Artigianato e Palazzo: quattro giorni di passione

artigianato e palazzo, toc toc firenze

La nostra redattrice Giulia Ursenna Dorati, una della 10 blogger selezionate per partecipare al concorso Blogs and Crafts promosso da Artigianato e Palazzo, ci racconta la sua esperienza a Palazzo Corsini.

Artigianato e palazzo. Quattro giorni di arte, lavoro, tradizione e natura.

L’ingresso alla mostra si rivela subito l’entrata di un piccolo universo, prezioso ed incredibile.
Piccolo si fa per dire, perché la location che ospita Artigianato e Palazzo è il meraviglioso Giardino Corsini in via della Scala, luogo estremamente evocativo e di sorprendente contrasto con la realtà cittadina su cui si affaccia tramite una cancellata che cela, quasi segretamente, il proprio interno.

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L’ideatore dell’evento, Neri Torrigiani e Donna Giorgiana, la padrona di casa, accolgono gentilmente i primi ospiti e li introducono alla mostra.

La giornata comincia nel migliore dei modi, ovvero con l’espresso perfetto, offerto dalla ditta Artigianale, dopo del quale, vi assicuro, è difficile tornare a sorseggiare la miscela quotidiana.Percorro il vialetto, circondato da statue e labirinti di vegetazione ed assisto all’attribuzione del Premio del Comitato Promotore, ovvero il riconoscimento con cui si insigne lo stand più bello.

Il vincitore è Duccio Mazzanti, artigiano delle piume, che più tardi, mentre mi provo un copricapo pavoneggiante e mi atteggio con un boa di struzzo, mi racconta che le piume sono il primo simbolo di potere, passato dalle mani dei primi uomini cacciatori alle teste delle donne che nei secoli hanno rivestito ruoli fondamentali nella storia e nella società. Duccio è uno dei pochissimi artigiani europei a lavorare ancora le piume, per questo i suo parco clienti è ampio e molto vario; le sue piume si riconoscono un po’ ovunque, dalle divise delle guardie svizzere a gli abiti da passerella di Chanel.

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Entro nello spazio dedicato ai giovani artigiani under 35, la zona espositiva di punta di quest’anno e l’atmosfera è gioiosa e colma di entusiasmo. Parlo con Lapo, liutaio di terza generazione, che mi illustra pazientemente la differenza tra violino e viola.

Mi dice che nella sua famiglia si cresce a pane ed archetti e che tradizione, cultura e manodopera sono tre caratteristiche facenti parte di un unico valore che la famiglia Vettori porta avanti con violini, viole e violoncelli. Le sue parole si fanno vere un istante dopo, con l’aria della mostra riempita della musica del duetto dei suoi fratelli, Lucia e Dario.

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Mi sposto di un banco e mi trovo nel mondo di Eugenia e Giulia che, dietro la loro Mela di Carta realizzano rilegature artigianali dettagliate e particolari, oltre ad occuparsi di restauro. Giulia mi mostra quaderni meravigliosi, tenuti insieme da cuciture tutte diverse e mi spiega che il mondo dell’artigianato per i giovani sia tanto bello quanto difficile. Le occasioni però non mancano e, tra workshop e laboratori, i piccoli capolavori di Giulia ed Eugenia sono sempre più conosciuti nella realtà cittadina.

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L’uomo è poco se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità” scriveva Oscar Wilde, così ne indosso una di quelle esposte da Elena Bianchini, giovane artigiana esperta nella lavorazione della cartapesta, ed anche fare un’intervista acquista tutto un altro aspetto. Tra volti concavi e mezzibusti particolarissimi, Elena mi introduce al mondo della cartapesta, materiale antichissimo e contro ogni pregiudizio, nobile e resistente. Con la cartapesta realizza non solo maschere quindi, ma anche busti e manichini scenografici, progettati per spazi espositivi e mostre. La saluto entusiasmata dalla riscoperta di questo materiale, la cartapesta, e dalle sue infinite potenzialità.

Sto per uscire dal padiglione quando vengo rapita dal suono ritmato e secco di uno scalpello. È lo scalpello di Paolo Benvenuti, scultore tutto toscano, che lavora alla sua prossima creazione. Mi fermo a guardare le sue opere e rimango subito colpita dalla non convenzionalità dei soggetti portati in vita da un materiale classico per antonomasia. Alberi simbolici, giochi geometrici e personaggi fantastici, una visione incredibilmente attuale del sempiterno marmo. Sculture perfette e particolari, dense di dettagli che gli sono valsi la vittoria del premio Blogs&Crafts come artigiano preferito dal pubblico.

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Nell’organizzazione di Artigianato e Palazzo di quest’anno, nessuna forma d’arte artigianale è stata tralasciata, per questo vi era uno spazio interamente riservato alla buona cucina: Ricette di famiglia, un delizioso sipario nel giardinetto delle rose, dove ogni autrice delle raccolte delle ricette di casa è stata affiancata da una od un celebre chef, pronto a proporre una propria rivisitazione di una ricetta dell’autrice, da sottoporre al bonario giudizio di quest’ultima e della gran parte degli spettatori. Il tutto curato e presentato dalla bravissima e impeccabile Annamaria Tossani, celebre giornalista ed esperta di cucina.

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Molti argomenti sono stati sollevati, dalla scelta minuziosa di ogni ingrediente a partire dalla lenticchia all’uso versatile della crosta del cannolo siciliano, dal momento ottimale per farsi confortare da un piatto particolare al momento di riscoprire il senso della tradizione più classica e antica, ma soprattutto si è parlato del ruolo della donna figlia dei tempi che corrono, desiderosa di affermarsi tra i colleghi nel lavoro quanto tra i cari in tavola e il compromesso lo ha suggerito Stefania Barzini, affiancata dalla chef Beatrice Segoni, con una maionese alternativa a base di patata, “pestata” col fondo di una bottiglia di birra e sapendo unire alla semplicità del minestrone di verdura, un cucchiaio di storia, per non dimenticare che la cucina è un’arte che seppur attuale, ha radici nella cultura e nella tradizione.

La mostra di quest’anno è tutta una sorpresa, mi perdo in una limonaia e seguo quello che mi pare essere un volto amico, mi avvicino ed è proprio lei, la Dama con l’ermellino, solo che non si trova appesa ad una parete, ma battuta finemente in un’ampia circonferenza d’argento. Dietro ai mille e mille chiodi da battitura c’è Michele Garbin che, con la pazienza di un santo che mi confida riuscire a preservare solo nel lavoro, batte delicato un chiodo stondato sul viso della Dama per scavarne la profondità, quasi sembra che la accarezzi.

Seguendo il percorso tra ricami, cristalli, quadri e gioielli, mi trovo di nuovo immersa nel verde a seguire un rumore che conosco.
Mi avvicino, e nel cuore del parco c’è lui, il signor Pampaloni, seduto dietro al suo tornio, che con incredibile maestria, nello spazio di una manciata di secondi, plasma con tocco sicuro, argilla che sarà ceramica.

Mi siedo lì di fronte e mentre guardo ipnotizzata il tornio e le sue mani, mi racconta della sua passione, della pazienza che ci vuole, del margine di errore inesistente che “basta un tocco, anche leggero ma sbagliato e tutto il lavoro va a farsi benedire” e poi mi parla dei giovani, che poco sanno e poco si appassionano e di quanto sia difficile, al giorno d’oggi, trovare qualcuno che venga “a bottega” per imparare un mestiere, ma lui è fortunato, c’è Jenny, una bellissima e bravissima ragazza newyorkese di origini coreane che, una volta laureata in economia, è fuggita dalla grande mela in cerca della serenità, che ha trovato dietro al tornio nella bottega del signor Pampaloni.

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Non vi rendete conto della fortuna che avete voi fiorentini, perché anche se le cose vanno male, avete sempre Firenze” dice tranquilla Jenny modellando un servito di tazzine ed ha ragione, ha perfettamente ragione.
Così, tra le note dei fiati da Loro Ciuffenna, termina questa splendida edizione di Artigianato e Palazzo che non poteva aver luogo che qui, in Giardino Corsini, non soltanto per la dedita passione di Donna Giorgiana per questa forma d’arte, ma perché la preziosità delle opere degli artigiani è come questo giardino, bello della propria rarità.

Artigianato e Palazzo. Quattro giorni di passione.

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