IED Firenze: Alessandro Colombo racconta come imparare il design

ied firenze, alessandro colombo

Firenze ha tantissime scuole di formazione oltre gli enti statali, come lo IED Firenze.

Alessandro Colombo, direttore dello IED Firenze, Istituto Europeo del Design ci ha raccontato cosa vuol dire imparare e far imparare il design in una città densa di cultura come la nostra.

ied firenze, alessandro colombdo

 

Ci racconti intanto chi sei e che cos’è lo IED Firenze?

Su di me sarò breve visto che peraltro arrivo da un settore diverso che è quello della produzione di teatro e spettacoli. Mi sono ritrovato sei anni fa a gestire una start-up che era la sede dello IED Firenze. Lo IED ha network della formazione già strutturato: sette sedi in Italia, due in Spagna e due in Brasile e poi di formazione se ne occupa da 48 anni. Però entrare in una città come Firenze, che ha delle caratteristiche molto peculiari rispetto alla formazione, ad esempio: sicuramente in Europa Firenze è una delle città con la maggior densità di scuole di vario tipo, come le 37 università americane che hanno una sede qui.
Ci sono molte scuole che servono il mercato americano: Santa Reparata, la Lorenzo de’ Medici e molte altre.

Tante scuole nel campo delle industrie creative: alcune conosciute e altre meno ma la cosa bella è che ci sono scuole tecniche specifiche per alcuni ambiti molto di nicchia. Ad esempio per la serigrafia, per la pelle, per la seta. Ma ancora come la scuola di marescialli o dei magistrati.

Firenze è una città  posizionata nell’ambito dell’educational e dello study abroad.

Firenze è una città  posizionata nell’ambito dell’educational e dello study abroad. In poche parole oltre le strutture e i docenti sai di trovare anche i servizi fondamentali per chi manda il suo giovane figlio a studiare e vivere all’estero. La grande presenza di scuole, di servizi e il fatto che il centro sia svuotato a favore delle zone verdi e si è riempito di studenti fa si che le accommodation siano in distance dalle scuole. Poi è comunque un centro che si è ravvivato e quindi più sicuro.

Lo start-up dello IED Firenze è iniziato nel 2008 e fino al 2012 siamo stati dentro la Casa della Creatività, ben contenti di essere in uno spazio così dinamico. Poi purtroppo non riuscivamo più a starci per una questione di numeri e ci siamo dovuti trovare una nuova casa rimanendo ovviamente in buoni contatti con chi ci aveva ospitati.

Lo IED è una scuola che serve a livello di formazione le industrie creative quindi le aziende che hanno una forte componente di creatività ma che rientrano nell’ambito del profit. Non si tratta di una scuole di belle arti che forma artisti, ma si vanno a formare dei creativi a disposizione di aziende che poi a loro volta saranno aziende di moda, design, arti visive ma anche aziende che non per forza sono dell’ambito creativo ma che hanno bisogno di creatività. Se un’azienda che fa mattoni ha bisogno di un grafico, è comunque un creativo.

Poi il termine creativo secondo me è limitante, come è limitante il termine design solo come estetica perché poi quello che è l’approccio progettuale del designer, che sia di prodotto o che sia di scenografia va oltre la semplice bella estetica. C’è la funzionalità, la socialità e la trasparenza di cui bisogna tener conto.

Moda, visual design, design e management e non ultimo comunicazione: che corsi sono e sopratutto c’è lavoro per questi campi in Italia o in Europa?

Andrei per ambiti: sulla moda in Toscana c’è lavoro visto che questo in questo campo la nostra regione è una delle più importanti al mondo. Inutile far la lista delle aziende toscane della moda e ancor più lunga è la lista di quelle che producono in Toscana. Si trovano mostri sacri della moda, anche non toscani, che però vengono a produrre qui.

Dipende poi capire in che momento si trova un determinato settore: magari di designer in questo momento c’è ne meno bisogno in ambito di abbigliamento ma in ambito pelle invece c’è molta ricerca.

Per il marketing online c’è una grande fame di professionisti

Se invece si parla di ambito comunicazione e marketing della moda, sopratutto online c’è una grande fame di professionisti che sappiano  gestire e vivere all’interno dell’online. Pensiamo solo che a Firenze c’è uno dei mostri sacri della vendita online: Luisa Via Roma che ha aperto un varco dell’ecommerce e ha fatto si che ci fosse spazio per molti altri.

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Invece per quanto riguarda l’ambito design noi facciamo studi sopratutto sull’interior design e in Toscana siamo fortunati perché è un’area molto fertile per questa professione. È vero che l’interior designer normalmente non è un bene fondamentale ma spesso di lusso ma qui è sempre legato al tema dell’ospitalità, delle seconde case e dei negozi. Quindi se ci sono aziende che producono c’è anche bisogno di chi ragiona sul display, cioè sulla vetrina.

Ci sono anche due micromondi molto interessanti che sono quelli delle yacth e dei camper che hanno bisogno anch’essi di designer d’interni.

Il prodotto deve darsi un cambio epocale

Sul prodotto è un momento storico in cui lo stesso prodotto deve darsi un cambio epocale, sia come industriale che come artigianale deve interfacciarsi ora con le nuove tecnologie. I prodotti devono essere in grado, qualsiasi sia la loro natura, di poter interagire. Questo è un paradigma interessante su cui stiamo ragionando sopratutto sul versante del prodotto artigianale dove la Toscana è patria di saperi.

Ci sono state interazioni tra voi e l’artigianato artistico toscano?

Lavoriamo con quello artistico con varie realtà in primis OMA e con loro stiamo sperimentando una doppia adozione: lo studente adotta un artigiano e un’artigiano adotta uno studente. Mettendo in parallelo lo studente straniero che sta qui almeno sei mesi con l’artigiano di riferimento.

È interessante il gioco che si crea tra lo studente di comunicazione che può avere come atterraggio la bottega e l’artigiano che invece ha una persona straniera che gli dà un altro punto di vista.

Con Fendi abbiamo fatto un progetto sulle nuove tecnologie e il loro prodotto artigianale, visto che loro producono sopratutto tra Calenzano e Bagno a Ripoli. Nei negozi di Fendi abbiamo fatto un lavoro di interaction design, con l’artigiano che lavorava con il nostro designer che rendeva comunicanti questi oggetti.

Quali sono le differenze tra voi e altri istituti di formazione come ISIA, LABA e simili?

In primis noi siamo assolutamente devoti alla pratica: il nostro motto è che devi imparare ad andare in bicicletta sbucciandoti le ginocchia. L’altro è che sicuramente facciamo forza a livello di network internazionale rappresentato in vari continenti, che non ha nessuno. Siamo l’unico network di formazione in Italia come IED e in Europa pochi altri hanno la nostra estensione.
Invece rispetto alle scuole verticali, cioè chi è specifico su un settore, noi abbiamo la trasversalità che è una fonte incredibile di ricchezza. Perché tu che studi design di moda se hai la possibilità di parlare con l’interior designer, cioè chi un giorno ti farà i negozi, tu impari e lui impara. E magari un giorno vi ritroverete voi due a parlare allo stesso tavolo.

Abbiamo corsi che vanno sull’ecommerce: dove magari tu che disegni moda o tu che disegni il negozio del futuro se non parli con chi fa ecommerce ti perdi un pezzo. E questo diventa molto valido quando facciamo i progetti aziendali perché si entra con una richiesta ma poi riusciamo ad allargarlo ad altri ambiti. Insomma avere un grafico a disposizione fa sempre comodo.

Per esempio abbiamo questo progetto con un’azienda che fa subforniture di borse per marchi importanti a Scandicci che però voleva avviare un proprio marchio. Sono entrati per dialogare con i corsi di moda e invece hanno dialogato con chi faceva comunicazione, perché prima abbiamo rimesso a posto il brand e poi siamo arrivati al prodotto.

Tutto questo ci permette di togliere l’effetto “salame sugli occhi” agli studenti. Anche perché all’interno di una grande azienda mai lavorerai in maniera verticali, mai.

In altri progetti prestiamo dei “pacchetti di studenti” alle aziende  per dei progetti ampi e facciamo lavorare gli studenti l’uno accanto all’altro.

Infine l’esperienza più bella che avete avuto come IED Firenze?

Sicuramente tantissime, siamo un gruppo molto coeso e molto grande perché abbiamo 400 studenti, 190 docenti e 12 persone di staff. Si parla di tante teste pensanti che ogni giorno devono fare qualcosa. Quindi il flusso di informazioni enorme, diciamo un piccolo big data.

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L’ultimo progetto che abbiamo fatto che ci ha dato molte soddisfazioni: noi da tre anni, attraverso un progetto del Comune di Firenze che si chiama Flight, che è il festival delle luci di Firenze, abbiamo scelto di illuminare Santo Spirito che il nostro regalo che vogliamo fare a Firenze per ogni natale. Proiettiamo i progetti dei creativi sulla facciata di Santo Spirito. Ogni anno abbiamo lavorato a chiamata con persone da tutto il mondo, invece l’anno scorso ci è venuta in mente un’idea quella di aprire una sezione per le associazione o per delle scuole che lavorassero con non designer. In primis bambini e anziani poi naturalmente sul tema del sociale con Ragazzi Sipario e tante altre che lavorano con bambini o persone con disabilità mentali.

Devo dire che il risultato è per me emozionante quando un bambino di 5 anni rivede i suoi disegni sulla facciata della chiesa e fa suo un monumento.

Artigianato, innovazione e design a Firenze sono di casa, scopri subito tutti i loro segreti!

Credits foto: Ylenia Petrini

  • Francesco Ricceri

    Sono il fondatore di Toc toc Firenze, mezzo maremmano e mezzo fiorentino. Adoro la cucina, i libri, i cantautori italiani e le poesie.

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