La memoria risiede nel tatto – La bottega di Calliope

Non certo una sfida semplice per i nostri scrittori dell’EsseCìEffe questa settimana. Ma come si suol dire, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e noi non abbiamo certo fatto eccezione. Anzi ne sono risultati numerosi testi estremamente interessanti, qui proponiamo due racconti brevi.

– Ehi bimbo.
– Ciao! Che bei capelli!
– Grazie. fatti toccare!
– Sì dai, perchè no, tocchiamoci! in fonfo siamo di ciccia. Siamo fatti per essere toccati!
– Già amichetto sconosciuto. Fammi toccare la tua bocca con la mia manina. E non fare facce strane!
– Promesso, niente facce strane! Quelle le lasciamo alle nostre mamme. Guarda come si guardano?
– Già, però prima fammi infilare un dito nel tuo occhio.
– Dai! Sono serio, guardale!
– Uffa. Le ho viste, allora? Era più divertente toccarti.
– è una malattia la tua per il toccare! Non ti chiedi perché si guardano così?
– No. Perché lo so già.
– Eccola. Oh dimmelo allora, su!
– è semplice sciocchino. è proprio perchè ci stiamo toccando, così, senza fare versi.
– Io non ti sto toccando!
– Ma vorresti farlo… La vedo quella manina grassottella fuori dal passeggino eh! Su, toccami! Passami quelle salsicciotte sulla testa, magari sciogliendomi il codino, così le vedi poi le altre…
– Va bene, ma poi non iniziare a piangere e a dare la colpa a me. Vi conosco voi bambine.
– Mamma mia quanto parli, sembri quasi uno di loro.
– Loro chi?
– Le persone come i nostri genitori. I vecchi insomma. Ah, e forse anche quelli un po’ più giovani, li chiamano a… a… ad… non me lo ricordo, è una parola difficile. Comunque anche loro parlano troppo!
– Invece tu stai sempre zitta eh… Una mummia praticamente.
– Ah, ah, ah. Molto simpatico. Intanto ti ho già messo una mano in faccia! 1-0 per me baby!
– Quindi è una sfida? Bene. ora ti caccio una mano nell’orecchio!
– Mi chiedo ancora cosa tu stia aspettando…
– No via, questa tua ossessione me la devi spiegare.
– Bla, bla, bla. Vuoi sapere proprio tutto eh… Farlo e basta no?
– No!
– Ma è semplice, lo faccio adesso perché poi non lo farò più. Tra qualche anno magari, tu o qualcuno come te, mi offrirà una bevuta e mi chiederà di uscire, dopo ancora forse mi dichiarerà il suo amore e forse diventerò la sua principessa, ma saranno tutte parole. Parole, parole e ancora parole. Nessuno mi toccherà per conoscermi, avranno tutti paura di avvicinarsi, di toccarmi. Bla, bla, bla e ancora bla, bla,bla: tutta qui la vita dei vecchi e di quelli che cominciano per a.
– Perché dici così?
– Mamma mia, sei duro! Prova a guardarli. Vedi sono sempre in imbarazzo, devono trovare sempre qualcosa da dire, come se le parole fossero la cosa bella. La cosa bella, la chicca, siamo noi.
– Mi hai fatto venir voglia di toccarti!
– Troppo tardi, io scendo. Ci vediamo, o forse no. Comunque ricorda, la prossima volta in cui vuoi toccare qualcuno fallo, per pensare a quello che sarebbe più giusto fare ne avremo tanto di tempo.

Autore: Lorenzo Cambi

Avevo camminato per molto tempo, fino a raggiungere il centro del Paese.
Mentre cercavo un luogo per rifocillarmi, vidi un uomo seduto ai bordi della strada che guardava e
sfiorava ogni sasso.
Era la cadenza, con cui ritmico riempiva i palmi delle mani disposti a conca e il suo sguardo, che
faceva scivolare a terra quelli che non avevano quel qualcosa che lui stava cercando, che mi
ipnotizzava.
Mi avvicinai sempre di piu’, facendo finta di seguire la mia direzione, seppur con il brontolio della
pancia di sottofondo.
Notai che non portava con sé molte cose: mentre io sentivo il peso sulle spalle del mio zaino colmo
di inutilità.
Mi avvicinai sempre di piu’, ma lui non si volse. Continuò imperterrito la sua smaniosa ricerca.
“ Ha perso qualcosa? Vuole che l’aiuti a trovarlo?” chiesi.
Si girò solo per un istante, il tempo di penetrare il suo sguardo nel mio e toglierlo nuovamente.
“ Cosa sta cercando, se posso chiedere?” riprovai, spinta dalla curiosità di sapere.
“Un sasso.” rispose, senza voltarsi.
“ E’ pieno di sassi…!”
“ Quel che cerco io, non è un sasso qualunque. E’ una pietra di grandi poteri, capace di conferire
l’immortalità, l’onniscenza e trasmutare in oro ogni altro metallo. Ed ora va via, prendimi per pazzo
e lasciami insieme ai miei sassi.”
Lo guardai a lungo, ma non risposi, per poi proseguire il mio Cammino.
*
Nuovamente tornai lì, dove lo avevo incontrato la prima volta.
Era rimasto solo il fantasma della sua ombra, insieme ai sassi.
Non rimasi sorpresa: era passato molto tempo da allora.
Quello fu l’inizio e la fine del mio percorso.
Mi sedetti al suo posto e presi una pietra.
“Che sciocco” pensai. “Era così concentrato dai poteri di una sola, che non ha saputo riconoscere il
fascino di ogni singola pietra.”
La sfiorai ancora una volta, proprio come vidi quel giorno fare da lui, ma consapevole dell’unicità
che la Natura aveva creato.
Poggiai i polpastrelli, quasi carezzandola lentamente.
Ogni cellula si fondeva alle mie dita e le mie mani diventavano tutt’uno con la pietra.
Chiusi gli occhi e vidi la montagna di cui un tempo faceva parte quella pietra, prima che l’erosione
la portasse fino a qua.
Quando li riaprii, nelle mie mani era rimasta solo polvere d’oro.

Autrice: Monica Ricci

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Credits: Graig Sunter

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