La Firenze di Vasco Pratolini

Il grande scrittore italiano nasce a Firenze il 19 ottobre 1913, in una famiglia di umili condizioni ed è proprio la Firenze bassa e più difficile, che Pratolini descriverà nei suoi libri.

Il fiore del Rinascimento che solo quelli che ci hanno vissuto a quel tempo conoscono sotto questa veste.

Ma i luoghi sono sempre gli stessi che vediamo ancora oggi, come l’Arno, le Cascine, Piazza Santa Croce o Ponte Vecchio solo hanno un altro sapore, più umile e povero.

Leggere i romanzi di Vasco Pratolini è un po’ come catapultarsi in una passeggiata fiorentina tornando indietro nel tempo.

Per esempio, Metello, ideato nel 1955, è un giovane in cerca di fortuna, operaio nel tempo in cui gli operai cominciano ad unirsi in sindacati, un uomo comune che attraversa una Firenze in via di cambiamento e in rivolta, povera e distrutta ma in via di ricostruzione.

 Vasco Pratolini, toc toc firenze

Il giovane nasce nel quartiere di San Niccolò, ma non ci vivrà mai fino ai 15 anni, un quartiere povero padroneggiato da botteghe scarne e osterie di ubriachi.

Poi il muratore fiorentino ci mostra più volte San Frediano, il quartiere della malavita e dei truffatori, che l’autore descrive con maestria, mattone dopo mattone e abitante dopo abitante.

Anche in un altro testo questo quartiere fa da padrone: nell’omonimo “Le ragazze di San Frediano” dove un gruppo di ragazze, inizialmente abbindolate contemporaneamente da un aitante giovanotto, per il loro carattere forte e sbarazzino, decidono di fargliela pagare organizzando tutte insieme una trappola contro il ragazzo.

Sono quindi indipendenti e tutt’altro che stupide queste ragazze che Pratolini ci descrive, ma coraggiose ed autonome proprio perché nate in quel quartiere totalmente malsano.

Sposta poi la sua lente d’ ingrandimento su un altro quartiere, nel 1943, con il romanzo “Il quartiere”. Stavolta è Santa Croce la protagonista,  la zona di Firenze intorno alla chiesa di Santa Croce che viene descritta con l’occhio vivace di un ragazzo, Valerio, voce narrante, che ce la presenta come dinamica e piena di colori e di luci tipiche della visione giovanile, accanto però anche alle descrizioni toccanti delle misere abitazioni e della vita dura di un quartiere popolare negli anni 40 del Novecento.

E’ sempre il quartiere però che, nei suoi lati scuri o chiari, crea il collante tra le tante vite che ci vengono raccontate, è l’agente che rende possibile questa storia d’amori e collere giovanili, di vite adulte spezzate e  di profondi legami.

 Vasco Pratolini, toc toc firenze

Infatti neanche i fascisti con la distruzione di tutte le case popolari di questo quartiere riusciranno a distruggere questa matassa di legami umani, create dalla città stessa.

” Hai trovato diverso il Quartiere. Ma la gente c’è ancora tutta, lo sai. Si è ammassata nelle case rimaste in piedi come se si fosse voluta barricare. Quei pochi che sono andati ad abitare in periferia, dove c’è l’aria aperta e il sole, nel Quartiere li considerano quasi dei disertori”.

Come per Pratolini anche per tutti i suoi personaggi Firenze è quindi una madre premurosa, amata quanto odiata, ma che abbraccia e protegge tante vite e le unisce creando un’unica voce, nella quale si uniscono in coro tutte quelle dei suoi abitanti.

 

Credits: Commons, Wikipedia, biblioteche.comune.fi.it

Top
Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE