Quando Firenze influenza gli scrittori moderni

Firenze, Toc Toc Firenze

Che Firenze sia sinonimo di cultura nel vero senso della parola, non ci sono dubbi, ormai è storia nota anche ai pali della corrente. Se parliamo di letteratura e di autori che hanno subito una certa influenza e fascino dal capoluogo toscano, diventa curioso vedere come alcuni nomi imponenti hanno strizzato l’occhio alla città del David per i loro versi letterali.

Si va dal classico romanzo, al più descrittivo saggio, fino alle letture per i più piccoli.

Autori forse presi dalla Sindrome di Firenze, vera e propria affezione psicosomatica chiamata anche Sindrome di Stendhal, dal nome dello scrittore francese che ne fu prima vittima durante un viaggio in Italia nel 1817. Capogiro, vertigini e allucinazioni, questi i sintomi riscontrati da Stendhal preso dallo stupore verso l’immensa arte di Santa Croce.

È impossibile non citare il contemporaneo scrittore Dan Brown. Uno che se potesse scegliere dove rinascere, opterebbe senza dubbio per Firenze. Lo scrittore americano è innamorato della città toscana e la cultura fiorentina, tant’è che nel suo sesto romanzo thriller Inferno, pubblicato il 14 maggio 2013, il professor Langdon, noto  protagonista dei romanzi di Brown, si muove quasi esclusivamente tra le strade e i palazzi di Firenze, ripercorrendo luoghi e pezzi storici della cultura della città.

Firenze, Toc Toc Firenze

Di indiscutibile curiosità è Leonardo e la macchina volante della scrittrice statunitense Mary Pope Osborne. Pubblicato nel 2010. Libro di avventure per ragazzi, ottimo da acquistare ai propri figli come prima lettura, è la storia di Jack e Annie, due fratellini della Pennsylvania che nel tentativo di aiutare Merlino nella ricerca dei 4 segreti della felicità, si vedono catapultati nella Firenze rinascimentale dove saranno addirittura assistenti del sommo Leonardo da Vinci.

L’idiota dell’immenso Fëdor Dostoevskij occupa senza dubbio un posto di lusso tra i cimeli di letteratura influenzati da Firenze. Il romanzo, considerato uno dei capolavori della letteratura russa, vide l’ultima parte di stesura nel gennaio 1869 proprio a Firenze. Dostoevskij allora in esilio volle dedicare un suo romanzo alla storia del principe Myskin, “uomo positivamente buono” praticamente un Cristo del XIX secolo. Lo scrittore russo soggiornò per quasi un anno al famoso numero 18 di un abitazione davanti Palazzo de’ Pitti. A ricordarlo c’è tutt’ora una targa memorativa.

Non tutti conservarono però un buon ricordo di Firenze: così successe a due scrittori in visita nella città, impegnati a riportare le proprie osservazioni nei successivi saggi descrittivi.

Il primo fu Michel Eyquem de Montaigne, francese di Bordeaux che tra il 1580 e il 1581 effettuò un lungo viaggio che lo vide visitatore anche della Toscana, tutto riportato a  macchia di inchiostro nel suo Diario di viaggio pubblicato solo nel 1774. Rimase impressionato da Lucca, Pistoia e altri centri minori, ma non da Firenze che trovò senza ombra di dubbio meno bella di Venezia.

Firenze, Toc Toc Firenze

Il secondo tra il 1813 e il 1817 fu il tedesco Johann Wolfgang von Goethe con il suo racconto intitolato Viaggio in Italia. Una lunga permanenza nella Penisola che lo affascinava particolarmente. Curiosità centellinata per Firenze il 25 ottobre del 1786 quando visita Duomo e Battistero in sole 3 ore per poi scappare il prima possibile a Roma.

Firenze è arte pura e fonte di ispirazione. Passeggiate per il centro e respiratene l’atmosfera. Magari non riuscirete a trarne spunto per un romanzo, ma sarete riusciti a percepire un pezzo di bellezza.

credits: Luciano Caputokonidzio, chispirito8

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