Cosa resta a Firenze dei Mondiali di ciclismo

mondiali ciclismo, toc toc firenze

 

A un mese dalla vittoria iridata di Rui Costa (il ciclista, non il calciatore!), cosa resta a Firenze dei Mondiali di ciclismo?

L’evento sportivo che più ha terrorizzato i fiorentini, alle prese per mesi con previsioni catastrofiche su traffico in tilt e interi quartieri paralizzati, è stato il frutto di ben tre anni di lavoro, a cominciare dalla gara di assegnazione per uno dei più grandi eventi mai ospitati in Toscana: 197 milioni di euro investiti, di cui 37 stanziati da Regioni e altri enti pubblici e locali.

Strade riasfaltate, nuove piste ciclabili e già qualche prima lamentela di chi chiedeva di asfaltare non solo le strade necessarie ai percorsi delle gare.

I grandi eventi comportano per il territorio che li ospita, ma anche per l’intera nazione, una forte attenzione mediatica, un ampio coinvolgimento di enti pubblici e privati, grandi finanziamenti, ma soprattutto risultati, quantomeno ci si aspettano, in termini economici e di immagine. Questo è un po’ quel che si dice quando si accetta di ospitare un evento di portata mondiale come quello dei Mondiali di ciclismo, anche se talvolta questo può creare degli svantaggi per l’ambiente e soprattutto per i residenti.

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Per questa ragione ci chiediamo oggi quale sia stato l’indotto economico, sociale e turistico, che Firenze ha guadagnato dai mondiali. E, soprattutto, si è davvero creato questo indotto?

L’Irpet, l’Istituto Regionale di Programmazione Economica della Toscana, aveva previsto 1.100 posti di lavoro, anche se a chiamata e temporanei, più di 400mila visitatori che avrebbero speso circa 160 milioni di euro, senza contare quello che avrebbero speso organizzatori e squadre di atleti. In tutto si sarebbe prevista una crescita del PIL pari al +0,07% in Toscana, 78 milioni di euro e complessivamente di circa 227 milioni su scala nazionale.

Per gli alberghi si prevedevano oltre 350.000 presenze in media due notti, per cui Federalberghi ha rilevato il quasi tutto esaurito sia in città che in periferia, complice anche il fatto che settembre rimane per Firenze un mese di alta stagione. Erano previste perfino guide ad hoc per i ‘cicloturisti’ e un ‘contact center turistico’ per le informazioni.

Tutto ciò, stando alle previsioni, avrebbe generato un valore aggiunto sul PIL del 22% da parte delle strutture ricettive e dai ristoranti e del 12,7% dal commercio. A distanza di un mese l’unico dato a disposizione della Provincia di Firenze riguarda le variazioni degli indici del prezzo degli alberghi, che segnalano difatti per il mese di settembre un elevato incremento come si vede dalla tabella e dal grafico.

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Firenze, insieme alle altre “città dei Mondiali” Lucca, Montecatini Terme e Pistoia, ha avuto ancora più del solito l’attenzione dei media e dei turisti a livello globale. Queste terre straordinarie in cui abitiamo e che sembrano quasi disegnate, sono da sempre nell’immaginario delle persone e un evento sportivo di questa portata ha sicuramente aumentato il normale flusso turistico e il desiderio di visitare i luoghi tra una gara e l’altra.
Ad esempio la presenza sulle strade tra Lucca e Firenze è stata di circa 90.000 persone che ammiravano i nostri paesaggi mentre seguivano le corse e 180.000 tra le salite di Fiesole.

Il vero disagio lo hanno avuto i cittadini, in particolare quelli che abitano lungo le strade attraversate dai percorsi dei Mondiali di ciclismo. I fiorentini terrorizzati sono scappati da qualsiasi luogo attraversato dalle gare: chi ha preso ferie, chi usciva prestissimo la mattina per evitare il traffico dovuto alle deviazioni (di per sé problematico a Firenze), chi usciva prima da lavoro per lo stesso motivo, negozi e scuole chiusi. Certo, però, per qualche giorno una Firenze pedonalizzata e liberata dal caos della quotidianità è stata una sorprendente bellezza da riscoprire.

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L’unico dato negativo in termini economici, invece, arriva dal mondo del commercio.

Mentre si parlava di un grande ritorno per l’economia cittadina grazie alla “vetrina” dei Mondiali di ciclismo, le deviazioni all’interno della città, le strade chiuse o separate da un varco, hanno creato non solo disagio per residenti e turisti ma soprattutto per i commercianti. La Confcommercio di Firenze ha rilevato un calo delle vendite dal 20% al 50%.

Per fortuna il turismo ha incassato invece ottimi riscontri dall’evento. A parte le classiche critiche e polemiche che nascono sempre per qualsiasi proposta o evento che ci si prepara ad ospitare, i cittadini sono stati sensibilizzati dal Comune sull’utilizzo dei trasporti e dei propri mezzi, mettendo a disposizione punti di informazione, volontari e altri servizi.

Ma la voce tagliente dei fiorentini è più forte e si è fatta sentire con frasi ormai divenute tormentoni: “Ma proprio a Firenze si dovean fare i Mondiali con tutti i posti che c’erano?”, o ancora “Ma che ce n’era proprio bisogno a Firenze dei Mondiali?”. È vero. Forse Firenze non aveva tutto questo gran bisogno di accogliere un evento del genere e non solo perché non è una grande città, ma anche perché non ha bisogno di “promuoversi”.

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Si deve tener conto però che l’evento si è svolto in tutta la Toscana e la città fiorentina ha fatto da centro principale e da traino per le altre località toscane, quindi c’è stata una visibilità e un ritorno di immagine per tutta la Regione.
E poi, per quanto Firenze goda già dei suoi buoni numeri e indotti nel turismo, questo non significa adagiarsi sugli allori, ma rinnovare invece ogni volta la propria immagine, facendo sentire la propria voce e lanciandosi in nuove sfide.

Certo, anche questo evento ha avuto un rovescio della medaglia per i cittadini e gli abitanti dei comuni limitrofi, ma nella “minaccia” l’opportunità per tutti noi è stata quella di aver apprezzato di più la città, in una veste che non si vede spesso: una Firenze per la prima volta più silenziosa, dove poter fare delle passeggiate anche per andare a lavoro o a scuola e con meno frenesia, aiutati dal bel tempo pioggia permettendo, osservando il paesaggio e altri luoghi a cui magari non facciamo spesso caso.

Inoltre l’utilizzo dei mezzi privati è sceso del 16%  nella settimana delle gare, ha portato dei buoni riscontri sull’impatto ambientale con la riduzione del traffico acustico e della concentrazione di polveri inquinanti, facendo così riscoprire a molti il piacere di una biciclettata. Abbiamo quasi provato un turismo più “slow”, più lento, nella nostra amata città.
Peccato solo che questo limbo della città meno trafficata e vivibile sia durato solo una settimana e ci abbia poi obbligato a tornare alla dura realtà. La lezione da imparare dalle due ruote è che ogni tanto fermarci o rallentare, magari anche senza il Mondiale, per staccare un po’ dalla frenesia delle nostre vite, non ci farebbe poi tanto male.

Credits: La Nazione, Panorama Auto, Toscana Oggi

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