La Misericordia di Firenze: dal 1240 al servizio dei cittadini

Non tutti sapranno che la confraternita della Misericordia è nata a Firenze
E vanta un’incredibile storia fatta di aiuto, volontariato e assistenza!

La confraternita nasce nel 1240 in onore a Messer Santo Pietro Martire dell’Ordine dei predicatori, conosciuto anche come Pietro da Verona, che fu assassinato durante la guerra fra ghibellini e catari, da un certo Barlassimo che successivamente si convertì. Nonostante questa data certa, solo nel 1361 si legge per la prima volta la parola Misericordia riferita all’associazione.
Il movimento laico nasce in un periodo di risveglio religioso, dove lo Stato non arrivava più ad aiutare i poveri e gli indifesi, e dove era necessario che l’operato di Dio fosse aiutato dalla mano dell’uomo.
Infatti i primi volontari si occupavano del soccorso dei malati, della sepoltura dei morti, di dare doti alle fanciulle povere, della liberazione dei carcerati per debiti e dei sussidi per i malati indigenti.
Quest’associazione crebbe negli anni, sopratutto dopo l’operato svolto davanti a grandi catastrofi quali la peste del 1325.
Durante la pestilenza i volontari trasportavano i malati con delle barelle nei lazzeretti o negli ospedali, e quando passavano per le strade suonavano un campanello per avvertire i passanti del loro arrivo ed evitare forme di contagio.

Misericordia di Firenze, Toc Toc Firenze
Un altro triste compito che ebbero durante la peste fu quello di dare le onoranze funebri ai corpi dei morti abbandonati dai familiari per paura di un contagio.
I volontari, grazie al forte impegno dimostrato durante la pestilenza, nel 1576 ottennero l’attuale sede di Piazza Duomo e l’appellativo di Venerata Arciconfraternita, in quanto dalla Misericordia di Firenze nacquero poi tutte le altre di Toscama e successivamente d’Italia.
Anche durante la peste del ‘600, l’operato dei volontari della Misericordia fu essenziale, questi svolsero gli stessi compiti della pestilenza del quattordicesimo secolo, ma decisero di modificare il loro abbigliamento.
Fino ad allora l’ordine si era contraddistinto indossando una tunica lunga fino ai piedi color carminio, accompagnata da un medaglione dorato da portare al collo; ma fu considerato inappropriato e sostituito dalla “buffa”, una tunica nera con il caratteristico cappuccio a punta.

Il cappuccio, che aveva solo due fori per gli occhi, nascondeva volontariamente il volto dei benefattori che dovevano rimanere anonimi

L’operato dei volontari, indipendentemente dall’uniforme indossata, viene ricordato anche durante la febbre spagnola, le due guerre mondiali, nelle quali la confraternita fu in prima linea nell’aiutare i soldati feriti, ma soprattutto per l’alluvione del 4 novembre 1966.
Dopo soli 4 giorni dall’inondazione, infatti, furono riaperti i vari ambulatori della Misericordia per garantire a tutti servizi di vaccinazione antitifica e antitetanica.
I compiti dei volontari di oggi sono molto cambiati, così come è cambiato l’assetto dell’associazione che ad oggi vanta una vera e propria struttura moderna caratterizzata da altre enti quali la Protezione Civile, la Fondazione San Sebastiano per i disabili, i vari ambulatori, eccetera.
Una confraternita che anche se non ha più necessità di cercare le doti per le ragazze povere, è la prima nell’assistenza agli anziani, nel pronto soccorso e nei servizi di donazione del sangue.

 

Credits: Wikimedia Commons Hari Seldon

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