Intervistami: populismo  “prendi tre paghi due”.

intervistami, toc toc firenze

L’articolo che segue nasce dal progetto Intervistami, workshop gratuito organizzato dalla redazione di Toc Toc Firenze presso Zap (Zona Aromatica Protetta).

In questa intervista, Caterina Zita incontra il professor Marco Tarchi, focalizzando l’attenzione su argomenti quali: i populismi, la crisi dei regimi democratici e molto altro.

Demagogia

“La demagogia è la capacità di vestire le idee minori con parole maggiori.” Abraham Lincoln definiva così l’atteggiamento ideologico di esaltazione del popolo, un popolo che è cambiato nei secoli ma che,secondo la definizione di populismo, ha mantenuto immutata la sua caratteristica di depositario di valori totalmente positivi.

Con il professore di Scienza Politica dell’Università di Firenze, Marco Tarchi, abbiamo avuto l’occasione, nella splendida cornice di ZAP,  di confrontarci riguardo a questo tema. Non è sull’eticità del popolo che ci siamo concentrati, bensì sull’elites politica che ha fatto della demagogia uno strumento, a mio parere, manipolatorio e poco trasparente. Il populismo è ormai divenuto il “must have” del politico modello, è il flauto dell’incantatore di serpenti, la bacchetta del direttore d’orchestra.

Alla domanda “se il populismo odierno fosse definibile pubblicitario” il professore ha risposto con estrema chiarezza accennando un sorriso. Ciò che dovremmo fare è scindere la definizione di populismo dalla realtà moderna, salvaguardando così la sua essenza di nicchia non contaminata dai vizi della politica di massa. L’impressione che il populismo sia divenuto uno strumento ammaliatore al pari della sponsorizzazione di un prodotto deriva dalla sua diffusione.

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Populismo pubblicitario

Tutti i politici vogliono il nostro bene, tutti i politici esaltano le nostre forze, ci elogiano, ci comprendono ma nonostante ciò  l’Italia non sembra riflettere la grandezza del suo popolo. Ma chi è davvero in crisi? Di chi è la colpa?.  È il popolo Italiano paragonabile al compagno di classe che tutti abbiamo avuto, quello che ha vissuto di rendita pur non facendo niente, elogiato dai professori immeritatamente in nome di un passato da studente modello, o sono i politici che con una spicciola psicologia inversa usano “bastone e carota” con gli Italiani?.

Il populismo non può e non deve essere traducibile nel guadagno del voto ma deve recuperare la sua definizione più nobile. Parlare alla “pancia” è facile, fare perno sul male comune è efficace, non richiede doti oratorie ne master di secondo livello e il risultato è immediato, ma ciò su cui il professore ha focalizzato l’attenzione è sul populismo definito dal dizionario, quello scientifico, quello che attribuisce eticità al popolo senza secondi fini. Non è insomma da considerare populismo quello del “prendi tre paghi due” ma quello de “una d’arme, di lingua, d’altare,di memorie, di sangue e di cor.”

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