Chi era Artemio Franchi, l’uomo dei due stadi

artemio franchi, toc toc firenze

Artemio Franchi: uomo di sport e di cultura

Ci siamo fatti una domanda, avendo ben presente le antiche rivalità mai del tutto sopite tra le due contendenti per il primato regionale: “come mai lo stadio cittadino ha la medesima denominazione di quella della città del Palio”? Il responso è tanto semplice quanto sbalorditivo, ovverosia, l’esistenza vissuta dal Dr. Artemio Gino Franchi.
In effetti, dall’arco di tempo che si dipana dall’ 8 gennaio 1922 all’infausta data (per i suoi cari e non solo) del venerdì 12 agosto 1983 durante un incidente stradale, egli ha sciorinato incessantemente senza mai cadere nella bassezza della pedanteria le sue doti diplomatiche, manageriali, umane, patriarcali come testimoniano le sue innumerevoli cariche.

La presidenza

Infatti è stato il segretario generale della viola dal 1949 al 1951, in seguito ha presieduto la lega semiprofessionistica dalla sua creazione, vale a dire dal 1959 fino al 1965, e contemporaneamente è stato nominato vice presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). Nel frattempo, fondò la ditta Angiolo Bruzzi specializzata nella commercializzazione dei prodotti petroliferi e di riscaldamento.

Dal 1967 al 1976 rimase alla posizione apicale della FIGC alla quale aggiunse quella della UEFA e la vice presidenza del massimo organo di governo del calcio mondiale, ossia la FIFA, nonché in via ufficiosa il delfino designato del patriarca della medesima, Joào Havelange. Dal 1978 al 1980 ci fu la seconda puntata al vertice del calcio italiano. Infine, fu scelto capitano della contrada La Torre nel 1971 fino alla sua repentina dipartita.

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Pene dell’inferno e gioie

Di conseguenza, si evince dalle attività summenzionate con l’ausilio di un volo panoramico che Artemio Franchi, il laico convinto, sia stato marcato da due stimmate incommensurabili, vale a dire il calcio e il palio (fuori concorso è la famiglia per ovvie ragioni) che gli abbiano inflitte non soltanto le pene dell’inferno (il che incidentalmente mi permette di non fare soltanto un arpeggio), vedi le disastrose spedizioni degli azzurri nei mondiali del 1962 e 1966, la dimissione dalla presidenza della FIGC nel 1980 per lo scandalo del calcio scommesse, il digiuno di vittoria della sua contrada a Piazza del Campo, ma anche le ineffabili gioie dell’estasi professionale, vedi la partita del secolo ai mondiali del 1970, le vittorie agli europei del 1968 a casa, ai mondiali del 1982 e all’assegnazione post- mortem dell’organizzazione della kermesse del calcio mondiale all’Italia nel 1990.
Che sia riuscito a mettere d’accordo due prime donne come Firenze e Siena mi sembra un traguardo ragguardevole. Difatti, si potrebbe desumere che egli sia la sublimazione del concetto del cortigiano di cinquecentesca memoria di Baldassarre Castiglione in cui l’uomo debba ricercare la perfezione in tutto senza ostentazione e prediligendo la diplomazia allo scontro diretto.
Ecco che ci sorge un’ osservazione spontanea: perché gli attuali dirigenti della collettività non prendono spunto sul suo immenso lascito di uomo rinascimentale? Può darsi che il culto della memoria di alcuni numi tutelari possa giovare ugualmente al nostro sempre più complesso e interconnesso mondo.

cedits: intoscana.it, storiedicalcio

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