Firma – La bottega di Calliope

La sfida proposta questa settimana agli scrittori del gruppo di scrittura EsseCìEffe è stata una delle più particolari e interessanti mai affrontate dal gruppo stesso.
Tutto è nato da una discussione sulla “firma” dell’autore o per meglio dire se si riconosce la mano di uno scrittore anche quando scrive su temi di cui normalmente non tratterebbe. Sappiamo che questo funziona bene per autori famosi, la firma dei quali è inconfutabile molto spesso, ma per scrittori in erba come noi?
Vale comunque?
Ognuno di noi ha un proprio stile, chi è più romantico, chi più realista, chi si perde in minuziose descrizioni, chi in racconti surreali e via discorrendo.
Dunque abbiamo scelto temi e generi di scrittura ad hoc per ogni scrittore che rappresentassero l’esatto opposto di ciò che sono abituati a scrivere.
Confrontando questi testi con i lavori passati e con quelli che pubblicheremo nelle prossime settimane sarà possibile vedere se si riconosce la nostra “firma” su temi non nostri.

Amore ai tempi delle spunte blu

“Yaaaaauwn, buongiorno Martina”

La sveglia suona, cavolo eppure un tempo questa canzone mi piaceva. La spengo. Attimo di pausa. Oddio dov’è il cellulare? Cerca sotto al cuscino; mmm no, sarà cascato sotto al letto? Meglio controllare le coperte prima, in missione di recupero.

“Eccoti!”

Per fortuna, entrare nel regno della polvere appena sveglia non sarà mai la mia massima aspirazione.

Martina, una 17’enne come tante, analogamente ad un pinguino che finalmente raggiunge l’acqua, acquista un nuovo tipo di agilità appena le sue mani toccano la superficie in vetro del suo smartphone. DIGITA:

– Buongiorno love (seguito da un noto simbolo generato dall’unione da un numero del gruppo degli I e un operatore matematico)- INVIO

– Dormito bn? Tvusdb- INVIO

– TVTTBXS- INVIO

– Cuoricini a caso- INVIO

I messaggi arrivano e … visualizzati.

Finalmente Martina si alza allungando braccia e gambe, il tempo di mettersi qualcosa sopra al pigiama (quello con le mucche, nero e rosa) ed è giù.

Le dodici meno un quarto, neanche troppo tardi per una domenica mattina. In casa non c’è nessuno, babbo e mamma saranno in chiesa. Meglio, meno chiacchiere inutili, sempre a ripetere quanto erano diversi da me, loro!

Uno sguardo fugace al cellulare: nessuna risposta. Intanto azzarda una colazione: latte, caffè, biscotti… Rigorosamente seduta al tavolino di cucina impiallacciato betulla e cellulare a fianco, ancora silenzioso. Squillo, gli occhi si spalancano, la mano destra scatta, abbandonando la macina all’inabissamento (?). Click, il cellulare che si sblocca.

Marta, che cazzo vuole Marta? Che domande, quello che vuole sempre. Le riscrivo. DIGITA:

– Ehi ciaoooooo! Tks kara sei un amore (coppia di accenti circonflessi). Yes, è andato tt bn. Anniversario xfetto, mi ha portata in un posto romanticissimo e ovviamente ha pagato lui. È un boy fantastiko. Qnd c vediamo t rakkonto tt- INVIO

Intanto la colazione è finita. Si dirige verso il bagno. Mentre dà un’altra occhiata al cellulare. “ancora nulla.. ma cosa starà facendo? Fosse presto”. Si sciacqua il viso, dopodiché la mano va inconsciamente verso la tasca della felpa: nulla. Trasale. Ah no, è lì, sul mobiletto opposto al lavandino. Devo avercelo appoggiato per evitare di bagnarlo. Comunque ancora niente. DIGITA:

– 6 sveglio? Mi sto preparando (due punti, diverse ics)- INVIO

Si lava i denti, ora con maggior fretta, sputa tutto e sciacqua. Torna in camera, uno sguardo e… “ è arrivato anche questo! Anzi, è stato visualizzato! Ma che avrà di tanto meglio da fare che non rispondermi? Cioè, io mi alzo la mattina con un unico pensiero in testa. Com’è possibile che per lui non sia così? Lo odio questo comportamento, non ha il minimo rispetto. Eppure mi conosce, lo sa che mi preoccupo. Lo fa apposta! Ecco si, lo fa sicuramente di proposito!”

Squillo. Click:

– Buongiorno amore (solito simbolo già menzionato, rassomigliante un cuore), brava preparati, tra una mezz’oretta sono da te-

Attimo di silenzio. “Occazzo e ora che mi metto?”

Autore: Matteo Giudici

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Attesa

Peccato, c’è anche l’ambientazione giusta…Sole di Maggio, metà mattinata, un venticello fresco che fa oscillare dolcemente il prato incolto davanti alla biblioteca. Quasi un retrogusto di caminetto acceso nell’aria, sembra di stare in campagna; il cielo di un azzurro limpido. Statuette di pietra, forse mai notate prima, alll’ingresso, a dare il benvenuto.

“Senti Aurora, io ce la faccio..ma tu ce la fai?”. Chissà perché le è tornata alla mente quella frase, appartenente ormai ad un altro tempo. Secoli prima, quando, da bambina, si era messa in testa di scavalcare uno scivolo e suo padre, con fare tra il divertito e il premuroso, le aveva posto quella domanda.

Una foglia gialla le cade sul braccio e scivola sul muretto. Tanti bambini si dirigono verso la biblioteca. Una signora con un cane bianco, sedutasi sul ciglio di un prato, sulla destra rispetto a lei, guarda il mondo passare. La ragazza scribacchia sul foglio di carta, ma è difficile trascrivere parole con un pennarello, ha un sacco di inchiostro e rende illeggibile quello sfogo di pensieri.

Ha sete, il sole le abbronza il collo, rumori di motorini, indistintamente, la fanno sobbalzare piano..non è mai il SUO. D’altronde, c’è abituata. Sul foglietto ha posto tutte le questioni che vuole affrontare quando lui arriverà (se arriverà), per non dimenticarsene, per darsi coraggio, ma la ragazza sa, che, prima o poi, fra qualche lasso di tempo, se ne andrà da lì..Chissà cosa c’è nella soffitta della biblioteca-al piano più alto! E chissà se quella specie di orologio sulla facciata è una meridiana o no…

Sono le undici: già mezz’ora di ritardo..le margherite fanno un cenno di assenso. Si sentono le campane in lontananza. Sta scrivendo troppi punti di sospensione, su quel foglio. Il sole si è oscurato per un attimo.

“Ho l’impressione che tu stia dormendo,
peccato, perché il tempo è stupendo”

Autrice: Ilaria Belvedere

Sesso

Chiudo la porta, e siamo lontani.
Labbra. Lingue. Occhi, già persi tra mondi di fumo.
Guardare non serve.

Parole. Puro suono. Vibrazioni. Riecheggiano all’infinito.
I colori danzano tutto attorno a noi.

Strato dopo strato, lasciamo cadere inutili pensieri e veli di cotone. Non ne rimane nulla.

Biancore. Pelle dimentica del sole. Cera tiepida. Malleabile, si scioglie al tocco più lieve.

Siamo naufraghi persi tra calde onde. Si sollevano. Ci nascondono. Crollano. Risorgono sempre più alte.

Il freddo non è il benvenuto, qui.
Il calore si fa solido. Diventa tagliente.
Il corpo si fa di cenere, e braci accese.

Congiunzione. Siamo noi le onde, ora.
Siamo continenti che si intersecano, e danno vita alle montagne.
Siamo una canzone.

Affondo. Stringimi. Non voglio cadere.
Le sue braccia, mi avvolgono come una bambina.
Mi infrango.

Autrice: Diletta Chirici

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Credits: Francesco; Manuel Quiroga

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