Giorgio La Pira: chi fu e come cambiò Firenze

Giorgio La Pira, toc toc

Professore universitario, politico e membro della Costituente, Giorgio la Pira fu principalmente sindaco di Firenze, città per la quale rivestì un ruolo cruciale durante gli anni della  ricostruzione post bellica

Gli anni della gioventù e l’incontro con Firenze

 Nato da una famiglia di umili origini nel 1904 a Pozzallo, nella punta meridionale della Sicilia, si trasferisce a Messina dove nel 1921 consegue il diploma di ragioniere e la maturità classica l’anno successivo.

Sempre a Messina si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza; dopo qualche anno lascerà però la città per seguire il suo maestro e relatore di tesi in diritto romano, Emilio Betti, traferitosi a Firenze.

È nel 1926, in occasione della sua laurea, che il giovane Giorgio La Pira arriva per la prima volta a Firenze, città di cui si innamora e che non abbandonerà mai, se non per brevi periodi, fino alla sua morte.

A Firenze diventa ben presto professore ordinario di diritto romano. Oltre all’esperienza didattica, inizia ad interessarsi e a farsi carico dei problemi dei più poveri e dimenticati dei cittadini della città.

Nel 1936 fonda la “Messa di San Procolo” luogo di incontro e di assistenza morale e materiale per i poveri e nel 1939 fonda la rivista in lingua latina Principi (fatta chiudere ben presto dal regime fascista) nella quale si faceva portavoce di un messaggio di uguaglianza e fraternità dei popoli, motivazione questa che lo guiderà in tutta la sua attività prima di sindaco e poi di politico.

Il La Pira politico e la Costituente

Gli anni del Fascismo misero a dura prova l’attività assistenziale di Giorgio La Pira, tanto che nel 1943 fu costretto ad abbandonare la città, nella quale tornò solo nel settembre del ’45, dopo che le truppe alleate la liberarono dall’occupazione nazista.

Le ferite aperte dalla guerra avevano mutato il volto della città, così come quello dell’intera penisola, e fu per rispondere alle esigenze di pace, sicurezza e lavoro che l’impegno politico di La Pira conobbe in questi anni una fase di prodigioso sviluppo.
Fu chiamato a rappresentare il suo partito, la Democrazia Cristiana, all’interno del Comitato dei 75, il ramo dell’assemblea Costituente incaricato di redigere una nuova Costituzione per lo stato democratico.

Qui la cultura giuridica di La Pira si fuse alla sua vocazione cattolica e alla profonda fede che lo accompagnava dalla Pasqua del 1924, anno della sua conversione: a lui dobbiamo infatti alcuni importanti articoli dell’attuale Costituzione, tra cui l’articolo 2, nel quale si afferma la tutela dei diritti inviolabili della persona, e l’articolo 21, che ripropone la definizione di ciceroniana memoria della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

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Sindaco di Firenze e messaggero di pace

Le speranze che nutriva Giorgio La Pira di vedere trasformato lo stato assistenziale fascista in stato sociale e interventista vengono però tradite dall’ala conservatrice della DC: egli decide così di tornare a Firenze, città nella quale portare avanti i suoi ideali democratici e universalistici.

Nel 1951 viene eletto sindaco di Firenze, perla del mondo, si legge in una delle sue numerose lettere, una città che sarà profondamente trasformata dal suo operato.

Tra i primi provvedimenti ci furono la ricostruzione dei ponti fatti saltare durante la guerra e l’edificazione di interi complessi di case popolari, per fronteggiare l’emergenza dei senzatetto, tra cui la creazione della città-satellite dell’Isolotto, lungo il fiume Arno, sul lato opposto del Parco delle Cascine.

L’impegno sociale di La Pira a Firenze si concretizzò in modo rilevante durante la crisi dell’acciaieria Pignone, una delle più importanti industrie del territorio. Egli si batté strenuamente per limitare i licenziamenti e per impedire la chiusura della fabbrica, intercedendo presso Enrico Mattei per fargli rilevare l’impresa e schierandosi apertamente a favore degli operai scioperanti, ricordando che il diritto al lavoro sancito dalla Costituzione è un valore fondamentale della Repubblica.

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Oltre alle politiche sociali, La Pira trasformò il volto di Firenze facendo diventare la città il fulcro di incontri internazionali tra i sindaci delle città di tutto il mondo. Il sindaco, rieletto nel 1956, si oppose fermamente ad ogni forma di violenza, denunciando le atrocità dei nuovi conflitti internazionali e intervenendo presso le Nazione Unite contro la guerra in Vietnam.

Giorgio La Pira morì il 5 novembre 1977 a Firenze, dove il suo messaggio è ancora oggi ricordato e tenuto vivo da molte associazioni tra cui la fondazione a lui dedicata.

Credits: www.lanazione.itwww.giorgiolapira.org

 

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