Cos’è il bello? – La bottega di Calliope

Una domanda alla quale probabilmente solo un poeta,uno scrittore o un filosofo sa rispondere davvero. “La bellezza sta negli occhi di chi guarda” dice il vecchio detto, ma è davvero così?
Gli occhi di lei, ti risponderà un ragazzo innamorato, i petali di un fiore, un botanico, le più antiche profondità della terra, un geologo. Insomma le risposte sono mille, forse di più, ed ecco quelle dei nostri scrittori di EsseCìEffe.

Cos’è il bello?

Il bello
è ciò che non si può toccare,
ma solo sfiorare.

Un vento,
che scompiglia l’anima;
un canto
sospeso nel vuoto,
un vulcano
che esplode nel cuore,
anelito
di vita interiore.

Un volo preciso
di una farfalla su un dito.
Il bello,
è la perfezione
che incontra
l’equilibrio.

Autrice: Monica “Moe” Ricci

Cos’è il bello.

Calore che scalda, brucia ma non lascia ustioni.

Entrare nella doccia quando l’acqua scorre già da un po’ e ti fai avvolgere da un abbraccio vaporoso prima del getto d’acqua bollente. La forte spalla quando non ti serve il cuscino su cui coricarti per non fare sogni brutti la notte. Quando basta uno sguardo per pensare la stessa cosa all’unisono e decidere di riderne insieme piuttosto che parlare.

Il bello di ottenere risultati, di svoltare la giornata solo con una chiamata. Solo con un si o con un no che in quel momento magari nemmeno ti serve, ma ti basta per sorridere. Quando ti ricordi di stringere la mano che ti aiuta, e se non te lo ricordi tu, te lo ricordo io. Ti rassicuro con un sussurro. Ti basta?
Assaporare a polmoni aperti tutto il sapore della nicotina di una sigaretta dopo una giornata di lavoro. Solo io e la mia sigaretta, senza dar spazio a nient’altro.

L’effetto pagliaccio che esce dalla scatola.
L’imprevedibilità di decidere il lunedì mattina di bere il caffè senza zucchero. Percorrere lo stesso borgo di sempre e far cancellare la quotidianità trovando te che compri la frutta. Riaprire o per caso o per voglia, quella vecchia scatola seppellita dal tempo e ritrovarci l’adolescenza dentro.

-Guarda, lei è Ultimina. Si chiama così perché è nata per ultima dopo otto fratelli.
-Ma chi la vecchia fioraia ?
-Ultimina la vecchia Fioraia, si. Vedi ? Sta componendo un bouquet. Prende un fiore alla volta e cattura l’aroma di ogni petalo prima di fonderlo assieme al profumo di rosa, gerbera e tulipani.

La fluidità dei solchi sul quel viso, dove ogni ruga porta con se un ricordo.
Il nonno che porta alla stazione dei treni il nipotino, che non importa parli basta faccia ciuf, ciuf per renderlo felice. Il vecchio brontolo, posizionato con le mani dietro la schiena e l’espressione arcigna pronto a sollevare l’indice ballerino osservando gli operai in un cantiere. Tua nonna che alza la cornetta solo per informarti che ha appena cucinato il ragù.

Viverci, viverti giorno per giorno, senza che il bello di oggi condizioni il bello di domani. Senza dover pensare alle conseguenze di un capello perso, di una probabile multa presa all’autovelox. Il bello della mancanza di un etichetta, dello stampo che ci distingua gli uni dagli altri. Della sorpresa, della svolta, del non-capisco-perché ma in realtà non mi interessa capirlo. Il bello dell’ambizione, della caparbietà, di sbattere la testa contro il muro fino a che non capisci che tanto non lo sfondi.
Sentire che non ti manca il sole nemmeno quando nevica.

Autrice: Elena “Sole” Meini

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Credits: Fernando Reyes Palencia

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