Il Palazzo di Giustizia di Firenze

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Il Nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze, inaugurato dopo molti ritardi e rinvii il 23 gennaio 2012 dall’allora sindaco Matteo Renzi e dal Ministro della Giustizia Paola Severino, è il frutto di un progetto disegnato e concepito negli anni ’70 dall’architetto Leonardo Ricci.

Ricci fu allievo del famoso architetto Giovanni Michelucci cui Firenze deve la Stazione di Santa Maria Novella e la Chiesa di San Giovanni Battista, posta all’incrocio tra l’autostrada del Sole e la A-11.

Il progetto per la riqualificazione di Novoli

L’area in cui sorge l’attuale “cittadella della giustizia”, che è riuscita a realizzare l’ambizioso progetto di riunire tutti gli uffici giudiziari fiorentini che fino a qualche anno fa erano sparsi per la città, è una vasta zona di Firenze nota per aver ospitato un’importante stabilimento Fiat, di cui ora le uniche due testimonianze rimangono una palazzina abbandonata e una ciminiera all’imbocco di via di Novoli.

Negli anni settanta la zona versava in stato di abbandono e il compito di riqualificare l’intera area fu affidato all’architetto Ricci che realizzò il progetto per il Palazzo di Giustizia.
Negli anni successivi vennero poi affiancati i progetti per la realizzazione del Parco di San Donato, piccolo polmone verde di Novoli, e quelli per la costruzione del nuovo Polo delle Scienze Sociali, accanto al “multiplex” e ai condomìni “a pagoda” che separano gli edifici universitari dal parco.

L’idea di Ricci era quella di realizzare non un semplice Palazzo di Giustizia, “oggetto architettonico sbagliato”, come si legge nella presentazione del progetto, “ma una Città della Giustizia affinché in qualunque punto, in qualunque spazio della città, ci sia il senso e la certezza che tutto è giusto”.
L’architetto aveva in mente un progetto totalizzante che abbracciasse il concetto di giustizia e lo estendesse a tutte le aree cittadine, disegnando una città della giustizia nella città di Firenze.

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L’edificio è composto da due moduli principali, uno visibile da via di Novoli, che svetta dietro le collinette del parco di San Donanto e l’altro che si affaccia su Viale Guidoni dove si trova anche l’entrata del complesso.
Le due ali del palazzo sono poi divise in ulteriori piccoli moduli dalle forme spezzate e dagli angoli acuti, eredità “minimalista” di Michelucci, che Ricci ha rielaborato aggiungendo ai materiali tradizionali elementi spiccatamente moderni come le ampie vetrate che ricoprono interi settori della struttura, sia sul fianco che sulla facciata, in corrispondenza dell’ingresso.

Il Palazzo di Giustizia nella Città

Il Palagiustizia di Firenze è il secondo palazzo di giustizia più grande d’Italia dopo quello di Torino.
Il Palazzo, che si è imposto nel contesto urbano e che ha modificato radicalmente lo skyline cittadino, è ben visibile dalla maggior parte dei belvedere e dai punti panoramici della città.

Esso costituisce inoltre il primo incontro ravvicinato con l’architettura cittadina per tutti quelli che arrivano a Firenze dallo svincolo autostradale di Firenze Nord.
Sono in molti quelli che  hanno gridato allo scandalo osservando che la nuova struttura andava a coprire e mettere in ombra le linee dolci ed eleganti della Cupola del Brunelleschi e del Campanile di Giotto, unici veri simboli dell’architettura fiorentina.

Le critiche che questo “gigante di vetro” ha ricevuto sono state tante e di diversa provenienza, tutte però concordi nell’affermare che, sia per le dimensioni spropositate, sia per le linee così marcate, il Palazzo di Giustizia entra in contrasto con l’architettura e gli spazi della città di Firenze, da sempre considerata piccolo e intimo gioiello medievale e rinascimentale.

Il Palazzo di Giustizia di Firenze è stato, inoltre, inserito dal sito di viaggi VirtualTourist al quinto posto tra i dieci edifici più brutti al mondo, ma se avrete la fortuna di passare per Viale Guidoni una sera d’estate, non potrete non emozionarvi vedendo i caldi colori del tramonto riflessi sulle vetrate del palazzo e, forse, penserete che questo triste record non è così meritato!

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Credits: www.ilgiornaledellarchitettura.com, www.flickr.com,

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