In trash we trust – La bottega di Calliope

Saltiamo oltre oceano con il tema di questa settimana che vede un stravagante capovolgimento del celeberrimo motto americano “In God we trust“, ponendo le proprie speranze in un ambiente decisamente più degradato e socialmente emarginato.
Sfida anch’essa tremendamente difficile per i nostri scrittori dell’EsseCìEffe, i quali si sono trovati alle prese con un tema che evade di molto dai propri ranghi. Questo non li ha spaventati, anzi sono riusciti a riportare la focalizzazione del racconto dalla nostra parte dell’oceano, attualizzando quel genere così lontano all’immagine del nostro paese, ma non vi anticipo altro.
Buona lettura.

Quattro ragazzi

Quattro ragazzi in una stanza; due su di un piccolo divanetto, e due, tutti sbracati su delle scomode e rigide sedie di legno, senza neanche l’imbottitura.
Da qualche ora ridacchiavano goffi, e tra le grasse, rumorose risate si levava a stento qualche parola rotta e  frase sconnessa.
<< Ho fame… >> Annunciò dolorosamente Claudio. << Andiamo al kebab. Prendiamo… un falafel io e voi… >> Il discorso finì lì, senza terminare. Claudio tornò a cercare la giusta posizione su quella sedia. Dopo una sospirata ricerca, rinvenne l’iphone e guardò l’ora.
<< Siamo in tempo, è ancora presto! >>
Gianni cominciò a vestirsi; con una manovra degna di un acrobata, afferrò il suo eskimo facendo da tenaglia con l’indice e il pollice del piede, poi, si rigirò sul divanetto fino a trovar il modo di metterselo indosso.
<< Dovremo andare allora, così facciamo due passi… qui non si respira. >> Propose Franco, tentando di alzarsi dal suo divanetto, troppo comodo però, per farlo senza ripensamento alcuno.
<< Io non voglio uscire. >> Replicò allora Gianni, mettendo via il giubbotto, che nascose tra la sua coperta pelosa, in un dei recessi più angusti del divanetto.
<< Ma il giubbotto… >> Tentò l’altro di protestare. << Ho freddo…. Avevo…>> Disse vago l’altro; aggiunse più tardi.<< Non puoi uscirne sempre con ste storie, di far girate immense che poi ci perdiamo e troviamo quei coglioni che fanno: oh Gianni! Oh! Come va! Oh! >>
Continuò con quel discorso, urlando, ignorato.
<< Ordiniamo una pizza. >> Propose dunque Marco, con un filo di voce; parlando da terra, poggiato sulla sedia e seduto sul freddissimo pavimento. Tutti quanti si rallegrarono, e dopo un attimo di stupore, incominciarono a concordare tutti in coro. << Grande, famolo! >> Concordò Claudio, frattanto scivolato in terra per la difficile azione di preparazione all’alzarsi in piedi.
<< Vai… allora telefona. >> Disse Franco, passandogli il telefono di casa, a Marco.
Lui indugiò, e senza far attendere gli altri per troppo tempo una spiegazione, disse:
<< No, no… >> Sospirato, aggiunse. << Non mi voglio… >>
<< Paranoici! Che problema avete? >> Brontolò Claudio, tentando di tornare a sedere.
<< Dai… oh! >> Aggiunse Franco, prontamente interrotto dal: << Dai, l’hai proposto te! >>
Di Gianni, spronando Marco tutti in coro. << Chiamate voi. >> Faticosamente rispose Marco.
Seguì un lungo silenzio, tutti restarono immobili senza far niente.
<< Sennò… andiamo… >> Disse allora Gianni, senza però rimettersi il giubbotto, e restandosene fermo, zitto come tutti.
Col suono degli stomaci che brontolavano e i loro sospiro abbattuti, si fermarono a contemplare il vuoto, in attesa che qualcosa li salvasse da tutto ciò.

Autore: Damiano Crispi

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Credits: Wilth

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