Cattivo Natale – La bottega di Calliope

Le solite lucine, i soliti addobbi, i soliti regali, il solito “a Natale puoi…”, il solito “a Natale si è tutti più buoni”, eccetera eccetera. Quest’anno il gruppo di scrittura EsseCìEffe è stato chiamato a smentire la classica atmosfera natalizia ed insieme al Circolo Letterario di Firenze ha realizzato e presentato una piccola raccolta di racconti e poesie sul lato oscuro del Natale.
Racconti dalle sfumature dark, horror, distopiche, ma anche comiche e satiriche.
Qui proponiamo un piccolo divertente monologo che vede un Babbo Natale in crisi, inquadrato in una prospettiva realistica, e costretto a stare al passo con i tempi, cosa non semplice per un uomo della sua età.
Buona lettura!

È da un po’ che gestisco un’impresa manifatturiera con un discreto successo, ma negli ultimi tempi le cose stanno andando male. In passato, ho risolto le varie crisi con diversi stratagemmi. Per prima cosa ho dislocato l’attività nel profondo nord, così da pagare uno sputo di tasse. Ho anche stipulato un contratto di sponsorizzazione con una delle più famose marche di bibite gassate sulla faccia della terra, che mi ha portato un proficuo guadagno – anche se mi ha obbligato a vestirmi come un coglione per anni. Sempre vestito da deficiente, ho fatto la mia apparizione in svariati film, telefilm, spot pubblicitari, ma per tutte queste cose i ricavi sono talmente bassi che ci pago a malapena l’alcol e gli psicofarmaci. L’alcol mi serve perché a causa della dislocazione anti-tasse, vivo in un posto dove ci sono più laghetti ghiacciati che belle ragazze, e io mi devo riscaldare in qualche modo. Gli psicofarmaci mi servono per la stessa ragione, e per sopportare gli elfi.

Loro sì che, al tempo, sembravano una buona idea. Piccoli, agili, scattanti e infaticabili. Mangiano la metà degli uomini, vedrai, mi diceva il mio commercialista. Ed era vero, per carità. Un pezzo di pane, un po’ di neve sciolta, e lavoravano dodici ore di fila. Era un sogno. Ma funzionava bene quando i prodotti erano di legno. Piano piano la gente ha cominciato a chiedere sempre più tecnologia e così abbiamo dovuto assumere elfi altamente specializzati, che venivano dai giardini di Harvard o che so io.
Da lì, le cose sono andate a scatafascio. I tecnici domandavano sempre più diritti e gli altri piccoli stronzi li seguivano a ruota. Alla fine hanno anche fondato un sindacato e mi stanno col fiato sul collo per la riduzione dell’orario lavorativo, o almeno per non dormire in cellette scavate nel ghiaccio. Vorrebbero degli alloggi. Degli alloggi! Valli a capire.

Un altro problema riscontrato è alla base, cioè il target. Punta prima ai bambini, mi diceva il commercialista. Prima conquista i bambini e poi vedrai che gli altri li seguiranno: nella famiglia, quelli che comandano sono i figli. Bene, ho detto allora, puntiamo ai bambini. Ma poi il mercato si è espanso? Le cose sono cambiate? Oh no, no no. Il risultato è che mi arrivano delle bolle d’ordine incomprensibili, scritte a mano, piene di errori e di informazioni inutili del tipo: quest’anno sono stata tanto brava, oppure, troverai i biscotti e il latte sul tavolo.

A tutto ciò, da aggiungersi un punto che quello stronzo del mio commercialista non aveva preso in considerazione: i bambini non hanno soldi. Non ce li hanno. Zero, niet. Al massimo uno spicciolo trovato per terra e tanti sogni nella testa. Andateci voi, dagli elfi, a dirgli che li pagate coi sogni, poi guardiamo se tornate indietro a raccontarlo.

Il terzo, ma non ultimo, problema è la distribuzione. Creiamo attesa, mi diceva il commercialista, spediamo tutto insieme e con un metodo caratteristico, mi diceva il commercialista. Un disastro. Basta dire che Rudolph, la renna dal naso rosso più famosa del mondo, è morta dopo due ore – dico due ore – dall’inizio della campagna pubblicitaria. È saltato fuori che aveva una fottuta fobia per le campanelline. Quindi, quando l’abbiamo vestita col bardamento e tutti i crismi vari, quella cretina ha dato prima un colpo di culo, poi un altro, poi, quando ha realizzato che lo scampanellio proveniva da lei, è letteralmente impazzita. Ha iniziato a correre a capofitto travolgendo gli elfi e poi si è fracassata la testa su un palo bianco e rosso; l’unico nel raggio di miglia.

Adesso, basta.

Quest’anno ho deciso di cambiare un po’ di cose.

Primo: basta elfi. Li ho licenziati tutti in tronco e ho assunto un misto fra immigrati clandestini e cinesi. Braccia forti, cervello fino e, soprattutto, non potresti spiegargli la parola “sindacato” nemmeno se volessi.

Secondo: appaltiamo totalmente la distribuzione. Basta letterine sgrammaticate: ora si ordina solo su Amazon. E poi è lo stesso Amazon che spedisce, con droni e cazzate varie, non mi interessa. Almeno smetterò di rompermi le costole nelle canne fumarie.

Terzo: cambiamo il target. Basta coi mocciosi nullatenenti. Vogliamo uomini e donne nella loro piena attività lavorativa, drogati di videogiochi e di vestiti; disposti a spendere una fortuna per il cappotto all’ultimo grido o la nuova console.

Quarto: ho già licenziato il mio commercialista. Al suo posto ho assunto il responsabile della comunicazione di Lady Gaga, che se è arrivata perfino qui, vuol dire che ci sa fare.

Il primo messaggio della nuova campagna è proprio per voi. Fanculo all’essere tutti più buoni. Comprate, comprate il più possibile. Che la vita è brutta, e fa paura.

Autore: Marco Bruschi

Vuoi leggere altri racconti e poesie? Allora scopri le altre opere della Bottega di Calliope!

Credits: Francesco di Bellinzona

Top
Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE