L’arte antica delle tipografie fiorentine

tipografie fiorentine, toc toc firenze

Sul filo della nostalgia, attraverso la storia delle tipografie fiorentine e di chi ci ha lavorato.

“… il rumore ritmico delle macchine al lavoro, il forte odore di inchiostro e le mani completamente nere e intrise di inchiostro”. Questo ricorda il sig. Carlo Nati, di distinta presenza, fiorentino ed ex capo tipografo del quotidiano La Nazione negli anni ’60. Uno dei pochi tipografi con cui ho la fortuna di parlare e farmi raccontare la tecnica della stampa ancora con composizione manuale a caratteri mobili in piombo e pagine in rame.

Una preziosa testimonianza

Seguitando a parlare traspare dai suoi occhi l’orgoglio di chi ha svolto un mestiere tanto antico che però “sta scomparendo come le scuole in cui veniva insegnato” – rammenta con un filo di amarezza. E’ nella sua gestualità che vedo la passione e il tecnicismo del tipografo.  Si perché per oltre 40 anni ha fatto il tipografo iniziando come apprendista nel seguire le indicazioni del proto, il responsabile della tipografia, poi macchinista, stampatore, compositore, linotipista e infine titolista, a cui arrivava chi aveva maturato una certa esperienza.

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E quanti cassetti in legno riquadrati, ciascuno contenente un tipo di carattere in un dato corpo poi le caselle con le barre di metallo di diversa grandezza che servivano per le interlinee” – spiega il sig. Nati –  un mestiere certosino quando si dovevano scegliere le singole lettere disposte in un preciso ordine negli scomparti, inquadrarle e spaziarle. Quello che oggi si dice formattare. Poi pulire dall’inchiostro e rimettere a posto ogni singola lettera”. Oggi ormai è quasi tutto completamente computerizzato e i tempi sono velocissimi.

E’ così che ci ritroviamo a disquisire sulle difficoltà che hanno portato alcune tipografie fiorentine a decentralizzarsi o a chiudere del tutto. Si pensi alla tossicità dei solventi e delle stesse macchine, gli alti costi e l’avvento della tecnologia. Ormai si contano sulle dita le tipografie fiorentine che hanno resistito negli ultimi vent’anni.

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Le storiche tipografie

Riporto qui solo alcune delle storiche tipografie fiorentine per una questione di “spazi”. La Casa Editrice Giuntina in Via Mannelli 29 rosso che nasce nel 1980 di Daniel Vogelmann. Oggi, il catalogo della Giuntina comprende  più di 600 titoli ognuno dei quali rappresenta una porta d’ingresso alla storia e alla cultura ebraica e non solo.  

Poi la Tipografia Leone che esiste tuttora e si trova nella sua sede dal 1950 al civico 75 di Via Santa Reparata n. 75 nel cuore della città. Una delle poche e vere tipografie artigianali in cui si trovano ancora gli storici caratteri mobili fusi in piombo, utlilizzati fino agli anni ’80.  Risalente al 1923 è la bottega fiorentina Parione  che esegue “lavori tipografici, in Via Baccio Bandinelli, 6 rosso e di legatoria in Via Dello Studio, 11 rosso,  fatti a mano e gli accessori da scrivania in pelle o in carta decorata sono sapientemente lavorati dal nostro mastro artigiano” come riportato nel sito dell’ azienda.

La Tipografia di Govanni Carnesecchi il cui nome è legato sin dagli inizi del 1873 al marchio editoriale G. C. Sansoni Editore già ben nota. La Tipografia Linari di B. Linari & Co. S.A.S in Via Luigi Pulci 10, da oltre 114 anni attiva su Firenze. Mentre sulla scia di questa crisi è recente la messa in asta della tipografia fiorentina Nuova Cesat, attiva dal 1986. L’interesse dei soci della cooperativa si legge su alcuni quotidiani locali “è ora quello di non chiudere tutto ma portare avanti in qualche modo l’attività di centro stampa. Siamo tornati alla realtà degli anni ’80 e la chiusura di tanti giornali deve essere un segnale per l’editoria e non solo”. E questa è la voce della realtà di molte tipografie fiorentine.

 

credits: tipografia, mobile caratteri

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