C’era una volta – La bottega di Calliope

Chi non ha mai letto o si è fatto leggere da piccolo una fiaba? Tutti chi più chi meno siamo legati a queste piccole e fantastiche letture. I nostri scrittori questa settimana si sono voluti spingere un po’ oltre, scrivendo una fiaba di proprio pugno.
Chissà se un giorno un bambino ascolterà una di queste storie mentre piano piano si addormenta al caldo nel suo letto.

Il lombrico giallo e il quadrifoglio arancione

C’era una volta un lombrico di nome Tino, che era giallo evidenziatore. Nessuno sapeva come avesse fatto a nascere di quel colore visto che tutti gli altri membri della sua famiglia non erano certo gialli. I suoi fratelli lo prendevano in giro perché era diverso e non lo lasciavano mai in pace. Così un giorno Tino, stufo di loro, decise di scappare di tana. A malincuore lasciò la madre, che era sempre stata l’unica della famiglia a dimostrargli veramente affetto, mentre suo padre lo trattava peggio degli altri figli lombrichi, per via del suo diverso colore. Mentre strisciava verso una meta sconosciuta, alla ricerca forse della sua identità, forse di una comunità di lombrichi gialli, chissà, iniziò a soffiare un vento molto forte e dei grandi nuvoloni neri si stagliarono nel cielo. Stava per scoppiare un violento temporale e Tino non sapeva dove ripararsi. All’improvviso vide, nel prato che stava costeggiando, un quadrifoglio arancione, che spiccava in un forte contrasto rispetto al resto dei trifogli intorno a lui, nonostante l’aria scura, ed esclamò:
“Ehi, ma tu sei arancione! Non si è mai visto un quadrifoglio arancione!”
“Beh, adesso si, e poi ha parlato il mister conformismo dei lombrichi” ribatté il quadrifoglio stizzito. In quel momento una forte folata di vento lo travolse, ed essendo più alto dei suoi compagni trifogli, non potendo rannicchiarsi come facevano loro, si piegò pericolosamente di lato.
Allora Tino, sentendo la prima grande goccia d’acqua inondare il suo corpo smilzo, ebbe un’idea e disse:
“Ti propongo un patto: se tu mi riparerai dalla pioggia, io impedirò al vento di portarti via”
“Ok, accetto” annuì il quadrifoglio.
Così il lombrico giallo si arrotolò stretto intorno al gambo del quadrifoglio arancione, proteggendolo dal vento e nello stesso tempo riparandosi dal temporale. Nel frattempo iniziarono a chiacchierare e il lombrico gli raccontò come e perché si trovava lì, ed il motivo per il quale era scappato dalla sua famiglia. Allora il quadrifoglio gli narrò a sua volta la propria storia:
“Come puoi ben vedere, anche io sono diverso dai miei simili, ma loro mi rispettano, perché sono un quadrifoglio. Sono l’oracolo di questo prato e mi consultano sempre, poiché si dice che io porti fortuna. Tu avrai pure qualche qualità per la quale sei indispensabile o comunque utile alla tua famiglia, pensaci. Probabilmente il fatto che tu sia diverso dagli altri lombrichi non è un caso: forse hai una facoltà in più, forse hai un potere, e dai poteri derivano responsabilità”.
Allora Tino si ricordò di tutte le volte che, grazie alla luce del suo corpo fluorescente, aveva aiutato il padre a costruire le gallerie di cui tutti i lombrichi non avrebbero mai potuto fare a meno. Ecco, adesso aveva capito quale era il suo talento!
Una volta finito il temporale, salutò calorosamente il quadrifoglio, promettendo di tornare a fargli visita e si diresse verso la sua tana.
Quando arrivò, trovò sua madre preoccupatissima e, dopo averla tranquillizzata, si recò dai fratelli e dal padre. Disse loro che senza di lui avrebbero dimezzato la produzione di gallerie, poiché avrebbero fatto molta più fatica a scavare completamente al buio. Essi riconobbero che aveva ragione, e si scusarono per tutti gli scherni che gli avevano fatto subire. Da quel momento il lombrico giallo, consapevole della sua facoltà e importanza, divenne famoso fra i suoi simili in tutto il mondo sotterraneo, e visse felice.

Autrice: Sara di Maio

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Storia di un piccolo porto

C’era una volta un piccolo porto situato in un angolo di mare abbastanza tranquillo. Quando il sole calava la luce del suo faro guidava a se le barche degli stanchi marinai, da tempo lontani da casa e spesso soli col loro pezzo di legno sotto i piedi. Il piccolo porto dava loro dove riposare e qualcuno con cui parlare delle lunghe avventure in mare aperto. Credete forse vi sia cosa più gradita da un lupo di mare, magari il tutto accompagnato da un buon bicchiere di rum? Se mai siete stati per mare non dovrete neanche pensarci. Ma quel piccolo porto poteva offrire molto di più. Quando il mare si gonfiava di alte onde, mosse dalle correnti, quel piccolo angolo di mare rappresentava la differenza tra la vita e la morte. I pochi marinai colti dalle tempeste si rifugiavano nel piccolo porto allo stremo delle forze e crollavano inermi al primo giaciglio.
Che ci fosse il sole, la pioggia, il vento o quelle rare volte perfino la neve quel piccolo porto era sempre lì al suo posto per accogliere chiunque ne avesse avuto bisogno. Nessun marinaio o semplice viaggiatore ha mai mancato di rispetto il piccolo porto o non ha apprezzato la sua accoglienza, mai una volta.
Eppure quando il vento si placava e il mare deponeva le armi contro la terra, allora tutte le navi attraccate iniziavano a prepararsi a riprendere il largo. I marinai ora riposati e ripresi dal lungo vagare raccolgono le loro cose, una ad una, risalgono sui loro pezzi di legno e abbandonano il porto che tanto aveva significato per loro. Così dopo ogni tempesta, stessa storia, stesso copione, fino al prossimo mare mosso.

Autore: Matteo Mazzoni

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Credits: Antonio Manfredonio, Cinzia A. Rizzo

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