Attori – Raccontami Firenze

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ghirigoro

Tirava un po’ di vento sulla terrazza degli Uffizi, ma non era quella la ragione che lo aveva spinto a indossare la giacca. Indossava sempre la giacca quando veniva chiamato a qualche situazione mondana, era il suo distintivo come per altri lo è il pullover di cachemir o il foulard di seta. Di sicuro il bavero rigido e i due bottoni dorati, non lo rendevano elegante quanto credeva, però li esibiva da almeno un decennio.

In un angolo della balconata, poco scostato dalla terracotta con la pianta d’olivo, notò un tavolo striminzito ricoperto da un drappeggio bianco che toccava il pavimento. La visione non gli fece piacere, però non lo impensierì più di tanto, ancora speranzoso spostò lo sguardo sui turisti di Piazza della Signoria.
– Nini, icché tu guardi? Secondo me, oggi si digiuna! – sentì borbottare alle spalle.
A brontolare era la sua vecchia amica Cesarina Tafi, il cappello fasciato d’organza le copriva i capelli scoloriti dalle tinture. Era la decana delle attrici di teatro in vernacolo, chiamata a recitare accanto a lui nel film su Firenze.
– A vedere il tavolo che hanno preparato, l’è grassa se ci danno da bere – le rispose.
– Io ci contavo… Si mangiò in piedi anche la volta scorsa, ma ci portarono le penne dopo i crostini.
– L’altra volta ci dovevano imbecherare per farci recitare gratis.
– Bellini!… Speriamo che dopo i discorsi si vada al ristorante. Ma gli altri, dove si son rimpiattati?
Gli altri apparvero ronzanti e compatti dal fronte opposto della terrazza. Il regista e lo sponsor in testa al gruppo degli attori, tecnici e costumisti, tutti pronti per festeggiare la fine della lavorazione.
E dopo le congratulazioni e le pacche di circostanza, il regista si accomodò il ciuffo mosso dal vento, comunicando le ottime chance della pellicola d’essere vista anche fuori della Toscana. Naturalmente nel circuito alternativo, perché la grande distribuzione è controllata dai pescecani, precisò… Lui, appresa quella buona notizia si sentì anche ringraziare, le sue battute di fiorentino autentico avevano contribuito a sgonfiare gli isterismi sul set.
–  Anche se non scuce i soldi, almeno mi sta dando un sacco di burro – mormorò alla Tafi.
– Io invece avrei fame – ribadì lei.
– Ammesso che ci portino qualcosa da mordere, mi sa che dovremo aspettare.
Infatti, terminato l’applauso, pure lo sponsor pretese alcuni minuti d’attenzione. Sentì che si schiariva la voce per lodare la magnanimità di chi aveva concesso quello spazio meraviglioso unico al mondo. Però parlava troppo eccitato e molte delle sue asserzioni si persero nell’aria. Invece udì l’esposizione di un progetto da realizzarsi in un futuro abbastanza prossimo. Un film con una storia di vita vera, sentì sostenere in tono polemico, che capì dopo… Tuttavia non riuscì a intendere se questa volta erano previsti dei compensi, le campane del Duomo si erano messe a suonare. Giurò comunque di non lasciarsi fregare.
Non si perse d’animo nemmeno quando vide arrivare i ragazzi del catering. Un giovane assonnato in giacca bianca, con la cerniera dei pantaloni aperta, spingeva un carrello traballante di bicchieri da spumante, poche bottiglie, e ciotoline ammezzate di salatini e pop-corn. Dopo il trasbordo, il suo collega più sveglio e presentabile, si piantò dietro il tavolino. Per creare allegria cominciò a far saltare i tappi e versare un po’ di schiuma nei calici.
– È un’indecenza, c’hanno presi per delle galline! – gli soffiò la Tafi, indicando le palline di mais abbrustolito. Poi, mentre stava per decidersi a mettersi in fila, si sentì toccare la spalla.
– Desidero congratularmi col protagonista del film – gli sorrise lo sponsor.
– Grazie, ma siamo in tanti ad aver collaborato – si schernì.
– Lo so, lo so, avete tutti molto talento – continuò affabile, ma prima di lasciarlo cambiò  espressione. – Voi attori fiorentini dovreste smetterla di rifugiarvi nel passato – sentenziò. – Con le vostre battute non riuscite più a rappresentare la vita di oggi.
– E lei chi è, il grillo parlante?
– Sono uno che gira il mondo.
– A me, invece, basta stare a Firenze!
– Non faccio fatica a crederle… Ma perché si ritiene offeso?
Ci pensò la Tafi a chiudere il discorso. Arrivò forando la calca  con due bicchieri quasi colmi di bollicine.
– Alla faccia di chi ci rema contro! esclamò. – Lunga vita al teatro in vernacolo.
– Brava!
– Senti Nini – gli disse dopo il cin-cin, – ti vedo turbato, ma quello sponsor, mica t’avrà messo i pensieri?
– Figurati, ce n’ho già tanti per conto mio…
– A casa come va?
– La moglie non è peggiorata… è che ho il figliolo di nuovo a spasso, lui e la su’ famiglia vanno avanti con la pensione mia.
– E te?
– Io m’arrangio… Se non bisognava venire a questa farsa, a quest’ora ero in via Baracca.
– Alla Caritas anche te?… So che ci viene anche la Giunti.
– Alla mensa non ce l’ho vista mai.
– La si truccherà pe’ non farsi riconoscere… Ma te, icché tu racconti quando un torni a casa a desinare?
– O Cesarina!… Sono, o non sono un attore?!
– Nini, tu fa’ proprio bene a non pigliartela.
– Invece m’ha dato noia la supponenza dello sponsor.
– Sie… quello unn’è mica di Firenze! Un te li ricordi gli applausi dell’anno scorso, quando si rifece L’Acqua Cheta?
– Le risate in platea e le chiamate sul palco, me le ricordo… Però, a toccare le corde dello spettatore non ci s’arrivò nemmeno allora.
– Tu dici?
– Io il pubblico lo guardo negli occhi… Via! ora che s’è brindato, pensiamo alla prossima stagione.
– Ma che ci sarà?
– Per i ragazzi in piazza qui sotto, è quasi sicuro. Per noi due… E chi lo sa?

Un racconto di Bartolozzi

Sono nato a Bagno a Ripoli nel 1947 dove adesso risiedo. Mi dedico alla poesia e alla narrativa. Nel 2013 ho pubblicato il romanzo L’OMBRA DEI FUOCHI.

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credits: Juan Salmoral

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