Dante 2.0 – La bottega di Calliope

Freschi freschi dall’ultimo evento pubblico che ha visto gli scrittori dell’EsseCìEffe ospiti della Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze, in occasione della mostra su Dante, ecco due testi tra quelli letti. Ci è stato chiesto di scrivere qualcosa su Dante che non inquadrasse il sommo poeta in modo classico e accademico, infatti molti di noi si sono cimentati nel dare una voce a personaggi (reali o fantastici) molto vicini alla figura di Dante, ma dei quali per vari motivi non sappiamo molto.
In questo modo ci siamo immaginati i pensieri di Beatrice o addirittura le pietose parole di Amore che letteralmente si inginocchia e si affida ai versi della sua poesia.
Buona lettura.

Lettera a Dante da Amore

Aiuto, aiutami sto morendo!
Sono diventato un morbo dal quale la gente fugge impaurita e con ogni mezzo cerca di debellarmi. Coloro con i quali vengo a contatto sono visti come pazzi perché non più capaci di seguire il rigore logico e razionale dei pensieri e delle azioni che ne conseguono. Ma non capiscono, e tu lo sai Dante, tu sei poeta Dante e puoi capirmi. Non solo ma tu in quanto tale sei l’unico che può aiutarmi.
Devi far tornare le persone , il popolo, a credere in me.
Ma attento perché non devi convincere nessuno, allora non servirebbe a niente, il tuo compito è ben più grande.
Decscrivimi Dante, descrivimi come tu mi vedi e mi senti, aiuta le persone a riconoscermi, a riconoscere se stesse quando dimoro nel loro petto.
Insegna a non fuggirmi, ma accoglermi perché il mio potere è tale da permetterli di fare cose incredibili e lo hanno dimenticato.
Scrivi, ti prego, d’ogni sospiro e d’ogni lacrima. Non dimenticarne nessuna perchè in loro racchiudo tutta la mia essenza e non aver timore a soffrire perché solo soffrendo mi conoscerai.
Sii per me mezzo e fine di un messaggio che l’uomo non comprenderà mai fino in fondo ma del quale non potrà fare a meno.

Autore: Matteo Mazzoni

Canto di Beatrice

Muto saluto accorto
Che il mio sguardo non incroci a lungo il tuo
Certezza ne vien che mi cercherai.
Infra tutte coloro che non sono,
per te specchio ove rifrangere me,
aldilà troverai i miei occhi.
Non si dovrebbe mai intuire la parola “addio”
Così come la distanza da interporsi
Per salvarti e salvarmi,
da oggi pur andandomene,
resto; cambierà il tempo, l’uso comune,
e lo scambio di parole,
da me non avrai segno più, così troverai la pace.
Non saremo inchiostro che sgorga sulla superficie
senza controllo,
né più un futuro che non avverrà.
Come il sole, invece, che accarezza gentile i rami, da lontano,
nell’Autunno frizzante, veglio su di te;
Per le strade di questa città i nostri passi si incroceranno,
così le nostre vite, fuggevolmente, parallele.
Un giorno, che tanto il tempo non potrà ricordare,
ma noi sì- sicura, riconoscerò della tua espressione
il sorriso.

Autrice: Ilaria Belvedere

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Credits: Boss Tweed

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