“Ciò che inferno non è” Alessandro D’Avenia

Lettera a un bambino mai nato, Toc Toc Firenze

 

A coloro che amano leggere ma che non hanno mai abbastanza tempo, a coloro che restano svegli fino a notte fonda pur di finire un libro, che non è mai semplicemente “finire” ma è inseguire una passione,correre dietro ad una storia nella quale ci si è immedesimati, consapevoli però che per un attimo, almeno un attimo, al termine di quelle pagine, si sentirà un vuoto, più niente, finito.
E allora ecco che rinasce la voglia di leggere ancora e ancora, per trovare nuove storie che ci emozionino, ci sorprendano, e perché no, che ci facciano anche scordare per una manciata di minuti il vortice caotico della vita di ognuno di noi.
Ma cosa leggere?
Ed ecco che entra in gioco questa umile rubrica, che ha lo scopo di consigliare, senza alcuna pretesa, un libro al mese a tutti gli amanti della lettura.

 Il nuovo romanzo di Alessandro D’Avenia

ciò che inferno non è, toc toc firenze

Il primo libro che vogliamo suggerirti è “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia, edito da Mondadori.

Terzo romanzo di D’Avenia, giovane professore di Lettere al liceo, dopo“Bianca come il latte, rossa come il sangue” e “Cose che nessuno sa”.
Inizialmente ero un po’ diffidente verso questo romanzo, poiché temevo che il martirio di Padre Pino Puglisi sarebbe stato trattato con una leggerezza non adeguata, ma mi sbagliavo.
L’autore infatti è riuscito a parlare di un argomento delicato in modo travolgente e profondo, con un linguaggio scorrevole, chiaro e riflessivo.
“Ciò che inferno non è narra l’estate di Federico, un diciassettenne di Palermo che, terminato l’anno scolastico senza debiti, si prepara a partire per una vacanza-studio ad Oxford.
Ma si sa, la vita non va (quasi) mai come l’hai programmata.
Federico infatti prima di partire accetta la proposta del suo professore di religione, Padre Pino Puglisi, che lo invita ad aiutarlo con i bambini del suo quartiere: Brancaccio.
Grazie a questa esperienza ed al rapporto con Don Pino, Federico sarà catapultato in una realtà che non conosceva, la realtà di Francesco, Maria, Dario, Serena, Totò, Lucia, bambini e ragazzi che hanno già dovuto sopportare una storia di soprusi, di violenza, di difficoltà, spesso dando prova di forza d’animo e coraggio.
Federico scoprirà un aspetto di Palermo che non è quello luminoso e paradisiaco che conosce e ama, ma è l’aspetto più oscuro, fatto di intimidazioni, silenzi, pistole e assenza di speranza, dove vige una legge non scritta: la legge di Cosa nostra.
In quella ingiusta realtà, Don Pino cerca di salvare i bambini dalla strada, dove altrimenti presto la mafia li sedurrà promettendo loro grandi guadagni e onore, cerca di far capire loro che un’alternativa a quel mondo è possibile.
Questo romanzo mostra come la straordinaria figura di Don Pino incida sul modo di vedere la vita di Federico e come influenzi e trasformi la vita dei bambini del suo centro Padre Nostro e di tutti coloro che entrano a contatto con lui.
Un interrogativo si pone a tutti i personaggi del romanzo ed anche ai lettori: lottare per ciò che inferno non è, oppure rimanere dentro l’inferno fino a farne parte?
Come scrisse Italo Calvino: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n’è uno, è quello che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

“Ciò che inferno non è” ti offre molto più di quello che ti aspetti.
Buona lettura!

 

 

Credits: Abhi Sharma

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