Firenze vista a occhi chiusi- Raccontami Firenze

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ghirigoro

Erano le sette di un pomeriggio d’Agosto inoltrato a Firenze. Un uomo dall’animo e occhi smarriti fissava Ponte Vecchio con degli occhiali scuri e un lungo bastone tra le mani. Cercava una via, forse quella di casa picchiettando con il bastone per terra. Un ragazza, di nome Sofia lo osservava e allontanandosi dal Lungarno gli andò incontro, capendo la cecità dell’uomo. Avvicinandosi e sfiorandogli una spalla disse : “Mi scusi potrei forse esserle d’aiuto? La osservavo da un po’ e Ponte Vecchio è molto affollato in questo periodo”. L’uomo si voltò verso la direzione della ragazza senza rispondere, proseguendo il proprio cammino. Per nulla scoraggiata Sofia lo raggiunse nuovamente e insistendo disse: “È davvero sicuro di non voler niente? Se continua così sbatterà nel muro!”. Questa volta l’uomo si fermò e togliendosi gli occhiali si sedette su una panchina. Poi disse:
“Raccontami Firenze”.
Sofia per un attimo rimase impietrita e convinta di non aver capito bene chiese: “Come? Mi perdoni non ho sentito bene”.
“Raccontami Firenze”, ripeté l’uomo.
“Lo farei volentieri, ma non sono una brava narratrice”.
“Non sono un bambino a cui deve narrare una storia, sono solo un cieco a cui deve descrivere ciò che lei può vedere. Mi racconti Firenze”, insisté l’uomo.
Sofia si commosse, così si avvicinò all’uomo, i cui occhi non vedevano ma erano di un azzurro intenso.

Sofia si schiarì la voce e disse: “Ci sono sempre dei bus che provenienti dai paesi limitrofi a Firenze si dirigono presso la stazione di Santa Maria Novella e lì si fermano. La gente che scende è sempre di razza, etnia e religione diversa. Ci sono Tedeschi, dai bellissimi occhi azzurri e capelli biondi , ci sono i Giapponesi dalle macchine fotografiche appese al collo, rigorosamente Nikon, ci sono i Cinesi dai sorrisi stampati sempre in faccia. Ogni Fiorentino si improvvisa abile guida turistica quando gli viene richiesta un’informazione. Proseguendo dalla stazione e andando sempre dritto mastodontico e imponente si mostra, ai turisti e ai suoi abitanti, altezzoso come un snob gigante il Duomo. Ogni sua rifinitura è perfetta, così come ogni sua colonna. Sembra occupi la maggior parte del cielo , oltre quasi tutta la piazza. Si vede la gente osservarlo a testa alta, stupita dalla sua perfezione. A seconda della angolazione in cui lo osservi a tratti sembra voglia nascondersi, come un bimbo che gioca a nascondino. Le altre bellezze artistiche che vi sono accanto sembra gli facciano da cornice, così come piazza San Marco, la Basilica di Santa Croce, Palazzo Vecchio con la sue storie e leggende millenarie”.

A vederli, Sofia e quello strano e bel signore sembravano padre e figlia, dove in questo caso era la figlia a raccontare al padre una storia. Sofia guardando il viso dell’uomo sempre più attento continuò la narrazione dicendo: “Se fossi una pittrice però di sicuro dipingerei la luce che dopo il tramonto inonda Ponte vecchio. Il sole sembra si improvvisi pittore e dipinga di rosso con i suoi raggi il letto dell’Arno. Firenze però è anche Piazzale Michelangelo. Firenze è la sua gente! Firenze sono i Madonnari, bravissimi artisti. Li si trova in Piazza Signoria, che sdraiati a terra ritraggono i personaggi più belli delle opere di Brunelleschi, Michelangelo. Sono belli con il loro colori sparsi a terra. Non chiedono denaro, solo, dipingono. Firenze è però anche l’insieme di tutti gli artisti di strada che la rendono un antico borgo medievale con la loro musica e la fisarmonica tra le mani. A volte sono immobili su qualche scalpello, dipinti di bianco e simulano delle antiche statue di personaggi storici importanti. Così per piazza Signoria ti puoi imbattere in un Verdi o in un Dante Alighieri. Firenze è arte, Firenze è cultura, ma Firenze è anche lo schiocco di carrozze trascinate dai cavalli. A tratti si vedono i negozi di Gucci e Armani e sembra di essere nel lusso di una grande metropoli, ti rigiri dalla parte parallela e sembra di esserti catapultato nell’Ottocento, dove insieme ai taxi ti sfiorano cocchieri con cavalli trascinanti bellissime carrozze”. L’uomo aveva delle lacrime sugli occhi che subito si asciugò. Sofia però continuò, invasa anche lei ormai dalla sua narrazione. “Di notte poi, proseguì la ragazza, Firenze da borgo medievale diviene una città incantata. Dove la luna sembra far compagnia alla cupola certe notti e consapevole della propria bellezza, come una modella in posa si fa fotografare”. L’uomo asciugando le ultime lacrime si alzò, prese il suo bastoncino e proseguì il suo cammino. Poi si fermò e voltandosi verso la ragazza le disse: “Grazie, grazie per aver fatto vedere Firenze a un cieco, il sole sta tramontando e posso vedere i colori dei suoi raggi sull’Arno, ma neanche io sono pittore”. Anche Sofia si asciugò le lacrime e salutandolo concluse dicendo: “Firenze non serve vederla, non ha bisogno di essere vista, ma di essere amata. E forse nessun vedente ha mai pianto per lei, se fosse stata una donna e non una città sarebbe stata felice del suo amore”. Poi l’uomo sorridendo scomparve.

Un racconto di Lidia Sansotta

Mi chiamo Lidia Sansotta, sono nata in provincia di Reggio Calabria.  Una volta ottenuto il diploma presso il liceo Classico, mi sono trasferita  proseguire gli studi presso l’Università di Firenze, nella facoltà di giurisprudenza. Il passaggio da una città a un’altra, ma soprattutto da una regione a un ‘altra ha presentato degli iniziali problemi di adattamento, dovuti un po’ al cambiamento, un po’ alla lontananza da amici e famigliari. Spostarsi in una città del tutto nuova  dove ogni cosa è sconosciuta può spaventare, ma penso sia stato importante per la mia formazione personale. Sono molto contenta della mia scelta e soddisfatta, in vista soprattutto degli obiettivi didattici che mi sono prefissata e spero di raggiungere.

Ti piacerebbe vedere qui il tuo racconto? Allora partecipa a Raccontami Firenze, il nostro festival letterario online!

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