Giovani, giornalismo e carta stampata: che fare

Un giovane che vuole diventare giornalista deve sicuramente avere una buona penna, capacità d’analisi e molta intraprendenza.

Però per essere giornalisti a tutti gli effetti in Italia bisogna avere la tessera dell’Ordine dei Giornalisti.
Per avere questa tessera ci sono due modi: entrare nell’albo dei pubblicisti collaborando per due anni retribuiti in maniera continuata presso una testata registrata, altrimenti nell’albo dei professionisti iscrivendosi ad una delle scuole dell’Ordine (ahimè assai care e non con moltissimi posti) o riuscendo a farsi assumere come praticante in una testata registrata, collaborare per almeno 18 mesi e avere il benestare del direttore per sostenere l’esame di stato.

Insomma la cosa non è semplice. Sopratutto visto che nel primo caso si sono verificate molte irregolarità: tu fai i due anni, noi non ti paghiamo ma tu ti paghi le tasse e a fine del gioco ti prendi la tessera ma sostanzialmente hai pagato per lavorare.

Spesso queste situazioni non sono denunciate perché il giovane vuole la tessera, e viste le difficoltà si viene anche a patti con queste persone.

Per capire cosa sta succedendo nel giornalismo italiano e cosa si dovrebbe fare per i giovani e non solo abbiamo fatto due chiacchiere con il Professor Sorrentino, ordinario a Firenze di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, nonché responsabile comunicazione dell’ateneo fiorentino.

Secondo lei, vista la crisi dell’editoria (nessuno assume più, nemmeno i grandi gruppi) e vista la rivoluzione di internet, non andrebbe riformato l’Ordine dei Giornalisti per renderlo più accessibile e più utile ai giovani, come per esempio suggeriva Beppe Severgnini?

Assolutamente sì. Di fatto quello che sta succedendo, e anche Toc Toc Firenze ne è una dimostrazione, è che stanno nascendo nuovi luoghi e nuovi strumenti di informazione che non possono essere ignorati. Andrebbe sicuramente ripensato il percorso di accesso, individuando modi adeguati per distinguere chi svolge una funzione informativa socialmente utile da quanti si dilettano a scrivere per piacere oppure per manifestare la propria passione civile.

tessera ordine giornalisti

L’Italia, e sopratutto la Toscana, sono diventate casa di moltissime start up, anche nel mondo del giornalismo. Però, come spesso accade, ci sono molti paletti burocratico legali che rischiano di creare molti problemi. Uno su tutti è la registrazione come testata giornalistica. Per registrarsi come testata è necessaria la firma di un giornalista iscritto all’albo (che sarà responsabile civile e penale) e 168,00€ di bolli.
Ma per tante giovani realtà è difficilissimo trovare un giornalista che metta la sua firma, visto che in caso succedano problemi sarà il primo a finire in Tribunale, mentre anche 168,00€, anche se possono sembrare pochi, spesso sono moltissimi visto che nel frattempo c’è da pagare l’affitto, le bollette, i collaboratori e tante altre piccole tasse.
Quindi alla luce del fatto che un blog non è considerato testata, come confermato dalla Cassazione, nell’epoca di internet la registrazione della testata non è una pratica obsoleta?

Anche in questi casi bisognerebbe individuare dei correttivi che siano adeguati alle velocissime trasformazioni tecnologiche. Il dibattito è aperto e le posizioni diversificate, anche perché la registrazione è comunque una tutela rispetto al pericolo di diffamazioni o comunque dichiarazioni improvvide, che possano essere pubblicate per poca attenzione, sciatteria, inesperienza o addirittura in malafede.

Negli Stati Uniti gli investimenti di pubblicità sulla carta stampata sono tornati ai livelli degli anni ’50, però adesso ci sono grandi strutture da dover mantenere. Questa tendenza sta iniziando a delinearsi anche in Italia da qualche tempo. Mentre su internet si ha difficoltà a monetizzare per mantenere indipendenti le redazioni e a pagare tutti i collaboratori.
Qual è il futuro della carta stampata e di internet? La prima morirà a favore della seconda o si evolverà, per esempio, come piattaforma d’approfondimento?

Dichiarazioni di morte della carta stampata sono da tempo avanzate a destra e a manca, ma in realtà è davvero difficile prevedere cosa accadrà.
Indubbiamente la svolta digitale è una svolta radicale perché è qualcosa di più che la sostituzione di uno strumento di comunicazione con un altro. Il web è un nuovo ambiente relazionale, destinato a modificare molte delle situazioni e delle pratiche sociali che caratterizzano la vita di tutti noi, non soltanto il mondo giornalistico.

Dobbiamo capire come tornare a dare valore sociale alle pratiche giornalistiche

Bisognerà capire meglio quali possano essere i modelli di business sviluppabili tramite la comunicazione digitale. Ma ancora prima di individuare un nuovo valore commerciale del giornalismo, bisognerebbe interrogarsi su come tornare a dare valore sociale alle pratiche giornalistiche, in un sistema sociale che apparentemente banalizza le informazioni moltiplicandole, frammentandole e facendole trasportare da ogni supporto tecnologico a nostra disposizione, ma contemporaneamente ha sempre più bisogno di intermediari culturali che mettano in ordine le informazioni – perché è questo che fa il giornalismo – in modo credibile, affidabile e completo.
Dunque, molto probabilmente, quello che accadrà sarà una diversificazione dei prodotti giornalistici per tipologia di temi e anche di approfondimento, ed è probabile che i prodotti cartacei restino per questa parte più riflessiva. Del resto, qualcosa già si vede nei recenti mutamenti dei principali quotidiani, che sempre più vanno verso l’approfondimento.

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