Bright e i ricercatori di Firenze. Intervista a Francesco Saverio Pavone

ricercatori di firenze

Per il consueto appuntamento con i ricercatori di Firenze, in occasione di Bright, abbiamo oggi l’onore di conoscere Francesco Saverio Pavone.

Il curriculum del professore ordinario di Fisica della Materia, dal Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’università di Firenze è davvero impressionante, e le righe che possiamo concedergli non rendono giustizia alla carriera del professor Pavone.

A Firenze, diventa professore associato presso il Dipartimento di Fisica nel 1998, nonché Responsabile Scientifico del laboratorio di Biofisica presso il Laboratorio Europeo di Spettroscopia non Lineare. Nel 2005 diventa professore ordinario continuando a dirigere il laboratorio di Biofisica al LENS e di Biofotonica presso il dipartimento di Fisica. Al momento, si concentra “nel campo delle tecniche di microscopia e spettroscopia applicate a singole molecole e cellule di interesse biologico, ed imaging di tessuti“. Inoltre è autore di libri conosciuti a livello internazionale e di pubblicazioni su riviste internazionali, partecipazioni a congressi internazionali, editore di riviste internazionale, coordinatore di progetti europei e direttore del LENS.

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Il professor Pavone, alla nostra richiesta di dirci “cosa fa” e di cosa si occupa, ci ha quindi spiegato che conduce studi su un mini-mondo, difficilmente immaginabile da noi profani.

Un mondo fatto di molecole, cellule e aggregati di cellule investigati tramite manipolazione ottica oltre che allo sviluppo parallelo di microscopie avanzate. Quanto all’apporto scientifico-medico, i suoi studi in campo di imaging biomedico sui tessuti, sono di supporto per il campo delle neuroscienze e delle malattie tissulari in genere. Le ricerche che conduce  trovano un importante riscontro applicativo nel campo medico e sono di importanza strategica per malattie note come l’alzheimer, o la diagnosi di tumori, ci dice.

Quanto alla vicenda dell’Ice Bucket Challenge, legata alla scarsa rilevanza economica e strategica nel campo della ricerca delle malattie nuro-degenerative, e in relazione ai suoi studi di ricerca che trovano riscontro nel campo medico, gli abbiamo chiesto quali sono ancora gli ostacoli da superare per la ricerca, e cosa propone da diretto interessato, per migliorarla.

Personalmente ritengo che oltre a un problema di fondi, ci sia anche un problema di distribuzione razionale dei fondi, con assenza a volte di scelte strategiche di base. Inoltre lamentiamo scarso interesse e scarso impegno dei governi sino ad oggi, l’attuale lo vedremo, nella ricerca. La mentalità è quella di considerare erroneamente la ricerca come un lussopiuttosto che come una capacità strategica per l’economia, per lo sviluppo e la competitività di un paese. Con degli investimenti maggiori, razionali, mirati, ci sarebbero ritorni in termini di qualità della vita, di sviluppo tecnologico e anche economici, come accade già in molti altri paesi più attenti al redditizio capitale che apporta la ricerca. Purtroppo da noi questa mentalità non è molto comune. Infine c’è il problema del reclutamento. I giovani in Italia sono ben formati dalle università, ma poi per la ricerca vanno all’estero, e non è un bene che le persone si sentano forse più gratificate all’estero. L’investimento non significa solo fondi, ma anche persone pagate che svolgano la ricerca. Dunque non è solo un problema di ricevere finanziamenti, ma soprattutto di realizzare una politica di reclutamento sui giovani efficace.

A Firenze, come in altre città, questa notte serve a far conoscere il lavoro del ricercatore anche alle famiglie a ai bambini. Cos’è che il grande pubblico non sa della giornata tipo di un ricercatore? Cosa consiglia ai giovani che intendono perfezionare gli studi, intraprendendo la strada della ricerca nel 2014?

Far conoscere a tutti il nostro impegno è certamente un’ottima cosa. Tuttavia credo che non siano tanto i tecnicismi, le problematiche e le faccende amministrative che le persone debbano conoscere. Uno dei più grossi problemi è quello di un corretto indirizzamento dei giovani alla scelta dell’università. Il momento successivo, quello in cui si decide di intraprendere la strada della ricerca, non è come quello dell’iscrizione a una facoltà. Si tratta di una decisione che arriva sul finire della carriera universitaria da studente, quando affiorano le passioni che poi possono tramutarsi in oggetto del proprio lavoro di ricerca. Ecco, il grande pubblico deve sapere che bisogna trasmettere ai giovani l’importanza e la consapevolezza delle proprie passioni, perché è fondamentale seguirle. Il messaggio che mi sentirei di passare, rivolto ai giovani, al pubblico, a chiunque è che a guidare la ricerca, e la mia carriera, è sempre stata la passione. Diciamolo, se così non fosse, vista la situazione, avremmo molti meno giovani che scelgono di fare ricerca in Italia. La gente che continua a lavorare per la ricerca oggi, crede infatti che la passione che genera cultura sia in assoluto la motivazione più importante.

Il prossimo appuntamento sarà in compagnia del professor Mario Piccioli, professore associato di Chimica generale e inorganica del Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff”, anche lui nel campo della ricerca scientifica. Tutti conosciamo gli shampoo anti-forfora, ma sappiamo per esempio come funzionano?

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Per tutte le notizie sulla notte dei ricercatori di Firenze clicca qui. Il programma dettagliato dell’evento invece, puoi trovarlo qui.

Credits: Wikipedia

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