Basket a Firenze: dove giocare sognando l’NBA

Basket a Firenze, toc toc firenze

Per noi amanti dell’arancione, i luoghi dove giocare a basket a Firenze sono davvero difficili da trovare.

Nonostante le ristrettezze del caso, ci sono alcune oasi di pura felicità nel desertico panorama fiorentino.

Ippodromo delle cascine

Iniziamo con il nostro Holcombe Rucker Park, pelle d’oca solo a nominare quel posto semimitologico, accanto all’Ippodromo delle Cascine. Come il predetto campo della Grande Mela, è la Mecca di tutti i fiorentini, i veri “ballers”, che vogliono sfidare la dura legge dell’asfalto.

Parafrasando Federico Buffa, il bardo di ogni “baskettaro” italofono, quando canta le lodi della sancta sanctorum, quel posto è come la Sorbona del Duecento dove si dissertava di teologia come noi oggi discutiamo di calcio.

Basket a Firenze, toc toc firenze

Linea 60

Sempre nella zona del parco delle Cascine al capolinea della linea 60 dell’ ATAF sorge un campetto di un solo canestro accanto alla tramvia. In quel posto al massimo si può giocare un 3 contro 3. Infatti, pervade una sensazione di intimità lontano dagli sguardi indiscreti e scrutatori del palcoscenico precedente. Fa venire in mente quei canestri dietro alle case che vediamo di solito nei film americani. È frequentato soprattutto ma non solo da una nidiata di ragazzini di solito agli albori adolescenziali, alle prime armi con la palla a spicchi che si allenano sui fondamentali del gioco prima di salire di grado.

Palazzetto Mario Mattioli

Infine, c’è il palazzetto Mario Mattioli di proprietà comunale sulla via dei cabotaggio n 10. Il paragone più facile che ci viene automatico è, solo per malati in fase terminale di questo gioco, l’ Oak Academy (nella fattispecie il parquet di legno sostituito dall’asfalto) dello stato della Virginia. Si trova in un mini- complesso di sport in cui coesiste con il nuoto e la pallamano. È un luogo che non esonda dell’epica e della poesia in versi liberi delle Cascine ma non per questo meno devoto al Verbo del dr. James Naismith, inventore di questo gioco, e dei suoi apostoli. Inoltre, manca il melting pot che si riscontra su altri campi cittadini.
Osservando i ragazzi su quei campetti, in fondo al cuore, ci auguriamo che ci sia uno che possa ripercorrere le gigantesche orme di Amerigo Vespucci spingendosi al nord di quel continente intitolato a suo nome e ritagliarsi un posto da protagonista dove succede l’incredibile(where amazing happens).
For the love of the game.

Credits: Il Rompiscatole, firenzebasketblog

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