di dedicare questo pezzo al ricordo di questo grande eroe della lotta alla criminalità, Firenze gli ha dedicato il suo ricordo continuo, così come  il DSU Toscana, nella sua Articolazione Territoriale di Firenze, ha dedicato la mensa universitaria del Polo delle Scienze Sociali di Novoli, in via delle Pandette, e l’alloggio universitario antistante.
All’interno della mensa universitaria, sono riportate diverse massime del giudice.
Stanno lì affinché gli studenti non dimentichino anzi, affinché possano leggere ogni giorno quelle parole che sono un monito a fare di più, a fare meglio, ad andare avanti, a non fermarsi.
Noi lo ricordiamo, in chiusura, usando proprio una di quelle affermazioni:
“La Costituzione e le leggi vi accordano dei diritti, sappiateli esigere. Chiedeteli, esigeteli, con fermezza, con dignità, senza piegare la schiena senza abbassarvi al più forte, al più potente, al politico di turno. Dovete esigerli! Questo è un imperativo che deve sorreggere tutta la vostra vita. Abbiate sempre rispetto della vostra dignità e difendetela anche in questo modo.”

Credits: Onofrio Zappalà  ; Fondazione Antonino Caponnetto

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