Illustration Marathon 2015: dedurre l’astratto

Si può davvero rappresentare la bellezza divina?

25 Ottobre 2015. All’interno del suggestivo chiostro di Palazzo Strozzi si è svolta la seconda edizione dell’Illustration Marathon, una vera sfida per i 60 artisti partecipanti, che hanno realizzato 7 tavole in 7 ore. Sono state prodotte illustrazioni e fumetti con tecniche di ogni tipo, dal digitale alla vecchia e amata china, uniti dal tema “Bellezza Divina“, titolo della mostra che Palazzo Strozzi ospita in questo periodo. L’iniziativa è stata organizzata dalla D’Uva Workshop e dalle case editrici Kleiner Flug e Zum Zum Books, con la collaborazione della Scuola di Comics e della determinante accoglienza di Palazzo Strozzi, che, oltre alla straordinaria location, ha concesso visite alla mostra e premi ai partecipanti.

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Inizialmente ho temuto di disturbare quelle intrepide mani al lavoro, aggirandomi con timida reverenza tra i tavoli: di solito un disegnatore agisce indisturbato nel suo studio, lontano dagli occhi dei curiosi. In realtà non ho trovato troppa conferma allo stereotipo del fascino introverso dell’artista: si sono rivelati tutti disponibili a darmi delucidazioni sul loro lavoro, senza nascondersi dietro un foglio di carta. Nelle sette ore in cui ho monitorato l’evolversi delle creazioni ho visto un po’ di tutto, e mi sono soffermata davanti ai disegni che mi hanno incuriosito di più, ponendo la fatidica domanda.

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Cos’è per te bellezza divina?

Le risposte sono state davvero molto varie e ho constatato che stavano tutti rappresentando qualcosa di concreto, ma questo dar vita a una storia con le immagini mi è apparsa una mistica forzatura di tradurre l’astratto. Mi hanno raccontato storie particolari e universali. Ho trovato la risposta in un dettaglio e, in alcuni casi, invece, proprio non l’ho colta. Mi sono impegnata per non darmi subito la mia personale riposta, per non crearmi, in un certo senso, un pregiudizio.

Ho voluto avere la mente libera in modo da poter accogliere ogni loro interpretazione come vera, come la mia, nel momento in cui ho preso parte come spettatore passivo alla loro narrazione. Solo adesso, ragionando su quanto ho assorbito e filtrato, elaborato e scomposto, posso dirti cosa ne penso, ma lo farò alla fine, quando avremo attraversato quell’invisibile filo che passa dalla testa di un disegnatore alla sua mano, dall’astratto al concreto.

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Quando un angelo scende sulla terra, in un corpo femminile, la bellezza è donna, e quando Dio creò il mondo in sette giorni, la bellezza divina diventò sette tavole di acrilici, sfumati in una biblica reminiscenza senza tempo. E niente è migliore di un mezzo più semplice per rappresentare l’impercettibile: una matita a otto gambe; sola grafite per parlare del Dio nascosto in un errore. I difetti di Venere vengono elencati uno ad uno, per comporre la perfezione, la vittoria di chi ha sempre fallito, riassunta in un emblematico ultimo gesto di giustizia sociale, perché, alla fine, la bellezza divina è ciò che rende migliori le persone. Ho scavato nei flussi di coscienza, entrando dentro una foglia che in un’induzione vera diventa natura, e quindi uomo. Ad alcune alte forme di bellezza ci si arriva solo attraverso la morte e la violenza, eco classica dall’acre e dolcissimo profumo, quasi un riflesso di umanità. Perché è l’estetica che rende la bellezza divina; a volte abbaglia, e così l’uomo sbaglia. E tutto ricomincia, col Cantico dei Cantici in scala cromatico geometrica.

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Potevo condividere ogni pensiero e il vederlo tracciato su un foglio lo faceva sembrare credibile, quasi a portata di mano. Era semplicemente lì, davanti a me, un’overdose di divina bellezza sotto gli occhi, così tangibile, ma pronta a fuggire con la prima ratio. La risposta che mi ha aperto gli occhi e ha reso inevitabile che mi ponessi io stessa la fatidica domanda è stata:

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Posso dirti cosa non è!

Teologia negativa. Una storia nota. Ecco cos’era: per tutto il tempo ho avuto il sentore che qualcosa di molto importante mi si stesse agitando davanti, ma l’ho ignorato, non ho voluto pensarci. Divina. Bellezza. Che Dio è bello lo sappiamo, Dio è tutto ciò che è positivo, ma tutte le categorie e gli attributi umani non possono essere veri per Dio, che è oltre, che è super e supra, che è tutto e non è tutto e, comunque, non ne posso parlare perché finché ne parlo con il linguaggio umano mi allontano dal Vero. A prescindere da quale Dio si parli, trascendendo qualsiasi religione, superando ogni limite del pensiero, ‘divino’ è aggettivo di dio. Si può dare una risposta a che cos’è la bellezza divina?

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Adesso finalmente ci sto pensando. E finalmente mi accorgo quanto sia stata fastidiosa a chiederlo tutto il giorno. Ho importunato artisti al lavoro con una domanda filosofica che si insinua nel cervello e tormenta col principio antropico, sfinendo i neuroni già concentrati tra pennelli e matite. Due livelli interpretativi: bellezza divina è qualcosa di così bello che non lo si può definire, bellezza incommensurabile, bellezza irraggiungibile, bellezza impensabile: bellezza negativa. Bellezza divina in quanto creata da un intervento sovrumano, in cui l’uomo non c’entra niente, ma la si può vedere, toccare, pensare: bellezza positiva.

palazzo strozzi firenze
palazzo strozzi firenze

Partendo dal presupposto che la nostra conoscenza ha una forte base empirica, non si può rappresentare qualcosa che non si è visto. Sarebbe come pensare un colore che non esiste nella nostra realtà. Io quelle sette tavole probabilmente le avrei lasciate bianche, impregnando quel vuoto dell’unica risposta ed eliminando ogni possibile esegesi falsa per un aristotelismo rigido. Che poi sia quel “divina” a trattenermi sul baratro esistenzialista è solo un grande forse, perché anche la bellezza in sé avrebbe meritato qualche parola, o, meglio ancora, dei segni. Perché, se c’è una cosa che ho imparato, è meglio tacere di fronte all’immagine, quando questa è più esaustiva di mille saggi, libri, enciclopedie. Forse semplifica e avvicina al divino; quello che arriva dalla parte destra del cervello è meno studiato, meno detto, vive la sua immediatezza e colpisce al cuore.

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Tutte le risposte e le interpretazioni dei 60 artisti presenti sono state vere e lo continuano ad essere, tutte divine bellezze, frammenti che uniti vanno a ricongiungersi all’Uno, materia alla forma di un puzzle perfetto, e che da sole, invece, sono il molteplice che viviamo nella comune esistenza, quella quotidianità in cui il postumano è sospeso, e l’incredulità è un valore perenne.

 

 

Foto di Paolo Pastaccini

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  • Classe '88, si laurea in Filosofia a Firenze e lavora come sceneggiatrice di fumetti, copywriter e vignettista.

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