La biblioteca di Babele nel cortile del Bargello

La biblioteca di Babele, Toc Toc Firenze

Leggi un libro. Magari per caso, perché ti capita sottomano. Ti ci attacchi e non lo molli finché non lo hai finito – intorno a te le persone entrano ed escono, cenano, il sole fa il suo giro, e tu lì.

Dopo, ti immagini il mondo in maniera diversa: quel libro ti ha detto quello che senti, ti ha avvicinato ad essere quello che provi.
Capita anche che quel libro – ti vedono leggerlo, ti scivola una citazione – ti faccia incontrare con qualcuno da cui forse non ti separerai più. Altre volte, diventa l’ispirazione per la vocazione di una vita.

È di questo che ha voluto parlare Marco Baliani, portando in scena nel cortile del Bargello il suo spettacolo “La Biblioteca di Babele” (il primo di due spettacoli, chiamati “Viaggi del pensiero affabulante”). Nell’omonimo racconto di Borges, è descritta una biblioteca-universo in cui tutti gli esseri umani si affannano a cercare, fra gli infiniti tomi degli infiniti scaffali, dei libri che abbiano un senso (la quasi totalità è una successione di caratteri privi di significato).
Baliani ci dice, invece, quali libri con un senso hanno bussato alla sua porta. Quali narrazioni si sono intrecciate alla sua nella formidabile trama del destino.

Molte volte, in uno spettacolo autobiografico, è difficile far passare un messaggio strutturato, che non si esaurisca in una ricapitolazione della vita vissuta, per quanto affascinante: di molti spettacoli autobiografici ci si ricorda solo io, io, io.
Qui Baliani, invece, riesce a fare qualcosa di raffinato: quasi non sembra che stia parlando di sé.
Il racconto dei libri della sua vita è un pretesto – sentito, certo – per riflettere quale sia il valore umano della narrazione, quale possa essere, nell’economia di una vita, il peso di una singola storia.

La biblioteca di Babele, Toc Toc Firenze
Orale, scritta, fa poca differenza: che sia Lo straniero di Camus, Moby Dick di Melville, o che siano le fiabe della nonna, il risultato è il medesimo – un risultato ricco, di crescita.
E soprattutto, un risultato stupito.
Perché quando sta accadendo qualcosa di davvero importante, nella nostra vita, spesso non ce ne accorgiamo neanche: non ci rendiamo conto che quel libro, che quella scelta, che quell’incontro stravolgeranno tutto ciò che è stato. Gli snodi del labirinto che abbiamo preso li vediamo dopo, dall’alto.

Insomma, Baliani ha portato in scena in un posto splendido una riflessione sul libro non nuova, ma necessaria, profonda – e in quel che ha detto, ciascuno spettatore può aver sentito la propria storia.
Spiegando un valore che accomuna ogni persona che sia stata toccata da un libro.

 

Credits: Emiliano ; Luca Moglia 

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