Epica – La bottega di Calliope

Dopo il fantasy con i Draghi di settimana scorsa facciamo un ulteriore salto indietro nella letteratura nell’Epica. Questa volta però il racconto che proponiamo è leggermente diverso dagli altri, infatti è stato scritto durante un incontro di scrittura del gruppo EsseCìEffe. Ci siamo dati un tema, poco più di un’ora di tempo, una penna e un foglio ed ecco cosa ne è saltato fuori, naturalmente questo è solo uno dei racconti scritti in questa occasione.
Buona lettura.

IL FIGLIO DEL FALCO

Così l’ululato del signore del mondo diede avvio all’era del cuoio.
Un urlo soffocato, il sangue che inclemente s’accaniva su di uno sterile suolo. Quelle gocce, furono loro a ripopolare il mondo.
Nacquero le steppe, le vallate e i deserti; dalle sue lacrime sgorgarono i mari e dalla sua rabbia risorsero gli uomini.
Essi, figli del rancore, vissero tra loro ostili ed inclementi, crearono villaggi in perenne conflitto tra loro.
Trascorsero le ere e nacque nelle foreste d’ambra un fanciullo dalla pelle d’avorio chiamato Murakai, la lacrima del vento.
Saggio e virtuoso, mentre gli abitanti della valle coltivavano l’arte del massacro egli apprese quella della devozione.
Capì che quelle guerre offendevano il suo signore, in quanto essi erano figli d’un dolore comune.
Fu così che egli raccolti attorno a sé 100 discepoli li mandò in giro per il mondo, allora neonato, a predicare l’unione, l’avvento del pietoso impero e nel giro di una decade si contarono più di 4000 adepti.
Nacque in quello stesso luogo un giovane senza nome, il quale aveva sulla spalla una voglia a forma di falco.
Egli era un ottimo cacciatore e filosofo della natura, che colse l’irrimediabile unicità d’ogni sua creatura e comprese la sacralità della libertà e dell’ autodeterminazione.
Passarono altre tre decadi e i discepoli di Murakai s’erano mutati in milizie ed esse avevano sottomesso quei vergini continenti.
Il giovane figlio del falco leggeva negli occhi dei popoli la sofferenza e una notte gli apparve in sogno il signore del mondo.

“Combattilo”.

“Ma egli agisce per vostro ordine”.

“Ribellati”.

“Come potete ordinarmelo”?

“Perché gli uomini sono figli della mia stessa rabbia e in suo nome essi bramano l’unità”.

Altre tre decadi e il figlio del falco invitò i popoli a sottrarsi dalla tirannide del dolore.
Queste parole giunsero alle orecchie di Murakai, la lacrima del vento, figlio d’ardesia, il quale regnava incontrastato sulla terra, egli volle incontrare il giovane.
Così nei campi di Zefiro  avvenne l’incontro delle due armate.
Una formata da nobili fanti, con corazze d’alabastro .L ’altra era, invece, composta dai potenti lottatori dalla pelle d’ebano, da letali arcieri provenienti dalla terra del Sole e dai prodi cavalieri del feudo del Ghiaccio.

“Siamo figli di un signore comune”.

“Ma figli di un comune dolore”.

“Per questo l’unione è la nostra unica soluzione”.

“Sotto un nero stendardo”?

“Sotto una purissima bandiera”.

Dopo queste parole il figlio del falco sguainò la spada e appoggiate le labbra sulla fredda lama, devoto, guardò Murakai e disse:

“Finché vivremo lo faremo secondo i voleri della natura, figlia del nostro signore, ma se tu, ora, preferisci vivere sotto le insegne dell’ abominio fallo, ma lo farai versando calde lacrime sui nostri corpi”.

Iniziò così una guerra fratricida che vide contrapporsi eroi valorosi e altrettanti ne vide cadere.
Alla fine la lacrima del vento e il giovane figlio del falco rimasero con un pugno di uomini e dopo aver pregato tutta la notte dinanzi agli altari del loro eterno padre, giunsero ad un ultimo duello, in un’ altra era, in un altro mondo, davanti agli occhi inermi dei loro eserciti.

Autore: Graziano Davoli

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Credits: Alex’s Anderwelt

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