Camera – La bottega di Calliope

Questa settimana la nostra scatola dalla quale estraiamo i temi o challenge come le chiamiamo noi ci ha proposto un interessante esercizio di scrittura, che consigliamo a tutti di provare! Lo scopo dell’esercizio era quello di descrivere la propria camera da letto, descrivendo in realtà la propria personalità. Attraverso l’arredamento, l'”ordine” della scrivania, la libreria e quant’altro andare ad indagare dentro la propria personalità. Anche se era un semplice esercizio di scrittura noi di EsseCìEffe l’abbiamo  preso molto sul serio ed ecco un paio di risultati.
Enjoy.

Mind the scalins

Per entrare in camera mia è necessario prima salire tre scalini e poi scenderne altrettanti, non è certo difficile o pericoloso, ma è facile ogni tanto inciampare e rischiare di farsi male, quindi state attenti!
La prima cosa che salta all’occhio è la scrivania, o meglio l’impressione che ci sia una scrivania sotto la moltitudine di fogli, quaderni, libri, astucci, un pc, la stampante, quel reperto archeologico della play2 con annesso televisore e la sveglia. Si tengo la sveglia sulla scrivania così da costringermi ad alzarmi per spengerla…quando la sento.
Poi sicuramente la libreria, il mio gioiello personale, potrei tenerla più ordinata è vero, ma cresce in maniera sproporzionata e incontrollabile quindi mi è difficile farlo. L’unica divisione che ho fatto è in “letti” e “ancora da leggere”, inutile dire quale sia la pila che cresce con più velocità.
Il letto è uno di quelli che da una piazza si apre in matrimoniale. Quando è aperto è più comodo, ma anche più fragile e succede spesso che si rompa o che parti un’asse, costringendomi a richiuderlo in singolo.
Alle pareti sono appese varie cosa da quadri, illustrazioni, un poster di una band, un poster di Topolino che mi segue da quando ho memoria, foglie raccolte durante le escursioni e sparsi per la stanza vari ed eventuali attrezzi di giocoleria.

Insomma una stanza come tante altre, piccola ma bella concentrata, in continua evoluzione.
Ah attenti agli scalini mentre uscite!

Autore: Matteo Mazzoni

Quattro diritti fondamentali

Me ne stavo sdraiato sul letto. Lei invece stava seduta sul parquet e leggeva un qualche libro
raccattato per la stanza. Fuori pioveva. Pioveva forte. Pensavo che stavo bene. Pensavo che ogni
uomo dovrebbe avere un cane da amare, da accudire, da confortare e per me quel cane era una
donna come lei. D’un tratto peró alzó lo sguardo e cominció a guardarsi intorno.
“Che fai?” Chiesi
“Pensavo alla tua stanza” rispose
“La adoro. Mi piace starmene qui seduta in terra. É tutto comodo. Prendo un libro, un disco. Ti do
un bacio, spengo una candela”
Le sue labbra si muovevano ma io non capivo dove volesse andare a parare. Era una
dichiarazione d’amore? O solo una constatazione? Lei proseguí
“Finché il mio sguardo resta confinato dai tuoi occhi in giù potrei dire di stare nella più bella e
confortevole stanza del mondo”
Restai in silenzio. Poi lei camminó a carponi fin sotto il letto, ci sali e venne a sdraiarsi proprio
accanto a me.
“Adesso ti faccio vedere una cosa” mi disse prendendomi con la mano il volto e volgendo il mio
sguardo in alto verso le pareti.
“Guarda, noti qualcosa?”
“No, cioé non mi sembra ci sia niente da notare”
“É proprio questo quello che ti voglio dire. La tua stanza é bella finché stai in terra ma se alzi gli
occhi diventa spoglia, é vuota”
“Può essere e con questo?” risposi
“Come pensi di riempirla?”
“Non ci penso”
“Dovresti metterci un quadro”
“Perché?”
“Perché questa stanza ti é molto simile, ha la base, ma le manca la sovrastruttura, é una stanza
materialista”
Devo ammettere che tutti i torti non ce l’aveva. Lei continuó.
“Non si può vivere senza niente. Che ne dici di un bel volto di Cristo a quella parete? O di Ghandi?
Ti piace?”
No, non mi piaceva per niente. Allora dissi
“Perché non ci attacchiamo il Fuhrer allora?”
“Hitler? Io non dormo in una stanza dove c’é Hitler”
“Ed io non dormo in una stanza dove c’é Cristo che mi guarda continuamente. Non mi va di avere
un rompipalle che mi controlla tutto il giorno. Né mi interessa avere quello straccione indiano piedi
sudici”
“Va bene” mi disse
“Sto solo dicendo che per un essere umano é bello credere in simboli che portano amore”
Finalmente si fece silenzio. Restammo così ognuno a rimuginare il proprio pensiero. Fuori
insisteva il temporale. All’improvviso Un fulmine potente si abbatté a poche spanne dalla finestra.
Una luce come una fiamma pervase tutta la stanza. Era una fiamma grandiosa che aveva del
sovrannaturale. Lei si avvinghiò stretta a me. La candela si era spenta. Restammo un quarto d’ora
così abbracciati al buio. Poi mi alzai e riaccesi la candela. Di nuovo la stanza tornó ad illuminarsi.
Ma guardando di nuovo verso il soffitto e le pareti in alto notai che la fiamma del fulmine aveva
lasciato un segno proprio lassù dove prima c’era il vuoto. Era una macchia ma io riuscii a
distinguere molto bene un volto e due occhi meravigliosi. È così senza sapere neanch’io perché
dissi
“Guarda ci sono i tuoi occhi lassù”
Ma lei, il mio amore già dormiva. Allora cominciai ad accarezzarla come si fa con un cane che si
ama. Giurando a me stesso che non avrei mai contaminato questo amore. Che non avrei mai
difeso alcun diritto. Non avrei mai difeso i diritti dei gay, della famiglia tradizionale, degli animalisti,
dei violentati e degli stupratori, non avrei parteggiato né per la chiesa né per noiosi atei, non avrei
amato il concetto di umanità, di fratellanza, e se mi fosse capitato avrei bruciato i libri di osho. Peró
avrei lottato per quattro diritti fondamentali. Il diritto al sabotaggio, il diritto alla bestemmia, il diritto
all’ozio e il diritto a scopare con il cane che abbiamo scelto.

Autore: Leonardo “composto”

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Credits: Matteo Mazzoni

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