Che ne sarà dell’Ataf?

Ataf, Toc toc Firenze

Un po’ di storia

La storia dell’Ataf comincia nell’immediato dopoguerra. Fino al 1945 il trasporto pubblico fiorentino era stato gestito da privati, in particolare dalla Società Trasporti Urbani che apparteneva al gruppo Fiat. Dal primo Gennaio del 1946, l’ATAF nacque come azienda con capitale a partecipazione totalmente pubblica: i soggetti azionisti, anche oggi, sono gli stessi comuni che beneficiano dei servizi offerti.

Questa società con il suo marchio è parte integrante del patrimonio culturale di ogni fiorentino: i bus che da verdi sono diventati arancioni e poi bianchi con il giglio rosso, i parallelepipedi elefantiaci che appaiono dal fondo della strada con le loro schiene metalliche e ogni giorno fagocitano migliaia di studenti, turisti e pendolari: tutto ciò avrà vita breve. Per lo meno, l’ATAF non sarà più come la conosciamo adesso.

Ataf, Toc toc Firenze

I primi mutamenti nell’azienda

Già dal 2005 un provvedimento regionale aveva previsto l’affidamento del trasporto pubblico locale in capo a un unico gestore: a questa data risale il consorzio tra ATAF e Li-nea, (azienda di Scandicci) le quali svolgono il servizio in maniera complementare coprendo i 14 lotti in cui era stato diviso il territorio.

Ma quello che molti non sanno è che tra poco l’ATAF verrà scorporata: divisa in parti, “spacchettata”, come dicono i suoi dipendenti con preoccupazione.
Nel 2012 il ramo che gestisce il trasporto pubblico locale (Ataf Gestioni srl) è diventato proprietà per il 70% delle Ferrovie dello Stato, per il 25% di CAP Autolinee di Prato e per il 3% di Autoguidovie di Milano.

Ataf, Toc toc Firenze

Non finisce qui

La riforma del Trasporto Pubblico Locale è definita dalla Regione come una “Rivoluzione necessaria”: gli obiettivi sono molteplici, alcuni dei quali potrebbero agevolare la mobilità dei cittadini attraverso un biglietto unico regionale e una migliore efficienza dei servizi. Ma per i lavoratori il futuro rimane incerto e la garanzia dei loro diritti non sembra più una priorità. Il 31 Dicembre 2013 sono stati annullati gli accordi integrativi che i dipendenti avevano ottenuto negli anni, in nome di quella flessibilità che dovrebbe garantire una maggiore competitività sul mercato.

Il bando indetto dalla Regione prevede l’affidamento del servizio a un unico soggetto per un piano di oltre 300 milioni di euro orientato prima di tutto all’ammodernamento dei mezzi. Il sentimento dominante resta l’incertezza: chi vincerà la gara potrebbe licenziare interi rami del servizio, imporre condizioni stringenti di lavoro o ridurre gli stipendi. I lavoratori non hanno scelta: non resta che farsi sentire attraverso manifestazioni o scioperi e aspettare la scadenza del bando a fine anno.

Photo credits: Ansa, Flickr, Laura Bonaiuti (STAMP Toscana).

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