Gian Gastone de’ Medici: l’ultimo granduca della dinastia

Gian Gastone de' Medici, toc toc firenze

Che mestizia il destino di un uomo passato alla posterità come l’ultimo e soprattutto dissoluto principe della dinastia dei Medici, quella che fece di Firenze la nuova Atene.

La giovinezza

Il granduca Cosimo III e di Margherita Luisa divennero per la terza volta genitori il 25 maggio 1671 di un bambino chiamato Gian Gastone de’ Medici. Quest’ultimo, dopo il trasferimento della sua madre in Francia per dissapori con il marito, fu educato principalmente dal precettore Pietro Biringucci e altri maestri in determinati campi come la giurisprudenza, le lingue, la storia sacra, le scienze, e così via. Era riconosciuto come principe colto ed era un riferimento per la cultura dell’epoca come quando Guido Grandi gli dedicò il primo testo comparso in Italia sul calcolo infinitesimale all’inizio del settecento.
I suoi rapporti con gli altri membri della famiglia non erano idilliaci come l’avevamo intuito con l’allontanarsi della madre. Con il suo fratello maggiore e successore designato di Cosimo III, Ferdinando, uomo brillante e gaudente, sono accomunati dalla passione per la musica e il teatro ma allontanati dall’angustia di Gian Gastone per la sua situazione di principe cadetto.

Il Matrimonio

Nel 1697, il principe sposò Anna Maria Francesca, secondo le cronache del tempo poco avvenente, in Boemia e rimase lì fino al 1705. Ahinoi, il cadetto del granduca non trovò pace nell’istituzione matrimoniale. Per alleviare le sue pene coniugali, fece un giro dell’Europa visitando la Francia, l’Olanda, le Fiandre e la Germania soddisfacendo le sue curiosità letterarie e scientifiche. Inoltre, a causa delle sue vicissitudini coniugali, si dedicò al gioco d’azzardo con annessi debiti, all‘alcool e alla dissolutezza in generale.

Gian Gastone de' Medici, toc toc firenze

Nonostante l’intervento di vari autorevoli personaggi politico – religiosi per smussare gli angoli, l’impossibilità di ricucire i rapporti tra i due coniugi portò Gian Gastone de’ Medici a lasciare la sua moglie in Boemia per tornare a Firenze nel 1705 fino alla data del suo trapasso il 9 luglio 1737. Nel 1713, il principe Ferdinando muore senza aver lasciato un erede come d’altronde è la medesima situazione del suo fratello minore. Il 31 ottobre 1723, la vita terrena di Cosimo III arrivò al capolinea e così ebbe inizio quella del suo terzogenito come suo successore al vertice del granducato.

Il Granduca Gian Gastone de’ Medici

Salito sul trono, il nuovo Granduca imprimé una diversa andatura al rapporto Stato – Chiesa in favore del primo con, ad esempio, l’estensione della giurisdizione del Magistrato Supremo alle cause tra ecclesiastici e laici che prima erano di competenza episcopale. In più, ci fu la riduzione delle tasse dovuta, tra le altre cose, alla soppressione delle “ pensioni sul credo” imposte dal suo predecessore agli ebrei e protestanti convertiti.

In più, al di là delle voci che circolavano sui costumi poco aristocratici del nuovo sovrano, per la prima volta la corte del palazzo Pitti assunse una fisionomia davvero cosmopolita. Nonostante tutto ciò, il regno di Gian Gastone de’ Medici è ricordato fino ad oggigiorno come quello dei lacchè, valletti, uomini e donne di varie estrazioni sociale messi assieme nel caleidoscopico termine di ruspanti in riferimento alle monete d’oro, i “ruspi”, che ricevevano dal sovrano per la loro compagnia.

Forse sarebbe il caso di osservare la sua esistenza da un punto di vista diverso come quello di un suo conterraneo illustre vale a dire Niccolò Machiavelli che ci suggerisce la distinzione tra la morale pubblica e la morale privata del principe nell’omonimo capolavoro. A questo punto, sicuramente i dubbi sulla sua figura di statista non si dissiperebbero del tutto ma sarebbero ridimensionati.

Credits: Wikipedia

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