La storia del Bargello di Firenze

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I fiorentini, si sa, sono un popolo dalla lingua tagliente. Da sempre si contraddistinguono per il loro umorismo frizzante e mai banale. Spesso c’è una storia dietro ad un semplice modo di dire, ed è così anche nel caso del Bargello di Firenze.

 

Il Bargello di Firenze, ad oggi uno dei musei più frequentati d’Italia e  punto di riferimento a livello mondiale per la scultura rinascimentale, viene realizzato a partire dal 1255, annettendo alcune proprietà già presenti dei Boscoli e dei Riccomanni, per dare una sede alla nuova figura del Capitano del Popolo, nata a seguito della costituzione del libero comune di Firenze.

La struttura

Sull’angolo nord-ovest dell’edificio, all’incrocio fra via del Proconsolo e via Ghibellina, viene eretta la torre detta “Volognana”, dal nome di uno dei primi prigionieri ospitati. Alta 57 metri dà alloggio alla “Montanina”. Questa campana, così chiamata dai fiorentini, aveva il compito di richiamare il popolo in occasione di tragici eventi, come le esecuzione capitali o le rivolte cittadine.

Dalla metà del Trecento il palazzo inizia ad ospitare prima il podestà, poi il Consiglio di Giustizia e dei Giudici di Ruota, ed infine la figura del bargello, anche detto Capitano delle Armi e titolare di un potere sia esecutivo che giudicante. Con i Medici insomma, fra le mura dell’edificio si concentrano alcune fra le più alte cariche della città.

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“Ecco fatto il becco all’oca (e le corna al podestà)”

È proprio quando il Bargello arriva ad essere la rappresentazione tangibile del potere fiorentino, che il popolo non si lascia sfuggire l’occasione per coniare un motto che si potesse adattare a tutte quelle situazioni nelle quali, facendo un lavoro a regola d’arte, qualcuno riusciva ad infrangere una legge e a farla franca. Da qui l’espressione “ecco fatto il becco all’oca (e le corna al podestà)”, nella quale si fa riferimento presumibilmente all’oca, in realtà un aquila, scolpita fuori dal palazzo e all’“onore” del podestà, citato nello specifico per la sua funzione di gabelliere, evidentemente assai sgradita.

 

La rinascita come museo nazionale

Il Bargello di Firenze è stato adibito poi a carcere fino al 1859, anno in cui è iniziato un importante lavoro di restauro che ha visto la fine nel 1865, quando il palazzo è stato riaperto come Museo nazionale, andando ad ospitare un numero sempre maggiore di sculture provenienti sia da altri musei (fra i quali gli Uffizi), sia da collezioni private.

Nel 2013 è rientrato nella speciale classifica, stilata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, dei trenta siti statali italiani più visitati.

 

credits: esterno Bargello, interno Bargello

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