Futuro prossimo – La bottega di Calliope

Sembra non finire più la raccolta di temi sulla introspezione per i nostri scrittori dell’EsseCìEffe.
Questa settimana si sono interrogati sul proprio futuro prossimo e per la bottega di Calliope abbiamo deciso di dare voce a una parte del gruppo che è emersa solo da pochissime settimane, infatti sono entrati a far parte viva del gruppo per la prima volta alcuni scrittori stranieri. Fieri di queste new entries abbiamo il piacere di farvi leggere un piccolo racconto e una poesia, su un tema sempre più dibatuto ultimamente, specie per noi giovani.

Futuro prossimo

[testo tradotto dallo spagnolo dallo scrittore]

Questo testo è stato scritto esattamente una settimana fa. L’ho fatto in spagnolo e lo leggo in spagnolo, mia lingua materna, che è al mio spirito quello che il sangue al mio corpo.
Aspetto mi capiscono, ho bisogno di sentirmi me stesso.
Imparare altre lingue e culture è bello, stimolante, ti rende più ricco, solitario e alienante. Una forma diversa di solitudine e allontanamento.
Questa settimana, da quando ho scritto fino a oggi, mercoledì, è il poco che posso progettare del mio futuro prossimo. Mio futuro è fragile e angosciante.
Sono un esploratore delle terre di miei nonni, un avventuroso con passaporto extracomunitario, poeta del camino, fuggitivo, esiliato, un marginale.
Presto sarò completamente illegale in Italia e tutta la Europa Schengen.
Questo accordo Schengen che per voi è forse aneddotico, semplicemente una regolazione burocratica, un trattato irrilevante tra figure politiche irrilevanti, impegna la mia stanca mente questi giorni.
È l’ombra che domina il mio futuro prossimo. È il combustibile che nutre questo bel strumento psicologico per cui constantemente mi sento respinto, diverso, marginale, non voluto, soltanto tollerato come un fastidio.
Non devo viaggiare per sentirmi così; già in Argentina tante volte mi nasce questo veleno quando non mi trovo con gli altri, con miei cari, con gli ipnotizzati pedoni davanti alle vetrine, con miei genitori.
Per quello viaggio, cerco aprirmi allo straniero, dare e ricevere, nutrirmi delle luci diverse che trovo in ogni uno di voi; nutrirmi delle ombre che progetto grazie alle vostre luci; ombre a volte totalmente sconosciute.
Ma non sempre al aprire le braccia si riceve un abbraccio.
“Magari non riesco a leggere in una settimana,” penso tra che lo scrivo. Forse non sarò qui.
Questo probabile esilio obbligatorio, dopo il auto-esilio che mi sono imposto per riscoprire l’amore per la vita e il mondo, minaccia di distruggere tutto.
E, come il dolore mi fa muovere, dovrei riprendere la strada.
Non credo che riuscirò a tornare a casa, non sono capace.
Forse Croazia, Albania, dove il autostop mi porta. Imparerò croato, albanese, rumeno, tutto quello che ci vuole.
È la più piena incertezza quella che mi ridà la vita. Ma nel processo perdo la possibilità di chiedermi perchè vale la pena essere vivo.
Il mio futuro è ansia. Mio futuro è mancanza.
Mio futuro è continuare a guardare le mure di pietra di un monumento cercando vedermi riflesso.
E’ strapparmi capelli e denti mentre sorrido alle autisti che mi ignorano.
È inchiodare le unghie nella muffa della strada per dissotterrare, tra il flusso automa di turisti, un piccolo e misero pezzo di amore.
Non ho certezze.
Non ho futuro.
Mi manca tanto.
E già non so se questa è una fortuna.

Autore: Diego González Prieto

NO LIGHTS

Come now, my dear one
I’m ready
The past has gone
completely.
It’s time, to grow
come faster
What are you waiting for,
come now.
But don’t, oh no…
Don’t come.
I’m afraid of what comes next.
So let me stay. But wait for me.
Life is too fast,
come slow down.
Enjoy, and dance, and wander.
Alone in darkness to the tunes of sweet despair
No lights, no lights.
I’m falling
Deeper, and come morning I am blind
With my eyes shut, but open wide.
My skin as my dress, my face as my mask.
It is not me, I am not real.
Who’s there?

A shadow in the darkness of day.
The city is my playground, the night is my air.
I cannot breathe, comes the light.
For what nighttime brings the day taketh away.

There’s no point in keeping,
and staying is pain.
Where do I go?

This body I’m in, this temporary shell.
Its limits are my saviour,
as well as my demise.

Everything is possible,
but so is none.

Autrice: Myra J.M. Stals

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Credits: telly gacitua

  • EsseCìEffe è un gruppo informale di giovani scrittori fiorentini, che ogni settimana si incontra per condividere i propri racconti, poesie, filastrocche, dialoghi teatrali o qualsiasi cosa una mente creativa e una penna possono generare.

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