Un giro al Carcere delle Stinche

Carcere delle Stinche

L’antico Carcere delle Stinche fu eretto a partire dal 1299 dalla Repubblica fiorentina

Sorge sui terreni dove furono edificate le case-torri della famiglia Uberti. Per la costruzione furono riciclate molte delle pietre appartenenti alle distrutte abitazioni precedenti.
Questo Carcere prende il nome dal Castello delle Stinche proprietà dei Cavalcanti che si trovava presso Greve in Chianti. Nel 1304 infatti, la Repubblica fiorentina mosse contro il castello e lo conquistò, portando tutti gli occupanti ghibellini a Firenze come prigionieri.
Il carcere fu quindi costruito per “accogliere” prigionieri di guerra e i colpevoli di reati politici, in seguito però vi furono rinchiusi anche i debitori e i falliti. Fra questi molti personaggi illustri quali: lo storico Giovanni Villani, il pittore Cennino Cennini, Giovanni Cavalcanti, Niccolò Machiavelli, Roberto Acciaioli, Pietro Vespucci e molti altri.

Il Carcere delle Stinche in vendita

Le Stinche vennero vendute con decreto granducale nell’agosto del 1833 e sul suolo ricavato dalla loro parziale demolizione furono eretti una sala di equitazione, delle botteghe e una sala per la Società Filarmonica Fiorentina, la quale qualche anno più tardi (1950) lo trasformò in un teatro, detto “di Pagliano“, a partire dal 1901 ridenominato Teatro Verdi.

Carcere delle Stinche esterno

Il Carcere delle Stinche era costituito da una struttura quadra, recintata da un muraglione alto 18 metri, continuo e privo di aperture, nonché circondato da un fossato: per questa caratteristica ebbero il nome di “Isola delle Stinche“. A ricordo di questo nome tutt’oggi una delle vie che circonda questo isolato si chiama Via Isola delle Stinche.
Sul lato sud erano addossati alla struttura i lavatoi pubblici di proprietà dell’Arte della Lana, costruiti attorno al 1428, e oggi ricordati dal nome via dei Lavatoi.
Esse avevano per unico ingresso la Porta della miseria, sopra alla quale un cartiglio lapideo recitava Oportet misereri: cioè occorre compatire, alludendo a come il mantenimento dei detenuti fosse basato sulla carità dei privati e non sul denaro pubblico.

Nessun denaro pubblico per il mantenimento dei detenuti

Le prigioni erano infatti appaltate a privati e i detenuti erano tenuti a pagare una libbra al giorno per ogni giorno di carcere a copertura delle spese. I più facoltosi potevano ottenere un trattamento migliore dietro il pagamento di una cifra adeguata. I non abbienti ricevevano di contro un trattamento durissimo, legato per lo più alle elemosine altrui.
Lungo via Ghibellina passavano i tristi cortei dei condannati che andavano dal Palazzo del Bargello verso il luogo delle esecuzioni capitali, il Prato della Giustizia presso la torre della Zecca. Per dare conforto ai malcapitati lungo tutto il percorso furono eretti una serie di tabernacoli che costituivano le stazioni della “via crucis” del condannato. Ad ognuno vi si fermava la processione in marcia per il patibolo, per consentire ai fratelli della Compagnia dei Neri della Croce al Tempio, di confortare i condannati.

tabernacolo carcere delle stinche ok

Proprio sul cantone fra via Ghibellina e via dell’Isola delle Stinche, chiamato Canto delle Stinche, è ancora oggi visibile il Tabernacolo delle Stinche, dipinto nel 1616 da Giovanni da San Giovanni. Al suo interno vi è rappresentato Gesù Cristo che benedice gli elemosinieri che soccorrono i carcerati.
Una piccola curiosità è il fatto che l’autore Giovanni da San Giovanni si è infatti immortalato tra i personaggi presenti sulla scena.

Credits: Matteo Bimonte, Wikimakia, Wikimedia

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