Le nostre porte: un pezzo fondamentale della storia di Firenze

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6 cinte murarie, 16 porte, 3 torri, oltre mille anni della storia di Firenze.

Questo è l’immenso patrimonio storico-culturale rimasto, almeno in parte, a Firenze. Chi, andando in centro, non ha mai fatto caso a Porta al Prato o, sui viali, a Porta alla Croce? Delle 16 porte originarie ne rimangono 9 e, per voi, abbiamo scelto quelle con le storie più interessanti!

Porta alla Croce

Prende il nome dalla “croce al Gorgo” che si trovava un po’ più verso l’Arno e ricordava, secondo la tradizione, il luogo in cui San Miniato venne decapitato. Da qui egli si sarebbe rialzato e, presa la propria testa sottobraccio, si sarebbe incamminato fino alla collina sull’altra parte dell’Arno, dove, in seguito, sarebbe sorta la basilica di San Miniato.

Il gorgo a cui si riferisce era un’ansa dell’Arno che, un tempo, si trovava nei pressi di piazza Piave. La porta adesso è isolata nel centro della piazza in seguito al rinnovamento della città ad opera di Giuseppe Poggi, negli anni di Firenze Capitale (1865-1871). La costruzione originaria (forse dovuta ad Arnolfo di Cambio,attorno al 1284) subì nel tempo varie trasformazioni.

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La più vistosa si ebbe nel Cinquecento, con la sua riduzione in altezza in occasione dell’Assedio di Firenze, per adeguare il sistema difensivo alle nuove armi da guerra e in particolare per risultare meno vulnerabile ai cannoneggiamenti. Nella lunetta interna, come nella maggior parte delle altre antiche porte superstiti, a ribadire come il territorio fosse stato posto sotto la protezione della Vergine, si trova un affresco cinquecentesco (staccato, in pessimo stato di conservazione, tanto da distinguere a malapena le figure) raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista e Ambrogio, attribuito al Ghirlandaio.

Porta al Prato

E’ una delle porte superstiti più antiche della città, e risale al 1285, anno nel quale si iniziò la sesta cinta muraria. Come le altre porte cittadine fu abbassata nel 1526, per risultare meno vulnerabile agli attacchi della nuova artiglieria, e fu coperta dalla loggetta con tetto a spiovente, sulla quale si trova un’insegna metallica segnavento.

La porta prende il nome dall’antistante piazzale detto Il Prato, o piazzale della Porta al Prato, non perché da essa parta una strada che porta a Prato, ma perché anticamente questa zona non era lastricata e veniva tenuta così per il mercato del bestiame settimanale. Fino a qualche anno fa, sulla lunetta interna si trovava un affresco (oggi spostato in depositi dopo la conclusione del restauro nel 2013) di una Madonna con Bambino e santi, attribuito sempre al Ghirlandaio.

Questo piazzale è stato per tre secoli sede del Calcio in costume!

 Porta San Gallo

 

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Era una delle porte della città che sopportava il traffico più intenso, perché era quella più settentrionale, collegata con la strada per Bologna. Sulla porta, le cui chiavi sono ancora conservate nel Museo di Firenze com’era, un’iscrizione ricorda la data di costruzione, 1285: per impulso del Capitano di parte Guelfa, mentre un’altra più tarda celebra il passaggio di Re Federico IV di Danimarca, che nel 1708 fu protagonista di un imbarazzante episodio in città.

Sull’esterno è decorata da due Marzocchi, o leoni di Parte Guelfa, in pietra, mentre nella lunetta interna conserva tracce di un affresco con la Madonna e santi. Proprio fuori da questa porta, nel letto ciottoloso del Mugnone, che serviva come fossato, è ambientata la celebre novella di Calandrino alla ricerca dell’elitròpia (Boccaccio, Decameron, VIII, 3)!
(Porta di S.Niccolò)

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Credits: turismo.intoscana, tedavi98, rete.comuni-italiani, Wikipedia.com, flickr.com

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