Legge sulla partecipazione: cos’è e a cosa serve

legge sulla partecipazione, toc toc firenze

La legge 46/2013, ovvero la legge sulla partecipazione, si propone di semplificare e promuovere la partecipazione dei cittadini alle politiche regionali.

Il problema che oggi caratterizza il rapporto tra cittadini e istituzioni è quello di un deficit di coinvolgimento nelle decisioni che riguardano la collettività, oltre ad un’inefficacia delle stesse sul piano dei risultati raggiunti.

Per questo, la regione Toscana aveva adottato la legge regionale 69/2007, con lo scopo di creare processi partecipativi che trovassero soluzioni condivise a problemi comuni e successivamente, nel 2013, si è reso necessario un nuovo intervento per potenziare gli strumenti già predisposti.

La legge 69/2007

Con la legge regionale 69/2007 era stato istituito l’istituto del dibattito pubblico, con lo scopo di promuovere forme e strumenti di partecipazione democratica per garantire e rendere effettivo il diritto di partecipazione all’elaborazione ed alla formazione delle politiche regionali e locali, attraverso la valorizzazione di modelli di democrazia partecipativa.

Il Dibattito Pubblico si dovrebbe svolgere nel corso dell’elaborazione di un progetto, per permettere la partecipazione attiva dei cittadini alla decisione.

La legge considera titolari del diritto di partecipazione i cittadini residenti, gli stranieri regolarmente soggiornanti e tutti coloro che, svolgendo un’attività sul territorio, hanno un interesse a partecipare.

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Era stata istituita l’Autorità Regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione, un’autorità indipendente, con il compito di attuare e gestire il dibattito pubblico, affinchè su opere pubbliche o questioni di rilevante impatto ambientale e sociale per la vita dell’intera comunità regionale si svolgesse un confronto pubblico, condotto sotto la responsabilità di un soggetto terzo e imparziale.

La nuova legge 46/2013

Con la legge regionale 46/2013, ovvero la legge sulla partecipazione, viene confermata la natura indipendente dell’Autorità, ma mentre in passato era costituita da un solo soggetto, viene istituita un’Autorità collegiale, composta da tre membri, due nominati dal Consiglio Regionale e uno nominato dal Presidente dalla Giunta Regionale, scelti tra “persone di comprovata esperienza nelle metodologie e nelle pratiche partecipative”.

La durata in carica è fissata in cinque anni, a decorrere dalla nomina; di conseguenza, non è legata alla scadenza della legislatura regionale; inoltre, la legge fissa anche le procedure della nomina dei componenti, oltre a rendere obbligatoria la presenza di genere.

Gli istituti scolastici possono richiedere all’Autorità, con deliberazione dei loro organi collegiali interni, il sostegno alle proprie proposte di processi partecipativi, in modo da creare e diffondere fra le giovani generazioni le pratiche della cittadinanza attiva e della partecipazione.

Infine viene introdotta una piattaforma informatica per la partecipazione, a disposizione dei cittadini e degli enti locali e gestita dalla Regione, attraverso cui offrire informazioni sui processi partecipativi in corso nella Regione stessa e offrire un supporto ai processi partecipativi locali che non dispongono di canali propri di comunicazione.

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A dimostrazione che gli strumenti approntati dalla regione Toscana saranno sufficienti per un concreto coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni delle istituzioni, in modo da renderli membri di una collettività e non destinatari passivi di decisioni altrui, saranno i risultati che verranno raggiunti. In materia di grandi opere, troppo spesso l’interesse particolare di alcuni prevale sull’interesse collettivo e la demagogia prevale sul buon senso.

L’augurio è che l’Autorità Regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione riesca a tradurre in azioni concrete la volontà dei cittadini e non sia l’ennesimo organo burocratico posto dai politici per mascherare la propria inefficienza, perché il pericolo è quello di agire per attuare i processi partecipativi tipici dell’antica polis greca e di ritrovarsi a vivere come nell’odierna Grecia della bancarotta.

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