Dove sono finiti gli artisti di strada a Firenze?

artisti, toc toc firenze

Gli artisti di strada: dove diavolo sono finiti? Un tempo divertivano grandi e piccini con le più disparate arti, sempre diverse e sempre stupefacenti.

E ora?

Cominciamo innanzitutto col fatto che l’artista di strada (detto anche Busker) è un vero e proprio lavoro, codificato dalla legge, regolamentato e tassato, il che sfata il mito della casualità dell’artista che si piazza lì perché gli gira così in quel momento.
Ci sono orari, luoghi ben precisi affittati per le performances e quant’altro.

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Il mestiere dell’artista di strada nasce nella notte dei tempi e pensate, la prima legge che lo regolamentasse apparì nel 462 a.c. nell’antica Roma e considerava come reato chiunque facesse un qualche tipo di diffamazione verso qualcuno (di importante suppongo).  La pena era la morte.
Come immaginerete questa legge a Firenze non esiste più (altrimenti gli artisti di strada avrebbero fatto parecchio bene a scappare), e sono nate nel frattempo molte associazioni (FNAS; AIAS) che tutelano con tutte le loro forze questa categoria.

Ma se davvero è tutto così ben organizzato, dove sono finiti?

Le associazioni fanno del loro meglio ma così non si può dire lo stesso dello Stato che ha legislativamente dato una certa libertà di gestione della faccenda sul territorio italico. E fin qui niente di male, se non fosse per il fatto che la libertà è così estesa da permettere anche il totale divieto. Una piccola curiosità: nel 1993 un artista di strada non ben riconoscibile si esibì nella stazione centrale di Milano. Stava per essere cacciato dai carabinieri, che però desistettero dato che quella persona era un artista in borghese, un certo Biagio Antonacci. Dopo quello spiacevole episodio Antonacci criticò il fatto che a Milano, al contrario di Londra, fosse ancora proibito suonare per strada.
Firenze per fortuna non è così.

Oppure no?

Ci sono 49 posti a Firenze per poter fare il Busker, uno solo per ogni via o piazza. Per poter usufruire della maggioranza di quei posti bisogna essere iscritti ad almeno due associazioni presenti sul territorio locale (per Firenze, Open Art e AIAS) che permettono a quel punto di poter accedere per la durata di un anno ad un’area assegnata con previo pagamento. Ben 41 posti di quei 49 sono impiegati unicamente dalle persone che sono registrate.

Non immaginate le scazzottate che ci sono per contendersi quei pochi, pochissimi luoghi di esibizione. Dalla legge per gli artisti, alla legge della natura. Il problema qual è? E’ che quei pochi registrati accedono a quelle postazioni, si installano e non lo mollano più. Diventa il loro luogo fisso di lavoro, in cui si adagiano nella migliore delle routine.

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E’ effettivamente un problema. Il bello degli artisti di strada oltre al diletto che suscitano, è il loro cambiamento continuo, sempre nuovo, sempre fresco, sempre pieno di sorprese. E come immaginerete, tutto questo cozza enormemente con la routine che vuole sempre la stessa persona al medesimo posto con la medesima performance. Dopo un po’ viene a noia, è umano.

Ma non temete, ora a Firenze tutti questi problemi sono stati eliminati. Come hanno fatto? Facendo lo stesso con gli artisti di strada. 31 Maggio 2013: Palazzo Vecchio toglie l’autorizzazione alle pubbliche esibizioni dei Busker.

 

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