L’appalto di Arnolfo- Raccontami Firenze

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Arnolfo di Cambio camminava su e giù per il cortile gremito del Bargello, non senza un certo nervosismo, riarrotolandosi fra le mani il largo foglio del suo progetto. Si fermò, schiarendosi la voce e riacquistando una postura più eretta; si accese una sigaretta per dissipare i pensieri scuri. Era pur sempre Arnolfo di Cambio, che aveva da temere? La sua fama era ben nota. Per quel giorno l’amministrazione fiorentina aveva indetto una conferenza di servizi al fine di valutare gli interessi pubblici e privati toccati dall’appalto per la costruzione della nuova cattedrale: Firenze sarà anche stata una rampante potenza mondiale, ma Santa Reparata cascava a pezzi. Un portone si aprì sulla loggia al primo piano: tutti capirono che era ora, e iniziarono ad avviarsi su per le scale. Il rappresentante dell’Arte della Lana si avvicinò ad Arnolfo. «Non ti preoccupare, Maestro» disse. «Il Priore della Lana dice che è una formalità, è già deciso, il tuo duomo si farà» e si allargò in viso un sorriso di miele. Si congedò portando il cellulare all’orecchio. Arnolfo non fu persuaso da quelle parole: un nodo piccolo alla cravatta non ispira fiducia. Gettò il mozzicone e seguì gli altri su per le scale.

L’ampio salone del vecchio Consiglio Comunale aveva al centro una grande tavola rotonda, ben illuminata dal sole, e lungo le pareti correvano due file di sedie: tutti stavano prendendo posto. Un attendente fece cenno ad Arnolfo, indicandogli lo scranno della tavola su cui avrebbe seduto. A quel punto poté vedere chi, insieme a lui, avrebbe avuto voce in capitolo. Guardando il tavolo come un orologio, se Arnolfo era seduto alle sei, fra mezzogiorno e le quattro stavano il Gonfaloniere di Giustizia – con gonfalone alle spalle – e i sei Priori delle Arti: quelli che avevano in mano il potere di decidere sull’appalto. Alla propria destra riconobbe lo Spedalingo di Santa Maria Nuova, direttore dell’Ospedale, e accanto a questo un ragazzo di aspetto tosto che portava le insegne dei Bischeri. Fra le nove e il mezzogiorno del tavolo sedeva il Vescovo Monaldeschi con un manipolo di prelati, fra cui il Cardinal Duraguerra, nunzio di Bonifacio VIII. A sinistra Arnolfo vide persone col viso bruciato dal sole. Rappresentanti di Arti minori? Parevano Ciompi. Quando tutti si furono seduti fu sparata una breve fanfara che fece tremare i vetri alle finestre. Il Gonfaloniere, una volta ripreso dal rintronamento, cercò lo sguardo del tecnico, che gli fece segno di ok, quindi batté due volte sul microfono. Funzionava, e si alzò i piedi. «Fratelli, concittadini, notabili rappresentanti delle Arti e di nostra Santa Madre Chiesa» iniziò, con una pronuncia lievemente strascicata per via di una ferita di guerra, «Il Priorato delle Arti ha indetto questa conferenza di servizi, per valutare insieme, a fini istruttori, tutti gli interessi pubblici e privati che sono coinvolti nella costruzione della nuova Cattedrale. Inizierei facendo parlare…» e il Priore della Lana si alzò, chiudendosi i bottoni della giacca e lisciandosi i capelli. «Facendo parlare il Maestro progettista, Arnolfo di Cambio.» Il Priore della Lana fulminò il Gonfaloniere con lo sguardo, e tornò a sedersi stringendo i braccioli. Gli sguardi si fissarono su di lui. Arnolfo si alzò lentamente, facendo rumore con lo scranno. Non si sentiva a suo agio, ma aveva fede nel suo progetto, il migliore, così stese garbatamente il foglio rivolgendolo verso il centro del tavolo. «Questo è il progetto del duomo», scandì. Tutti balzarono su, sporgendosi per vederlo – e anche le persone sedute lungo le pareti accorsero. Si levò un forte brusio, poi iniziarono tutti a parlare ad alta voce, chiedendo qua e là di avvicinare il foglio, finché uno dei prelati domandò, sopra gli altri, «Quanto sarà lunga?» e poi il Vescovo «Quanto ci vorrà a farla?» e il Priore della Seta «Quanto costerà?» e via e via in una valanga di domande – che fu spezzata da una voce altissima, che veniva da sinistra: «Follia!». Il tumulto si acquietò, anche se la calca rimase. «Follia!», ripeté. Era un vecchio, certo uno del popolo minuto. «Spendere una tale quantità di denaro per che cosa? Per che cosa, quando la gente muore di fame?» «Ah, ma il contributo maggiore verrebbe dalle casse private dell’Arte della Lana» rassicurò il Priore. «Contributo maggiore un corno! Volete firmare pure le chiese? Spendeteli altrimenti, i fiorini, se vi fanno schifo!» «In effetti» disse lo Spedalingo «Santa Maria Nuova sarebbe un migliore destinatario di donazioni che vadano a favore della collettività» «O potrebbero essere stanziati dei fondi per costruire nuovi alloggi popolari!» disse uno accanto al vecchio. «E noi, noi!» gridò il Bischeri «Non abbandoneremo le nostre case per far spazio a questa… cosa!» «Ordine!» tuonò il Gonfaloniere. Tutti tornarono a sedere. «Gonfaloniere, posso prendere la parola?» chiese con gentilezza il Priore della Lana. «Parli, Priore». Si avvicinò il microfono alla bocca. «Forse abbiamo cominciato con il piede sbagliato…» iniziò, con un ampio gesto della mano. «Firenze non è più una cittadina di periferia, oggi è una città popolosa, centro culturale, nodo di ricchi traffici commerciali, non si può pensare che la sua nuova grandezza sia resa ridicola da una cattedrale cadente… con tutto il rispetto, Cardinale» «La gloria della Chiesa è specchio della gloria di Dio» «Benissimo. Una nuova, condecente cattedrale è una priorità, per Firenze.» «Macché priorità e priorità!» disse di nuovo il vecchio «Gonfaloniere, questa qui è un’altra trovata per metterlo in quel posto a noi povera gente! Quanti moriranno per tirar su la vostra cattedrale? E ci direte che è buona, che porta lavoro. Quando non c’è pane e le strade sono in rovina» «Vero» notò il Gonfaloniere «paghiamo un visibilio per risarcire chi si fa male per via delle buche» «Voi» continuò il vecchio «ci volete dare a intendere che questa cosa darà lustro a Firenze e andrà a maggior gloria di nostro Signore. Ma è un popolo felice a dare lustro a Firenze! E nostro Signore vuole la nostra felicità, nel nome suo, non il nostro dolore.» Arnolfo comprese: era una trappola con cui il Gonfaloniere si sarebbe conquistato le simpatie del popolo minuto escluso dalle Arti, vibrando un duro colpo alla ricca Arte della Lana. Infatti gli altri Priori – specie quelli dell’Arte dei Giudici e dell’Arte della Seta – si guardavano e sorridevano. Il Priore della Lana era rosso in volto. I prelati si erano adombrati: «Magari una soluzione a volumi zero…» bofonchiava Monaldeschi verso Duraguerra. «Non per mancanza di rispetto, Maestro» disse il Gonfaloniere ad Arnolfo «e ovviamente verrà ricompensato per i servigi che ha fin qui prestato, ma… credo sia chiaro a tutti ciò che i fiorentini credono: è meglio conservare, piuttosto che fare qualcosa di nuovo.»

Arnolfo, partito per l’Oriente e mai più ritornare, si domandava e diceva: «Dove mi portano lisce lingue d’asfalto? Dove mi ritroverò, seguendo solo i miei bisogni di oggi? Imponetemi tasse esose, dismettete la polizia e gli uffici, cancellate le feste, lasciatemi alla fame, ma vi prego, costruiamo la meraviglia futura. Fatemi camminare su sentieri sconnessi, fra parchi selvaggi e palazzi di pietra forte, abitati, nei loro cortili misteriosi, da statue, da magnolie e da noi.»

Un racconto di Giorgio Moretti

Venticinque anni, un passato da Capitano di ventura. Laureato in legge, oggi procuratore della Compagnia delle Indie Orientali per il basil trade nella Sonda. Moralista, sensitivo.

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