Gli ospiti dell’Alberghetto della torre di Arnolfo

torre di arnolfo, toc toc firenze

Le mura fredde e spesse di una prigione raccontano sempre storie di sofferenza e di disperazione. Ma parlano anche di altro, testimoni particolari di un’epoca passata. E’ il caso questo dell’Alberghetto della torre di Arnolfo di Cambio.

Nella stanza più remota della torre più alta a Firenze, non avremmo trovato principesse. Per tradizione storica, la maggior parte delle famiglie nobiliari aveva creato nella propria torre una piccola prigione, e stessa cosa fecero i Fiorentini quando, utilizzando in parte il preesistente basamento della costruzione della famiglia dei Foraboschi, fecero edificare insieme a Palazzo Vecchio la torre di Arnolfo di Cambio.

In attesa del giudizio

Risalendo le scale verso la cima della torre di Arnolfo, si trova a circà metà della salita l’Alberghetto, una cella di dimensioni ridotte con volta a botte e una finestrella, usata nella maggior parte dei casi per detenervi i processati in attesa di giudizio. Questo ospitò il non molto contento Cosimo il Vecchio nel 1433 (a causa del sospetto, non troppo poco infondato, di voler rovesciare la Repubblica e ottenere la Signoria di Firenze), e sessantacinque anni più tardi, il frate Girolamo Savonarola.

torre di arnolfo, toc toc firenze

Per il primo ospite dell’Alberghetto della torre di Arnolfo si trattò di una piccola pausa prima dell’ascesa: superata la prigionia e le paure di avvelenamento, che lo portarono a non mangiare per quattro giorni se non che un po’ di pane (almeno secondo le cronache di Machiavelli) fu condannato all’esilio e poi, nel giro di un anno, riuscì a tornare e a trionfare in città instaurando negli anni una Signoria de facto.

Al contrario, per il religioso, la storia fu ben più tragica: arrestato su pressioni della fazione medicea, fu trattenuto un mese all’interno dell’Alberghetto e quindi condannato pubblicamente a morte.

Un inquietante barbiere

In alcune cronache però, la cella della torre di Arnolfo viene invece chiamata “Barberìa”, o almeno così la denomina lo stesso Cosimo; questo perché il luogo era probabilmente adibito a farsi la barba per i fanti. Effettivamente nelle cronache si legge che Priori e Gonfaloniere, sentendo la necessità di una persona al loro servizio che non avesse botteghe aperte al pubblico, avessero indetto dei concorsi per eleggere un barbiere, ma il suo luogo di lavoro rimane non ancora identificabile con l’Alberghetto situato all’interno della torre di Arnolfo.

 

credits: torre di Arnolfo, cella

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