Botteghe del restauro a Firenze

Firenze ospita un numero importante di botteghe del restauro: laboratori nei quali si tutelano e si valorizzano beni culturali, grazie al lavoro di professionisti altamente specializzati.

Noi di TocToc ne abbiamo parlato con Cristina Marrone: una laurea in Storia dell’Arte in tasca e negli occhi una passione immensa per il suo lavoro di restauratrice.

 

Partiamo dalla base: cosa fa un restauratore?

Io parlo soprattutto per il mio settore, ossia il legno e le dorature. Ci sono varie tipologie di intervento. Quando si ha di fronte un oggetto non si restaura tutto, a prescindere, ma si interviene nella misura in cui una mancata operazione porterebbe alla perdita del manufatto stesso o alla sua perdita di leggibilità, comprensione. Si deve quindi scegliere tra i vari livelli di intervento, che vanno dalla semplice pulitura e lucidatura fino a interventi via via più profondi, a seconda delle esigenze dell’oggetto o delle richieste del committente, come l’integrazione delle lacune, ossia le parti mancanti, utilizzando le stesse tecniche che si utilizzavano in passato.

 

In pratica si tratta di un lavoro moderno che sfrutta tecniche antiche.

Esatto, ed è questo il bello del lavoro. È necessario adottare prima un approccio conoscitivo dell’opera, delle sua struttura, della sua origine geografica; poi si può intervenire, ma cercando di restare il più fedeli possibile alla natura dell’oggetto. In fase di rifinitura si può poi anche scegliere di non “camuffare” il restauro, lasciandolo visibile in modo che si distingua dal resto, ma è necessario in ogni caso conoscere la tecnica con cui l’opera è stata creata.

Un lavoro che si svolge su vari livelli di intervento

 

Come si svolge il lavoro in una bottega del restauro?

Il tutto è in un contesto artigianale. Nella bottega nella quale lavoro io il titolare ha imparato l’attività da suo padre, il quale a sua volta l’ha ricevuta dai suoi genitori, permettendo così il tramandarsi di tecniche antiche. Ognuno di noi si distribuisce soprattutto in base alle tempistiche: si deve sempre pensare ai lunghi tempi “morti” necessari tra un passaggio e l’altro del lavoro, come ad esempio i tempi di essiccazione della colla. Una caratteristica fondamentale del lavoro di restauro è comunque la sua reversibilità: un buon restauro deve garantire sempre la rimovibilità di ciò che viene integrato.

 

botteghe del restauro, toctoc firenze

Si tratta, insomma, di qualcosa che va al di là di una semplice professione…

È una vera e propria passione ed io mi reputo fortunata a fare quello che faccio, tanto da non considerarlo quasi nemmeno un lavoro. A volte mi ritrovo a mettere la sveglia per ricordarmi la fine della giornata. E la bellezza sta nel fatto che ogni intervento è diverso da tutti gli altri per sua natura: ogni oggetto presenta una problematica propria, anche se apparentemente due soluzioni possono sembrare uguali. È una sfida continua.

In Italia un patrimonio enorme

 

E lavorare proprio in una città come Firenze, ricca di storia e arte, cosa significa?

Quando mi hanno proposto di rimanere qua, per lavorare magari con i musei, ero al settimo cielo. Ho fatto un cantiere a palazzo Pitti per un mese e ho pensato che fosse la classica occasione da raccontare ai figli. Poi comunque in Italia, dovunque si vada, siamo fortunati perché abbiamo un patrimonio enorme, che all’estero invece non hanno.

 

Cosa diresti ad una persona che vuole diventare restauratore?

Direi a questa persona di essere carica di passione, di non perdersi d’animo e di mettere in preventivo una bella gavetta, considerando però che, alla fine, ne vale davvero la pena. Io stessa, per anni, ho fatto la cameriera per mantenermi gli studi e, adesso che finalmente lavoro in una bottega, non tornerei a fare un altro lavoro che non sia questo. Anche solo riuscire ad avere l’opportunità di provare l’esperienza di un laboratorio ti ripaga di tutti gli sforzi fatti.

Adottare un approccio conoscitivo dell’opera

botteghe del restauro, toctoc firenze

 

Per concludere, c’è qualcosa in particolare che ti senti di comunicare?

Vorrei richiamare le istituzioni ad una maggiore tutela della figura del restauratore. L’apertura di una graduatoria, che richiede otto anni di lavoro con la sovrintendenza oltre a vari titoli di studio per accedere alla qualifica di restauratore, sta di fatto complicando la questione. Se da un lato questo può essere giusto, perché nessuno può improvvisarsi tale, dall’altro fa perdere l’artigianalità della nostra arte. Ci sono tanti professionisti che, pur non avendo fatto una scuola specifica, hanno delle conoscenze incredibili, che però rischiano di andare perdute. Il lavoro di restauro non si impara solo nelle scuole: queste sono fondamentali come base, non c’è dubbio, ma il vero lavoro si impara in bottega rubando con gli occhi.

Bisognerebbe insomma adottare misure diverse per difendere le nostre botteghe del restauro, le quali rappresentano una parte di quel made in Italy di cui si parla tanto ma per il quale, invece, non si fa abbastanza.

 

credits: restauro1, bottega, restauro2 

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