Giovanni- Raccontami Firenze

Questo racconto è uno dei partecipanti al nostro festival letterario online Raccontami Firenze, partecipa subito per vedere il tuo racconto pubblicato!

ghirigoro_m_r

Sicuramente anche stamani lo incontro e questa volta glielo dico. Glielo dico io a Giovanni che è ora di finirla tutti i santi giorni con la solita solfa.
Eccolo che arriva appoggiato al suo bastone che si ostina a battere con vigore sulla pietra serena di Via dello Sprone per sentire l’eco che fa’ il rumore rimbalzando fra i palazzi alti di una strada stretta di quelle che non fanno sembrare Firenze la stessa città dei viali di circonvallazione.
Dice che così anche le talpe dell’Arno lo sentono arrivare e gli cedono il passo.
Raccontano sia un conte decaduto; un nobile con la busta della spesa consumata dallo strusciare sui pantaloni non provoca poi così tanta soggezione. E poi nobile o no bisogna fargliela far finire questa storia.
“Signor Giovanni,buongiorno, anche stamani è stato in Sant’Ambrogio vedo, sarà contenta la su’ moglie che le porta la verdura fresca tutte le mattine”
“Buongiorno una sega! Piglierei il sindaco e gli farei pulire con la lingua in terra sempre peggio la questa città. Povera la mi’ Firenze!”
“E lo so’…”
“Lo so, lo so… ci si lamenta, ma nessuno fa mai nulla, tutti a buco pillonzi di fronte a questi americani che ci comprano i palazzi e le strade che c’hanno i’fascino di’ dollaro”
“Ma senta, volevo chiederle…”
“Senta lei invece! Stamani in Piazza della Signoria c’erano più bottiglie di birra che pietre per terra e pure i’biancone pareva un po’ ubriaco. E quel pover’omo di Dante in Santa Croce che di già all’epoca s’è voluto mandarlo in esilio e pareva gl’avessero fatta la corona invece che con l’alloro con le schifezze”
Mannaggia si sta infervorando diventa rosso e se ha comprato le uova presto dentro quella busta ci sarà frittata.
“E poi se ne rammenta lei di’ cechino che vendeva i biglietti della lotteria a Natale? Ecco, lui sarà morto pover’omo. Ma oggi i cechi, gli storpi non li vedi più, deve parere un mondo perfetto. Ognuno chiuso in casa sua a guardare la televisione e sentire le bischerate di quelli là! Che si pagano noi quelli la’! E si pagano per fare gli interessi nostri. Ma fin quando non hanno finito di fare i loro a noi non c’avanza nulla.”
“Sì, son tutti uguali…”
“Ecco codesta!!! Tutti uguali la dice lei o che Andreotti gli pareva dimorto uguale a Berlinguer?! No perché dico io c’è uguale e uguale”
Prende fiato e appoggia il gomito alla transenna.
“Guardi qui e mi ci scapperebbe una bestemmia di quelle grosse e c’è Firenze piena! Giri un angolo ed eccola lì: la transenna. con la su’ lucina lampeggiante scarica,che serve ad inciampare o a farci pisciare i cani in mancanza di verde publico! Accidenti a chi li vota!”
“Ma…”
“Ma sì, la fa’ bene lei sa, cara la mi’ signora, i su’ barrettino caratteristico un pochinino fori mano che fa’ scicchè. Gli vende i’caffè edulcorato al ginsenne o a qualche altra diavoleria che va tanto di moda ora e per cinque euro l’è contenta lei e l’americani tornano a casa pensando di aver bevuto i’caffè più bono di’ mondo. Invece l’era liofilizzato e se lo potevano cocere ni’ micronde a casa loro senza rompere le palle a noi. Se vogliano i’caratteristico ce li porto io. Gliene dica che domattina alle sei glielo faccio io da cicerone. Prima tappa si va’ a fare la coda all’USL per gli esami e di caratteristico c’è quell’odore d’urina che impregna tutto l’ambiente sanitario o il sorriso astioso dell’infermiera che ti leva i sangue.”
“…”
“Guardi signora io non ce l’ho con lei, mi scusi se le paio entrante. La mi pare pure una brava persona e a forza di vederla tutte le mattine finisce che le voglio anche un po’ di bene, m’affeziono facile io. Ce l’ho con questo mondo che va all’arrovescia. Un mondo dove le genti muoiono di fame e ci sono le scatolette al salmone scelto dei mari del sudde per i cani. Un mondo dove i figlioli ragionano con i telefoni invece che con i genitori; dove ci fanno credere che essere soli indipendenti e forti sia un valore. E non lo capiscono invece che quando la mattina la mi moglie mi da’ mano ad alzarmi dal letto che con questa buzza che mi ritrovo mi viene subito l’affanno ,non lo capiscono che in quel gesto c’enno generazioni di sentimenti che una cosa come un computer non potrà mai sostituire.”
Respira profondamente e io lo so’ che ormai non glielo dico nemmeno oggi.
“Via, via signora, gliene ho dette anche troppe stamani e lei di sicuro c’ha da fare. La mi stia bene,eh. Buongiorno”
“Arrivederci signor Giovanni, buona giornata anche a lei”
Mi sa’ che un po’ di bene mi toccherà volerglielo pure a me perché a forza di spumantini alle sette di mattina siamo già arrivati a vent’euro di chiodo e se non mi sembrasse di fare un opera di bene glielo avrei bell’e detto al ragazzo che apre il bar di smettere di servire il Conte.

Un racconto di Alessia Manescalchi

Ti piacerebbe vedere qui il tuo racconto? Allora partecipa a Raccontami Firenze, il nostro festival letterario online!

Credits: rete.comuni-italiani.it

Top
Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE