Il museo della Specola, un viaggio scientifico nel ‘700

specola, toc toc firenze

Firenze è la città della cultura per antonomasia e in questi tempi di crisi si pensa che la cultura possa essere una risorsa per il rilancio del paese.

O quantomeno lo pensano i ragazzi di Beemyguide, che da maggio hanno lanciato la loro idea per salvare la cultura fiorentina.
L’idea è semplice: una guida propone un tour in un museo sul loro sito, chiunque voglia partecipare paga una piccola somma (5/10 €). Raggiunto il numero minimo di persone il tour ha luogo, ma gli utenti verrebbero rimborsati se non dovesse partire.

Grazie a questa iniziativa abbiamo avuto la possibilità di fare una visita nel museo scientifico più antico del mondo: il Museo di storia naturale della Specola.
Fondato nel 1775 per volere del Granduca Pietro Leopoldo, rappresenta oggi la sezione zoologica del museo della scienza dell’Universtà di Firenze: conserva le teche originali, e conta 300.000 animali imbalsamati, di cui 5000 esposti. Curioso è il fatto che alcuni di essi siano stati animali da compagnia dei Medici: ad esempio prendendo l’ascensore, giunti al piano di entrata del museo, ci si trova difronte una giraffa che nel 1836 ha abitato Boboli per 15 mesi.Alcune giraffe arrivarono già nel 1400 a Firenze e vennero ospitate nel giardino di palazzo Medici.

Il salone degli scheletri animali

Oltre agli animali imbalsamati, è presente il salone degli scheletri animali, risalenti al ‘600:  essendo però molto delicati è possibile vederli tramite visite su prenotazione. Al suo interno è presente un elefante che venne esposto nella loggia dei Lanzi; morì dopo poche settimane, e il suo scheletro venne donato alla Specola. Linneo stesso basò la parte di nomenclatura binomiale riguardante gli elefanti su ciò che gli fu raccontato dell’esemplare della loggia dei Lanzi.

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Oltre alla sezione zoologica sono presenti le cere anatomiche della scuola di cero-plastica fiorentina, la prima nel mondo, e la tribuna di Galileo. Voluta dal Granduca Leopoldo II di Lorena, è una chiesa laica in onore di Galileo Galilei. Realizzata nel 1841 per il congresso degli scienziati italiani, rappresenta uno dei pochi esempi di architettura neoclassica a Firenze. Al posto dell’altare è presente una statua di Galileo realizzata da Aristodemo Costoli, artista tristemente noto per aver tentato di restaurare il David con l’acido cloridrico.

Le cere anatomiche

Ma la parte più famosa del museo, che richiama visitatori da tutto il mondo, è quella delle cere anatomiche, il vero punto di incontro tra arte e scienza. Una delle prime opere presenti nella sala, è lo scheletro di un gigante dell’800; era molto povero e a causa di ciò fece un accordo col museo: in cambio di un sussidio mensile il gigante, alla sua morte, avrebbe donato il suo corpo al museo. Quando morì si scoprì che, a causa del gigantismo, soffriva di osteoporosi e si dovette fare immediatamente un calco in cera delle sue ossa. Questa sezione è molto vasta e tutte le cere sono state create tra il 1770 e il 1850, dallo studio anatomico dei cadaveri provenienti dall’ospedale di Santa Maria Nuova, prima facendo un calco, poi rifinendo tutto a mano.

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Durante uno degli ultimi restauri sono state trovate le richieste scritte dall’uomo che trasportava i cadaveri dall’ospedale al museo: pare si lamentasse che il carretto fosse vecchio e perdesse pezzi per strada, ne chiedeva uno nuovo ma sembra che la Specola gliel’abbia negato.

La sala dedicata all’ostetricia

Di particolare interesse è la sala dedicata all’ostetricia, in quanto al tempo la chiesa vietava la riproduzione di organi genitali femminili: questa sala rappresenta uno dei primi tentativi di studio della materia, visto che l’ostetricia veniva svolta da levatrici o uomini senza alcun tipo di preparazione. In particolare, se osserviamo la cera rappresentante una gravidanza gemellare, è possibile riconoscere nei due bambini, che ricordano dei putti, un omaggio a Donatello o alle opere dei Della Robbia. Un ulteriore tributo lo troviamo in quella che forse è l’opera più famosa di questo museo, ovvero “Lo spellato” del Susini, che rappresenta un uomo senza pelle e la cui posizione ricorda molto le opere di Michelangelo; infine la “Venere di Urbino” di Tiziano può essere riconosciuta nella cera smontabile utilizzata dagli studenti per imparare le posizioni degli organi. Molte cere, purtroppo, sono ancora in restauro dal ’66: tra queste troviamo le 4 cere artistiche rappresentanti i danni della peste, la sifilide e la decomposizione.  In quest’ultima è presente il ritratto del ceroplasta Gaetano Giulio Zumbo, che ha voluto inserirse nella scena.

Consigliamo vivamente di visitare il museo della Specola che racchiude un pezzo di storia fiorentina, anche solo per provare l’emozione viaggiare nel tempo fino al 1700.

 

Credits: Sailko, Lucarelli

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