Le scienze della terra, Firenze e l’Eritrea

scienze della terra

In via La Pira, accanto al rettorato di Piazza San Marco, si trova il dipartimento di Scienze della Terra.

Qui abbiamo incontrato Lorenzo Rook, professore ordinario di Paleontologia e Paleoecologia, autore di una miriade di pubblicazioni scientifiche che gli sono valsi numerosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, ma anche ricercatore a tutto tondo e sul campo. Con lui abbiamo fatto una chiacchierata sul piccolo dipartimento di Scienze della Terra che dirige e ci siamo inoltrati nei tempi perduti del passato, per scoprire che…

La geologia nasce a Firenze in qualche modo…Leonardo, Stenone (sepolto in San Lorenzo tra l’altro). Quest’ultimo, era un naturalista che stabilì alcuni principi di stratigrafia di fondamentale e attuale importanza. Dopo di lui, un’altra importante personalità fu quella di Igino Cocchi, direttore del Gabinetto dell’Istituto di Studi Superiori prima che nascesse appunto l’università di Firenze. La storia del dipartimento è inserita in una lunga cornice antica che si perde nel tempo, ma che si costituisce come una particolarità e un vanto per la tradizione toscana.

Quello di Scienze della Terra, è il più piccolo dipartimento dell’ateneo per numero di docenti e di ricercatori.

Per effetto dell’ultima riforma del sistema universitario, degli originari venti dipartimenti in questo campo, ne sono rimasti solamente otto in tutta Italia. In tanti altri casi invece, questi si sono fusi con altri campi di studio, con la conseguente diluizione delle specificità degli studi sulle scienze della terra. Il dipartimento di Scienze della Terra di Firenze è uno degli otto sopravvissuti, per cui “abbiamo una grande responsabilità nel mantenerlo in vita, se si pensa all’importanza dell’applicazione dei nostri studi in merito al tema del disastro idrogeologico e alla tutela del patrimonioci spiega il direttore.

Un dipartimento che getta le sue radici ancor prima che nascesse l’Università di Firenze e che continua a dare prova di eccellenza:

Qui a Scienze della Terra, anche se siamo pochi ci sono molte realtà diverse, tutte con delle punte di eccellenza degne di nota. Il dipartimento lavora infatti con la Protezione Civile Nazionale in due campi ben distinti ma di importanza fondamentale. Il primo riguarda la geologia applicata la territorio, e quindi in termini di dissesto, frane e alluvioni. L’altro è invece legato al rischio vulcanico e sismico. Dunque una medaglia che da direttore dello stesso, mi rende sicuramente fiero, sebbene entrambi non siano i miei campi di studio.

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Ma non solo. Le scienze della terra hanno infinite applicazioni che vanno dagli aspetti ingegneristici a quelli naturalistici, tipicamente circondati dall’alone di fascino ottocentesco o dall’immagine di Indiana Jones alla riscossa. Il campo di studi di Rook, la paleontologia, si occupa dello studio evolutivo e della storia della vita in relazione anche ai climi del passato. Inoltre vi è tutto l’aspetto mineralogico-geo-chimico, che però è più legato all’aspetto appunto chimico della materia, nonché all’applicazione di questo alla tutela dei patrimonio culturale.

In qualità di paleontologo posso godere del lato più affascinante del mio campo di studi perché so che fa presa sull’immaginario. Un aspetto senza dubbio ricco di soddisfazioni, ma anche di disagi, rischi e difficoltà dovuti al lavorare sul campo, in chissà quale posto sperduto per il mondo.

Uno dei progetti più importanti che lo riguarda è Buia, in Eritrea.

Il progetto ha vent’anni di storia ormai e riguarda ricerche di geologia e paleontologia in Eritrea. Nasce proprio a Firenze nel ’94 ma ha sede a Buia e grazie a un’idea di Ernesto Abbate, professore emerito ora in pensione, inserendosi nella tradizione fiorentina sugli studi dell’est Africa. L’Eritrea in quegli anni era appena uscita dalla guerra di indipendenza con l’Etiopia ed era stata inaccessibile sino ad allora. Dopo un contatto iniziale con le istituzioni, il progetto è partito originariamente su studi di cartografia geologica. Ma già dal primo anno di ricerca, il sito si scopre essere un’area incredibilmente costellata di rocce e sedimenti ricchissimi in fossili.

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Interviene dunque l’apporto anche dei paleontologi e dal secondo anno viene rinvenuto un cranio di homo erectus quasi intero. Da quel momento il progetto si è esteso notevolmente ed ha il vanto di essere il primo progetto italiano in questo senso. Ha il pregio di aver riportato all’attenzione pubblica la paleontologia, solitamente considerata molto di nicchia. Quindi grazie al ritrovamento di Buia, Firenze entra sotto i riflettori della ricerca scientifica. Meglio conosciuto come “La Signora di Buia” infatti, questo ritrovamento ha avuto un grosso impatto nel mondo scientifico e scrive in proposito National Geographic:

(…) secondo i ricercatori, questa scoperta permette di gettare nuova luce su un periodo chiave, ma anche tra i più oscuri, della storia evolutiva del genere Homo. Proprio allora infatti si sviluppano le direttrici che porteranno, circa 400 mila anni più tardi, alla comparsa dei nostri diretti antenati e, in seguito, all’affermazione della specieHomo sapiens in questa stessa area dell’Africa orientale.  La scoperta è particolarmente significativa perché, per lo stesso periodo, i reperti fossili a disposizione in Africa sono scarsissimi e, tranne quelli di Buya e il cranio di Daka, in Etiopia, anche piuttosto frammentari.

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Col passare del tempo, la ricerca si è allargata ed ha coinvolto anche ad altre università italiane ed europee.

La collaborazione più interdisciplinare in assoluto è stata quella con un gruppo di fisici dell’università di Bologna. L’accordo con l’Eritrea era infatti di non esportare i fossili rinvenuti ma di studiarli in loco, garantendo progetti di formazione e la tutela del patrimonio eritreo. La collaborazione sorse dall’esigenza di studiare l’interno dei fossili rinvenuti tramite TAC. La prima fu fatta in un ospedale locale di Asmara, sebbene i risultati non furono entusiasmanti. Per avere una migliore risoluzione dunque, furono le strumentazioni tecniche fornite dall’UniBo, a espatriare e a giungere in Eritrea.

L’Università ha il suo lato “nascosto”: ricerca inarrestabile, grandi progetti e molto altro. Scoprilo subito!

Credits:Ilfattostorico, paleoitalia, Afriradio VeasitTsegai Medhin

 

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