Guerra e pace – La bottega di Calliope

In un periodo come questo nel quale le guerre, tra quelle armate e quelle quotidiane interne alla nostra società, sono sempre più frequenti fermarci due minuti e ragionare su queste non può fare altro che bene. Ricordarsi quale è il loro legame con la pace, la tanto osannata pace di tutti i colori dell’arcobaleno. Quello che hanno fatto gli scrittori di EsseCìEffe è proprio questo, interrogarsi su come la guerra influisca sulla pace e viceversa, su come le stesse guerre vengono affrontate e vissute in modo diverso da persona a persona.
Una bella riflessione che invitiamo a tutti, ricordando la citazione latina, si vis pacem, para bellum”.

 “Laddove fanno il deserto, lo chiamano pace.”

Tutti sono contro la guerra. Rimangono solo pochi stolti che l’elogiano; e gli unici che inneggiano alla guerra, sono solo quelli che non l’hanno provata. Loro non sanno che sia la guerra, che sia la paura, la fame; la fatica di tutto quanto.
Ma allora perché c’è la guerra? Perché?
Perché sotto alle nostre maschere si rivela la più misera ipocrisia.
Ormai non si parla più d’industria bellica, di occupazione e crescita industriale; la qualità ha rimpiazzato la quantità e grandi produzioni han lasciato il posto a grandi spese soltanto.
La guerra c’è, perché c’è il consumo.
Perché il Coltan per i nostri cellulari c’è solo in Congo.
Perché il petrolio è facile da prendere da paesi poco stabili, senza esercito regolare.
Perché paese diviso, e terra ricca di risorse, fanno gola a chi ne ha fame.
E perché a noi questa roba serve, è vitale per la permanenza nostra tra i ricchi paesi.
E quanto ci serve, quanto a noi è indispensabile tutto questo? Potremo forse mandare ambulanze, macchine, treni, camion e tutto quello che serve a noi, tutto ciò che ci eleva a paese evoluto? Realisticamente, sarebbe quanto diverso, senza tutto?
Convincerci tutti ad andare a piedi, a far a meno di così tante cose da non poterle elencare?
Forse qualcuno accetterebbe.
Per i restanti, è preferibile sventolare la bandiera della pace e mandar a morire i figli di qualcun altro.
Tanto, finché c’è guerra, c’è speranza.

Autore: Damiano Crispi

Guerra e pace

Ci illudiamo di vivere tutti nello stesso tempo. Accettiamo l’idea della sincronizzazione come una prova che esistiamo. Invece il tempo non è uguale. Specialmente se viaggi attraverso questo paese e scopri di aver raggiunto certi luoghi, solo dopo esserti arreso. Dove l’antico sopravvive alla modernità. Ogni volta che lascio l’isola, ho la netta sensazione che sia un tentativo di tornare daccapo nella mia vita; con il peso delle intenzioni e dei progetti che gravano sulla mia faccia come queste pesanti valigie alle mie mani.
Poi vedo gli altri, quelli che scappano dalla guerra: somali, libici ed ora persino iracheni. E penso alla mia pace, vittima di quelle che erano le mie ambizioni. Eppure, da Messina alla Calabria, troviamo rifugio sulla stessa barca, il Caronte, che attraversa uno stretto leggendario. Un braccio di mare che vuole farsi abisso. Ma non ce ne è uno, di molti che tornano a casa, capace di notarlo. Sono quelli che una casa non ce l’hanno più, ad averne paura. A comprenderne la leggenda. Ed a vederne l’abisso.

Autore: Francesco Toccafondi

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Credits: Gilmar Mattos

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