Firenze capitale: eravamo uggiosi anche nel 1864. Guida per capire i fiorentini

È il 15 Settembre 1864 e Firenze ha appena vinto il titolo di capitale d’Italia portandolo via a Torino che, diciamocelo, non la prese proprio bene. Le conclusioni vengono da sé, che sia per la capitale del Regno o che sia per un pallone, ma queste città non riescono proprio ad andare d’accordo.

Firenze capitale, la città è in festa, ma servono dei cambiamenti.  Arrivarono per questo a Firenze più di seimila funzionari piemontesi. Questi parlavano una lingua completamente diversa da quella dei fiorentini, una lingua che suonava a loro simile quasi al francese e decisero così di dargli un soprannome non esattamente positivo: buzzurri. I buzzurri erano, per intenderci, i venditori di castagnaccio delle valli alpine, riprova che no, i fiorentini ed i piemontesi non si sono mai rimasti troppo simpatici.

Nasce una vera e propria guida sulle abitudini dei fiorentini

Con l’arrivo di cotante persone, la popolazione aumentò esponenzialmente ma in un periodo dove la differenza tra le singole regioni era estremamente netta: lo si è visto anche poco fa con la lingua. Si sente quindi il bisogno di creare una guida sui fiorentini a tutti gli effetti, per permettere ai nuovi fiorentini non fiorentini di imparare ad integrarsi, di capire il popolo e forse e spesso anche a non fraintenderlo.

 Firenze capitale, toc toc firenze

Gli usi e costumi non capiti dai malpensanti

La guida su gli usi e costumi spiegava ai ”buzzurri” che i gli abitanti di Firenze erano soliti affacciarsi alla finestra e passare molto tempo ad osservare da li le persone che passavano. Questo faceva nascere un giudizio negativo da parte dei nuovi arrivati prima della creazione guida che addirittura prontamente definì questo parere temerario, e non perse tempo: spiegò molto schiettamente che la colpa non era dei nostri antenati, che loro non lo facevano per impicciarsi dei fatti altrui come erano andati a pensare i funzionari piemontesi.

Ei cittadini delle parti d’Italia che giungono a Firenze per la prima volta notano quest’uso, che non di rado fa loro concepire un giudizio non troppo favorevole.
Ma è un giudizio temerario – assolutamente temerario. –
E perché di questo peccato non si macchi anche il nostro lettore, ci facciamo un dovere di spiegargli la ragion del fatto.

Al contrario era causa di un disagio. Dovete sapere infatti che le case e di conseguenza le camere, erano molto piccole e senza cortili, quindi affacciarsi ai balconi era necessario per prendere una sana boccata d’aria.

Firenze capitale, toc toc firenze

Preparatevi stranieri che a Firenze si mangia proprio bene

È questo che viene fuori leggendo la guida al paragrafo dedicato alla cucina. Eh si, serviva preparare i piemontesi anche a questo. Dovevano dimenticarsi la loro vecchia amica ”cotoletta”, nella Firenze capitale si suonava tutta un’altra musica!

Ma una cosa saltava all’occhio dei nuovi arrivati, il pane era sciocco. Quello che per loro era un nuovo dramma, per i toscani, anche noi contemporanei, è ormai un’abitudine, ma la guida cercò di rasserenare gli animi.

I fiorentini, a detta sua, sono un popolo ospitale quindi rassicurò le madame torinesi che se si fossero messe di buona lena a cercare nelle panetterie indicate, avrebbero potuto facilmente risolvere il calo salino dell’alimento primario con un prodotto decisamente meno sciocco.

Abbandonate le armi e munitevi di ombrello miei prodi piemontesi!

Già, era più o meno questo il consiglio della guida. A Firenze piove un mare e forse i piemontesi erano più abituati alla mazza che all’ombrello e lo si evince da questo passaggio:

Più di frequente che la mazza, o canna, convien portare a Firenze il paracqua che – tra parentesi, chiamasi ombrello, forse per far credere che a vece delle pioggie frequentissime s’abbia a difendersi dai raggi di un sole troppo spesso assente.

Firenze capitale, toc toc firenze

Insomma pare che fosse tutto un metter bocca su di noi poveri fiorentini ospitali, ma a detta nostra non sembra che si siano trovati così male, soprattutto contando la quantità di gobbi presenti in città.

 

Credits: Giuseppe MoscatoCur sore

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