Il Galateo: un’idea fiorentina

Galateo, Toc Toc Firenze

Avreste mai detto che dietro ad un saggio come il Galateo si nasconde un arcivescovo fiorentino? Ebbene sì, l’ideatore del prontuario delle buone maniere più famoso al mondo, era proprio di Firenze.

Monsignor Giovanni della Casa: l’inventore fiorentino del Galateo

Monsignor Giovanni della Casa nacque a Firenze il 28 luglio 1503, e dopo una lunga formazione in ambito umanistico conseguita a Bologna, decise d’intraprendere la carriera ecclesiastica a Roma. In pochi anni il suo operato religioso fu noto a tutti e Papa Paolo IV lo nominò segretario di Stato del Vaticano.

Galateo, Toc Toc Firenze

Il celebre Galateo overo de’ costumi, meglio noto semplicemente come Galateo, fu però scritto qualche anno prima della nomina a segretario, precisamente fra il 1550 e il 1552 durante il suo soggiorno nell’abbazia di Sant’Eustacchio presso Nervesia, nel trevigiano.

Perché si chiama Galateo?

Il saggio fu interamente dedicato a Galeazzo Florimonte, altra importante figura ecclesiastica dell’epoca, ispiratore anche del nome dell’opera; Galatheus è infatti la forma latina del nome del dedicatario. L’Opera fu comunque pubblicata postuma nel 1558.

Il testo di fiorentino non ha in realtà solo l’autore ma anche la lingua, Giovanni della Casa applicò al suo saggio tutti gli insegnamenti linguistici di Pietro Bembo.

Erroneamente attribuiamo al saggio solo insegnamenti dei buoni costumi da mantenere a tavola, ma in realtà è un modello di vita che abbraccia varie sfaccettature del quotidiano. Non sono solo consigli e raccomandazioni per nobilsignori, ma anche preziosi insegnamenti per uomini comuni.

Fra le raccomandazioni più particolari troviamo quelle inerenti all’abbigliamento: l’uomo fine ed educato parte dall’estetica che deve essere altamente curata (i vestiti devono calzare alla perfezione, essere fatti da un sarto ed essere alla moda).

È ampliamente trattato anche l’aspetto della comunicazione

Questa deve sempre trattare argomenti facili da capire e che tutti conoscono, e le parole scelte non devono essere solo chiare ma avere anche un bel suono. É severamente vietato aiutare le persone a completare le frasi e le parole, sarebbe un incentivo alla loro pigrizia; così come sbadigliare in pubblico; far sapere che si è stati o che si deve andare in bagno; e correre o camminare troppo lentamente.

Galateo, Toc Toc Firenze

La sezione più dettagliata, ed ancora molto attuale, resta quella dedicata all’alimentazione; infatti è ancora oggi connotato negativamente il grattarsi a tavola e il riempirsi troppo la bocca di cibo (ed il mangiare a bocca aperta). Una buona usanza resta invece quella di lavarsi le mani prima dei pasti, ma col solo fine di far credere ai commensali che la persona con cui dividono il cibo è pulita.

Da bravi fiorentini, geneticamente connotati di forte spirito concittadino, dovremmo provare a mettere in pratica questi insegnamenti anche se, sulla parte dedicata al linguaggio non volgare e senza allusioni e/o doppi sensi, credo che ci saranno molti sommersi e pochi salvati.

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